Napoli. Pizzeria Osteria Cantina del Gallo: da Minigone a Rosario, nel Rione Sanità

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Rosario Silvestri de La cantina del Gallo intento a friggere le Montanare

di Monica Piscitelli

Se si pensa al suo tessuto sociale, il nome “Sanità” dato al Rione che sorge ai piedi della collina di Capodimonte suona, oggigiorno, un po’ come una beffa. Eppure questa popolarissima zona di Napoli, appena fuori dalle mura nord della città antica, che diede i natali a Totò (Antonio De Curtis), è vivace e caratteristica come poche altre. Lo sanno bene i creativi della settima arte.

L’abbondanza di bancarelle di ogni genere, il colorato mercato dei Vergini, i panni tesi da un capo all’altro e alcuni piccoli edifici, ne fanno quasi un paese, di quelli che i presepi natalizi rappresentano in scala. Alcuni palazzi di rara bellezza dell’architetto Ferdinando Sanfelice (come il Palazzo dello Spagnuolo, dimora dello stesso), la basilica di Santa Maria alla Sanità con le sue catacombe, parlano di un passato importante.

Mercato all’ingresso della Sanità

Mentre da piazza Cavour ci si incammina nel quartiere fino a raggiungere il ponte che, attraverso un comodo ascensore, collega via Santa Teresa al Rione, e ci si spinge, poi, fino al Cimitero delle Fontanelle – dove, fino a una quarantina di anni fa, era praticato il culto dei teschi abbandonati per ottenerne i numeri da giocare al lotto – non si può non pensare a quei napoletani che non hanno mai messo piede alla Sanità temendo gli assalti della malavita. A questi, senza sottacere i mali di un quartiere umile di una città a tratti degradata, si può confutare che esso si mostra sereno e allegro.
Lo è al punto che c’è chi, dai primi del Novecento, qui ci viene a pranzo e a cena regolarmente per il solo piacere di ritrovarsi alla tavola della famiglia Silvestri, volto di una delle più autentiche “cantine” della città. Rosario, anima del locale, non è che l’ultimo anello di 4 generazioni di ristoratori e pizzaioli. Dopo di lui ci saranno i figli che, con la moglie Rosalia e il genero Roberto, già lo affiancano da alcuni anni tra sala, rapporti con i clienti (anche via fb) e cucina.

l’interno stupefacente del palazzo dello Spagnuolo

La storia della Cantina del Gallo, che si lega a quella della Sanità stessa, inizia con il bisnonno di Rosario: Domenico Silvestri detto Minigone. L’accrescitivo, il suo nomignolo, se lo era meritato per via della sua mole, seconda solo alla bontà che le persone del posto gli riconoscevano. A fine Ottocento questo uomo robusto e barbuto, come lo ritraggono le foto dell’epoca, crea quell’esercizio di Vini e Oli che negli anni Sessanta sarebbe diventata la Pizzeria Osteria Cantina del Gallo. All’epoca, il locale era una sorta di masseria in mezzo a una campagna che il titolare stesso, in parte, coltivava portando in tavola ortaggi e carni di sua stessa produzione.

Minigone, il fondatore della dinastia

“Il locale – mi racconta Rosario – era al punto noto, e lui al punto amato, che la scalinata qui fuori, che conduce alla via Mattia Renato Imbriani e al Vico Trone (Quartiere Materdei) era chiamata con il suo nome: “Gradini Minigone”. Morto Minigone agli inizi del ‘900, a ereditare l’attività è uno dei figli che lo avevano affiancato al locale: Gennaro. Sposatosi con la signora Adelaide Sarda, sarà lui a traghettare, con i 4 figli maschi – Domenico, Carmine, Vincenzo e Mariano – il locale oltre i conflitti mondiali mentre le figlie, con l’eccezione di Concetta, metteranno su famiglia. Negli anni Cinquanta, entrata in crisi la formula ristorativa di cantina con cucina fin lì portata avanti, Mariano, che nel ’45 si era sposato con la signora Rita Nasti (esponente di una famiglia di ristoratori della zona Arenella), decide in suo onore di “girare” l’Antica Osteria del Gallo (nome con la quale è nota dagli inizi del ‘900) a Pizzeria.

Mariano Silvestri, papà di Rosario in giro con una vetrina ambulante foto m.p.

Una nuova generazione di Silvestri cresce tra i tavoli di via Telesino, mentre la signora Rita, gravidanza dopo gravidanza, continua a lavorare in cucina con la cognata Concetta, donna di carattere che ha rappresentato la continuità tra passato e presente mantenendo salde le redini del locale fino agli anni Ottanta, quando è scomparsa. Mariano, che inaugura la tradizione della pizza, impara l’arte con l’aiuto del pizzaiolo Giovanni Lettieri (discendente di una famiglia di bravi pizzaioli). Dei quattro suoi figli – Gennaro, Giuseppe, Vincenzo e Anna e Rosario – sarà quest’ultimo ad appassionarsi tanto alla pizza da farne il centro della attività imparando, sin da piccolo, a prepararla da quello che era stato il maestro anche del padre. Dal 1965, la Cantina del Gallo ha il volto di questo infaticabile lavoratore che, dalla mattina di buon’ora, impasta e inizia a friggere, spostandosi tra cucina, forno e sala a seconda della necessità. In cucina lo sostiene la moglie, Rosalia Cacace che gli ha dato tre figli (Rita, Mariano e Alessandro) che, per sua fortuna, “tutti collaborano”.

Il Cappello di prete della Cantina del Gallo

“La pizza, io e i miei ragazzi, la facciamo nel modo semplice che abbiamo imparato: lievito madre e lievitazione di 24 ore” racconta Rosario. E’ una pizza di misura regolare e saporita, quella della Cantina del Gallo, che incentra la sua proposta sulla tradizione. Qualche tocco personale è rappresentato dalle pizze “Salsiccia e Friarielli” (che sono una specialità della casa servita anche al piatto), “Cafona” (con salsa e filetto di pomodoro, aglio, origano, peperoncino e formaggio grattuggiato) e “Cappello di prete” (che, con un centro di “Capricciosa”, ha due “falde” ripiene, una con ricotta e cicoli e una con salsicce friarielli).

Margherita della Cantina del Gallo

Tra le specialità della casa, i crocchè di patate fatti a mano (che vanno insieme i classici arancini e fiori di zucca ripieni), le Montanare piccole e i “Pizzicotti” (piccoli calzoncini ripieni di qualunque cosa sia a portata di mano in cucina: friarielli, cicoli, ricotta, contorni di stagione).

Superlativi crocchè di patate con arancino

Di pizza, anche il dolce finale: con i Pizzicotti al cioccolato Nutella, o, ancor meglio, quelli con la crema pasticciera o la marmellata fatta in casa. Chi alla pizza preferisse la cucina della Trattoria, tra i primi, troverà le Penne alla sorrentina, la Pasta e patate, le Penne alla finta genevose (senza la carne) o il Pacchero alla De Filippo (fatto con un sugo di stocco, dedicato allo storico fornitore del locale, che, circa 10 anni fa, con altri storici “stoccaiuoli” dovette lasciare per ragioni igieniche il Rione); tra i secondi, tra gli altri, oltre alle suddette Salsiccia e Friarielli, Scamorza alla brace e (su ordinazione), “Stintinielli” (involtini di interiora di agnello con patate). Tra i contorni: verdure saltate, in insalata, al forno e lesse. Pizza e birra nazionale (questa la proposta) mediamente: 9 euro. Si cena, dall’antipasto al dolce, mediamente, con poco meno di 20 euro.

Chiesa di San Vincenzo alla Sanità nei cui pressi è il locale

Cantina del Gallo
Via A.Telesino, 21 (Napoli)
Tel.081-5441521
www.cantinadelgallo.com
Chiusura: solo la domenica a pranzo

4 commenti

  • Romualdo Scotto di Carlo

    (7 dicembre 2010 - 14:57)

    Ancora una bella recensione, Monica… e quanto è vero quel che scrivi a proposito dei napoletani che non entrerebbero mai alla Sanità: non sanno quel che si perdono!! La visita alle catacombe di San Gennaro ed a quelle di San Gaudioso è emozionante quanto istruttiva e la visita ai Vergini è un’esperienza da fare assolutamente. Inutile dire che per il quartiere si gira tranquillamente, con la stessa tranquillità con la quale si va per via Toledo o via Scarlatti.

    Anche la Cantina del Gallo, poi, è una tappa da non perdere: sempllice, autentica, discreta, vi ho ritrovato anche l’antico piacere -che mi ha ricordato l’infanzia- di un bel braciere che dal forno delle pizze ci è stato gentilmente sistemato sotto al tavolo: impagabile!!

    • Monica Piscitelli

      (7 dicembre 2010 - 21:03)

      Sei carinissimo. Ed è vero che a Napoli bisogna girare con gli occhi aperti ovunque, tanto vale cercare un luogo diverso. Mi raccomando non perdetevi i crocchè di patate!

      • Romualdo Scotto di Carlo

        (7 dicembre 2010 - 21:37)

        Grazie Monica… aggiungo solo che il Palazzo dello Spagnuolo è un vero tesoro architettonico.. oltre ad essere la casa natale del maestro Antonio Tubelli…

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