Pizza napoletana stg, ecco le decisioni dell’Europa

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Una pizza davanti castel dell'Ovo

Non ci sarà altra pizza napoletana se non quella con il marchio Stg, ossia, Specialità Tradizionale Garantita. E non basta: per ottenere questo diritto che riconosce la tanto richiesta «riserva del nome», non sarà necessario ripetere l’iter burocratico europeo, basterà semplicemente comunicare la scelta, ad esempio «pizza napoletana verace» o «pizza napoletana tradizionale». Sono questi i due risultati che uno dei cibi più famosi del mondo targato Napoli porta a casa da Strasburgo, dove ieri il Parlamento europeo ha approvato il nuovo «Pacchetto qualità» in cui rientrano anche le modifiche di disciplina delle Specialità Tradizionali Garantite, area in cui rientra appunto la pizza napoletana.

In base alle nuove disposizioni al regolamento comunitario 509/2006, sarà obbligatoria la riserva del nome per i marchi Stg. Allo stesso tempo viene introdotta la procedura semplificata ad integrazione delle nuove regole per quei marchi che finora erano senza riserva del nome. In ambito comunitario, non sarà quindi più possibile copiare o contraffare produzioni alimentari a cui è riconosciuto il marchio Stg utilizzandone la stessa denominazione. Dunque la «pizza napoletana Stg», oltre al disciplinare di produzione già approvato, dovrà avere una denominazione propria che la distinguerà dalle altre pizze senza riconoscimento. Tutto questo senza dover ripetere la procedura che, vogliamo ricordare, ha le sue origini storiche nel lontano 1984, quando Antonio Pace fondò l’Associazione Verace Pizza Napoletana che oggi vanta 500 soci in tutti e cinque i continenti, di cui un centinaio solo a Napoli.

Si trattò del primo tentativo di definire questa grande tradizione che proprio nel difficile periodo del post-terremoto riuscì a rilanciarsi molto bene. Una crescita ancora più marcata negli ultimi cinque anni, grazie alla diffusione della rete, dei social network e del 2.0 dove si è scatenata una vera e propria pizza-mania come nessun’altro alimento. Complice la crisi, la presa di coscienza dei pizzaioli, la forza vitale di una tradizione destinata sicuramente a durare molto a lungo. Un processo di valorizzazione culminato il 9 dicembre 2009 con il riconoscimento del marchio europeo e che, giusto un anno dopo, ebbe una brusca frenata perchè la Ue contestava la genericità di impostazione. Sei mesi dopo la Commissione Agricoltura riprese la questione stabilendo che per le Stg registrate nell’attuale normativa senza riserva del nome, era introdotta la possibilità di modificare la denominazione con un nome suscettibile di essere inserimento nel nuovo registro Ue. Ieri il voto in Parlamento. «Una magnifica notizia – commenta Antonio Pace – che ci restituisce la possibilità di lavorare legando sempre di più la pizza a Napoli, così come si è costruita nel corso di oltre due secoli». Ma perché è così importante il riconoscimento? Molto semplice, nello sterminato mondo dell’agropirateria i produttori di qualità sono costretti anzitutto a tutelare il nome: vale per i vini, i formaggi, i salumi e, naturalmente anche per la pizza napoletana. Quando sarà attuato il regolamento attuativo, nessuno potrà usare il nome scelto dalle associazioni coinvolte in questo processo (oltre all’Associazione Verace Pizza c’è l’Associazione dei Pizzaioli Napoletani presieduta da Sergio Miccu). «La pratica» è stata seguita dall’europarlamentare Andrea Cozzolino, ex assessore regionale all’Agricoltura: «Per la gastronomia napoletana è una giornata storica. Le modifiche al marchio Stg approvate consentiranno di tutelare l’autenticità della pizza napoletana».

Il Mattino, 14 settembre 2012

 

Un commento

  • Eugenio Pellegrino

    (15 ottobre 2012 - 09:18)

    permettetemi , tutto perfetto … ma dopo tanto impegno per far riconoscere anche la verace pizza napoletana tra le STG europee , sottolineare l’avvenimento presentando la Pizza su di uno squallido ed inquinante piatto in plastica è umiliante sia per la pizza che per il Castel dell’Ovo, coinvolto per l’occasione !

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