Pietratorcia, il syrah nel rosso

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19 dicembre 2002

Guardare in faccia alla vita non vuol dire solo superare prove difficili, ma soprattutto riuscire a pensare e ad agire fuori dai binari segnati dai luoghi comuni. Qui, soprattutto in provincia, cominciano le difficoltà insormontabili e mai sbattute in faccia, l’ostruzionismo strisciante, fino a quando scatta il meccanismo di espulsione per lasciare intatti gli equilibri.
Un luogo comune fortissimo? Eccolo recitato su tavole grossolane: ad Ischia è possibile fare solo buoni vini bianchi mentre il rosso deve essere leggero, beverino. Ci vogliono allora teste dure per pensare a qualcosa di diverso in un ambiente tradizionalista, teste come quelle di Andrea D’Ambra che alla fine è riuscito a sfoderare il rosso riserva dedicato allo zio Mario. Anche Franco Iacono ha la testa dura dei contadini, ma gli studi alla Cattolica e la politica gli hanno dato il gusto della sfida impossibile.
La storia di Pietratorcia (Via Provinciale Panza 267 a Forio d’Ischia. Telefono 081.908206, sito www.pietratorcia.it) è ormai nota: le famiglie Iacono, Regine e Verde mettono insieme le loro forze, costruiscono una cantina da visitare con punto degustazione, legno coperto da tufo verde, Gino sfodera bianchi classici da manuale, come il Vigna del Cuotto, dove l’acqua è riscaldata dalla terra irrequieta e il Vigne di Chignole con il fiano in grado di ammorbidire i vitigni biancolella e forastera.
E sul coniglio all’ischitana? I rossi, gli ultimi nati a Pietratorcia. C’è il Tifeo, classico ischitano da piedirosso e guarnaccia che noi però spendiamo meglio su una zuppa di pesce ben saporita, e poi il Vigne di Janno Piro dove l’aglianico regala quella struttura a cui oggi non si può rinunciare mentre il gioco tra per ’e palummo e guarnaccia lancia tanta frutta rossa al naso, ciliege e prugna. E’ questo l’abbinamento ideale con il piatto nazionale dell’isola, il coniglio all’ischitana. Infine lui, l’intruso, quello syrah che ha vinificato l’Australia in un delicato blend con l’aglianico, la guarnaccia e il piedirosso. Acciaio e legno, tra i 15 e i 20 euro per un piatto di carne più importante.