Pilsner Urquell, una birra per l'estate

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Abbiamo iniziato il nostro viaggio nel mondo della birra con un prodotto, labirra trappista, non proprio facilissimo da approcciare (e da reperire!), untipo di birra, tra l’altro, dal gusto tanto particolare e così deciso dapoter spiazzare e scoraggiare anche il consumatore più preparato. Mi sembrapertanto doveroso alternare, cominciando da subito, anche prodotti piùsemplici, di più facile reperibilità e “fruibili” senza dovervi prestareeccessiva attenzione. Come già accennato precedentemente le birre sidistinguono in due macro categorie quelle a bassa e quelle ad altafermentazione. Vediamo di approfondire, brevemente, questo argomento che èalla base dell’universo cognitivo sulle birre. Le birre ad altafermentazione, le “ale” inglesi, per intenderci, ma anche numerose tipologiespeciali di birre, soprattutto belghe (tra cui appunto le trappiste) efrancesi (talune birre artigianali italiane), sono quelle più accreditatedagli appassionati di birra, dagli “snob” della categoria e di contro quellemeno gettonate dal grande pubblico (forse perchè le meno “spiegate”?!). Altae bassa fermentazione si riferisce alla temperatura: essendo diversi i ceppidi lieviti utilizzati, nell’uno e nell’altro caso, essi influenzano in mododeterminante il gusto finale. Le birre ad alta fermentazione hanno, ineffetti, un gusto, nella maggior parte dei casi, molto deciso e vanno bevutecon moderazione sia per le notevoli gradazioni alcoliche, che talvoltapossono raggiungere, sia per le caratteristiche che le contraddistinguono.Sono, generalmente, più “pesanti” nell’incedere della beva rispetto allecomuni birre in commercio cos’ da limitarne il consumo a particolarioccasioni, riservandole il ruolo di birre da meditazione oppure relegandolea specifici abbinamenti. Le birre a bassa fermentazione sono, invece, lecomuni lager (bud, heineken, tuborg, solo per fare alcuni nomi checonoscerete, più o meno, tutti). Il termine lager si riferisce ai grossidepositi (“lager”, in tedesco, appunto! Termine che solo, successivamente,avrebbe assunto il triste significato che noi oggi ben conosciamo…)in cuila birra poteva essere stivata dopo la sua produzione. Sembra una banalitàma non lo è affatto. Fino all’invenzione delle lager, infatti, le birre nonriuscivano a sopravvivere al consumo immediato e di conseguenza la lorodisponibilità rimaneva limitata solo ad alcuni periodi dell’anno in cuiaveva luogo la produzione. Una vera iattura considerato che ancora nel 1800la birra era tra le bevande più consumate !. Il sistema “lager” fu messo apunto, verso la metà del secolo XIX, in Cecoslovacchia ed incontrò,pertanto, subito il favore del pubblico e diventando, ben presto, oggetto diimitazione da parte di tutti i produttori anche di altre nazioni. Lacittadina dove tale metodo fu creato dal maestro birraio bavarese JosephGroll era Plzen, in tedesco Pils. Ecco dunque spiegato come mai la pilsner(che può essere commercializzata anche con i termini pils e pilsener) èconsiderata, tutt’oggi, la lager per eccellenza. Non tutte le lager sonobirre “coca-cola”, anonime e dallo scarso profilo gustativo come verrebbe dapensare assaggiando molti dei prodotti in circolazione. Le Pilsner cecherappresentano la classica eccezione. Si distinguono, solitamente, rispettoalle comuni lager per lo stile ben definito caratterizzato da un finaleaccentuatamente amarognolo ed una personalità più marcata. Per molti annisiamo stati abituati a consumare pilsner provenienti da ogni parte del mondoma chissàperchè trascurando proprio quella che è la patria di questo stilebirrario cioè la Repubblica Ceca (oggi separata dalla Slovacchia anche seentrambe nell’Unione Euoropea…). Già da diverso tempo mi capita, semprepiù spesso, anche a Napoli, di trovare con facilità uno dei marchi storicidelle Pils sia in negozi specializzati che in taluni supermercati. Stoparlando della Pilsner Urquell. Birra dell’anno al festival della birra diHelsinki nel 2002, nella categoria birre a bassa fermentazione, la Urquellnon poteva meglio festeggiare il suo 160° anniversario. Risale, infatti, al1842 la nascita di questo marchio storico. Un nome che nonostante ilcontinuo successo ed incremento di vendite non si è svuotato del tutto deisuoi contenuti, tradizionali e di qualità, conservando, nonostante l’avventodelle vasche in acciaio inox, più lunghi tempi di maturazione rispetto allamedia delle pils disponibili sul mercato. Solo per una piccola parte che nonviene imbottigliata ma servita in loco (vero museo-birreria), lafermentazione avviene, ancora, nelle antiche botti di legno aperte con lastagionatura che dura fino a 120 giorni ed ha anch’essa luogo in botti dilegno(rovere), in suggestive cantine sotterranee, di roccia naturale, adodici metri sottoterra, lunghe la bellezza di 9 km. Tenuto conto di ciò, ilmetodo di produzione della Urquell, nonostante i numeri non proprioamatoriali (parliamo di ben 562.525 ettolitri di birra), si può dire ancora”tradizionale” (ma non certo più artigianale…), con un rigoroso controllodi qualità. La Pilsner Urquell ha un colore dorato chiaro e brillante, conspuma soda, compatta, fine e consistente. Al naso l’aroma è intenso ecombinato di luppolo e malto (entrambi rigorosamente cecoslovacchi),estremamente fine ed elegante. In bocca è decisamente frizzante epiacevolmente amara. Il sapore del luppolo, che tende a crescere nel finale,è piuttosto astringente e fresco. La gradazione alcolica è pari a 4,4 gradi.Va servita ad una temperatura di 6°-8° C. E’ una birra da tutto pasto idealeper trovare sollievo dall’imminente calura estiva. Per rimanere legati allacucina del golfo io azzardo spesso l’abbinamento con una ricca frittura dipesce, perchè no una bella spigola fritta, oppure semplici preparazioni concrostacei o un crudo di taratufi (tutti piatti accomunati dal comunedenominatore della tendenza dolce che ben si sposa al finale amaro dellabirra). Per chi di pesce non ne volesse sapere potrà, in alternativa, bernesmodatamente su una saporita mozzarella di bufala (o una caprese dimozzarella e pomodori)oppure dare un calcio alla dieta e riscoprire l’anticogusto dell’originale pizza fritta napoletana. Per gli irrinunciabili,infine, della carne essi si potranno cimentare in un appagante accostamentocon delle costolette di maiale cucinate, semplicemente, in padella semmaicon un fondo della stessa birra. Ma anche qualora non aveste voglia dicucinare non avete nulla di cui preoccuparvi l’Urquell è una di quelle birreche si lascia bere, tranquillamente, senza problemi, in qualunque momentodella giornata !Proposta: a quando nei ristoranti una bella carta delle birre come valida edeconomica alternativa al caro-carissimo vino.Campania felix a tutti daFabio CIMMINO