Poliphemo 2007 Taurasi docg

Letture: 206
Luigi Tecce

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro franco cantina
Fermentazione e maturazione: legno

Bere Poliphemo 2007 dopo un anno significa poter aggiungere nulla a quanto descritto dalla scheda di Marina. Vuol dire avere conferma di un vino che ha appena iniziato a fare i primi giri di pista di riscaldamento, con un messa a punto dell’impianto.
Rispetto al primo assaggio, fatto nella confusione della disfida del soffritto organizzata dalla condotta Slow Food Valle dell’Ufita-Taurasi, il vino sembra aver allungato il passo, si è un po’ stirato, allungato. L’impatto dovuto alla notevole materia è in qualche modo attutito da un rinnovato ruolo dell’acidità che sembra aver ripreso il filo del discorso. Un modo scontato nell’Aglianico, ma iniziato sottotono nei primi mesi di bottiglia.
Lo proviamo come va bevuto: nella magia del monastero Santa Rosa a Conca dei Marini, su un piatto di agnello di Christoph Bob e va la sua grande figura.
Prevale decisa la frutta, il vino appare molto meno scontroso del 2006, il mio preferito al momento, ma comunque di carattere. L’allungo sulle note fruttato è dato dal carrubo, dall’arancio, da un lampo di china inaspettato, dai toni tostati e di cenere. In questa bottiglia c’è la sensibilità di Luigi Tecce per l’uva e per il facimento del vino. Non ci resta che attendere davvero molto a lungo. Venti anni sono pochi per questo vino.

Scheda del 3 giugno 2011. Questo splendido Taurasi esordisce ufficialmente nel 2005 ed in pochi anni conquista un po’ tutti per la grande capacità espressiva e la coerenza stilistica. Il Taurasi è  il  grande vino rosso del sud, come Barolo e Barbaresco lo sono al nord e Brunello di Montalcino al centro. Il numero di aziende che sanno esprimere alta qualità e continuità nel tempo per riuscire a ricoprire del tutto questo ruolo è ancora esiguo, motivo per il quale questo terroir non decolla come potrebbe.

Eppure c’è chi con pochi mezzi e poco spazio a disposizione riesce a raggiungere l’eccellenza, lavorando da solo e senza la consulenza di un enologo. Luigi Tecce ha ormai raggiunto il plauso di un ampio pubblico che da tempo attendeva qualcosa di stimolante nel comprensorio taurasino. Raccoglie, tuttavia, anche grande scetticismo e tante critiche dai produttori meglio attrezzati che rinnegano totalmente il fatto che si possa lavorare bene con una cantina poco attrezzata. In commercio c’è quest’unica etichetta, ma Luigi nella sua vecchia cantina sperimenta, prova, esagera, sempre con ottimi risultati. Abbiamo provato tre bianchi fermentati in legno ed affinati in vetro, due da bland di coda di volpe e greco di tufo, uno da fiano in purezza, poi ancora un passito da aglianico totalmente lavorato in botte piccola ed i risultati nel bicchiere sono incantevoli.
In un’altra piccola cantina adiacente Luigi sta sperimentando la vinificazione dell’aglianico in  orci di terracotta, seguendo i metodi arcaici dei greci e dei romani ed anche in questo caso i vini ottenuti sono molto interessanti e di grande espressività. E’ un fermo sostenitore dell’utilizzo del legno, sia grande che piccolo, sia per i vini bianchi che rossi, rompendo totalmente i pregiudizi dei tanti eno opinion leaders, o pseudo tali,  che si accaniscono contro queste scelte di lavoro. A questo proposito, c’è un altro grande produttore irpino che affina i suoi vini bianchi e rossi in legno con ottimi risultati, un certo Professore, che sostiene che la barrique vada utilizzata da chi ne ha grande competenza. La paragona ad una Ferrari che messa nelle mani di un principiante fa disastri, ma nelle mani di un esperto va con spedita eleganza. Tornando a Luigi Tecce  ed al suo Poliphemo, il millesimo 2007 conferma una continuità di notevole espressione: rappresenta la sintesi concettuale  di chi con coerenza sostiene i propri principi, estremamente semplici ed in totale armonia con la vigna ed il territorio.

La vigna

La vigna sostanzialmente per questo singolare produttore è un luogo dell’anima, dove saper aspettare i tempi giusti per raggiungere una buona maturazione delle uve. Non si vendemmia prima della seconda metà di novembre, dove i trattamenti sono rinnegati ed il modo migliore per testare l’uva è quello di assaggiare chicchi e vinaccioli.  Le sue vigne sono a Paternopoli, a 500 metri s.l.m., sono esposte a sud, fattore che consente una giusta maturazione dell’aglianico in un territorio caratterizzato da inverni rigidi. Le vecchie vigne di famiglia in molti casi raggiungono gli ottant’anni, sono in parte allevate con il metodo tradizionale della starza taurasina ed in parte a spalliera. L’annata 2007 è stata piuttosto arida ed ha fatto penare i viticoltori nella seconda metà di settembre per le piogge insistenti, ma anche la neve ad ottobre ha creato agitazione. Luigi ha saputo osare ed ha comunque vendemmiato a metà novembre, ovviamente vendemmia manuale con severa selezione delle uve sane.

La vigna, un dettaglio

Il mosto fermenta per circa 45 giorni in tini di castagno da 20 e 40 hl, poi una metà affina per 24 mesi in carati da 500 lt ( nuovi per i primi 12 mesi ), l’altra metà in rovere da 500 lt. Il colore è rosso rubino carico e vivace. Il naso esprime notevole intensità, eleganza e lunghezza. Nel bicchiere è in continuo divenire, i sentori si alternano, si inseguono, cambiano e si fondono in un ritmo dinamico. Speziati di pepe e noce moscata, frutto cupo di mora e prugna, la violetta affiora leggiadra. In bocca è straordinario per forza e complessità, è austero, ma comunque di grande bevibilità. I tannini sono fitti, graffianti ed estremamente piacevoli, l’acidità è vivace e lunga la persistenza. Questo vino ha ispirato una canzone di Vinicio Capossela, appassionato dei vini di Luigi Tecce, “Storia dell’ubriacatura di Polifemo”dall’ultimo cd Vinicolo. Ma in abbinamento al Poliphemo 2007 scelgo Camera a Sud di Capossela (Marina Alaimo)

Foto di Marina Alaimo

Sede a Paternopoli, via Trinità, 6. Tel.0827.71375. Ettari: 4 di proprietà. Bottiglie prodotte: 5.000. Vitigni: aglianico.

5 commenti

  • gaspare

    (3 giugno 2011 - 11:33)

    beata te marina che hai già potuto saggiare questo piccolo grande capolavoro.
    alla faccia di zaia e di tutti quelli che hanno e che stanno distruggendo l’agricoltura italiana, compresa la viticoltura.

  • Diego

    (3 giugno 2011 - 18:22)

    Mi piacerebbe davvero assaggiarlo il passito…peccato che in realtà mi risulta difficile anche procurarmi il Taurasi

    • gaspare

      (8 giugno 2011 - 18:37)

      chiama in azienda e fatti spedire una cassa da 6.
      se ne è rimasto..

  • IADAMA

    (5 giugno 2011 - 20:53)
  • Francesco Mondelli

    (20 settembre 2012 - 12:19)

    Per il passito credo che sia possibile assaggiarlo solo passando in azienda dove si può essere quasi sicuri di poter comprare anche qualche bottiglia

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