Polpette alla genovese: comfort food

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Polpette alla genovese

Ma quanto è buona e confortevole la genovese? Tanto. E succede ogni volta che chi non l’ha mai assaggiata al primo boccone si lasci sfuggire «ma questo è un dolce!».
Per i più curiosi – o i mai sazi del piatto – ecco storia e tradizione della ricetta qui. Questa ricetta, invece, è una variante sul tema: genovese di carne si, ma con le polpette. Provare per credere.

 

Polpette alla genovese

Di

Ingredienti per 2-3 persone

  • 8 cipolle medie, meglio se 'ramate di Montoro'
  • 200 gr di carne macinata di vitello
  • 100 gr di carne macinata di maiale
  • 2 uova intere
  • 3 cucchiai di parmigiano
  • 3 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 100 gr di pane raffermo
  • 1 spicchio di aglio
  • noce moscata, pepe bianco, e sale fino q.b.
  • un ciuffetto di prezzemolo

Preparazione

Sbriciolate il pane raffermo, aiutandovi con un mixer, se necessario. In una ciotola con la carne macinata unitevi il pane, le due uova, il parmigiano, il prezzemolo e lo spicchio d'aglio tritati entrambi molto finemente.

Aggiungete il sale e il pepe bianco a piacere e un pizzico di noce moscata grattugiata al momento.

Amalgamate bene il composto e formate le polpette della dimensione desiderata.
Lasciatele riposare.

A parte tagliate in maniera grossolana le cipolle.
Lasciatele imbiondire leggermente in una padella con l'olio extravergine di oliva.

Aggiungetevi poi le polpette e fatele dorare in superficie per non più di sei-sette minuti. Poi toglietele dalla padella, abbassate il fuoco al minimo e lasciate macerare la salsa di cipolle per almeno 30 minuti.

Se preferite l'effetto crema passate la genovese con il mixer (meglio sarebbe il tradizionale passaverdure, a onor del vero).

Salate a piacere e rimettete la salsa di cipolle sul fuoco, insieme alle polpette, per completare la cottura della carne (serviranno non più di dieci minuti).
Se resistete a non spezzare due ziti o due candele di Gragnano come accompagnamento, servitele subito, ben calde, a tavola.

Vini abbinati: Vigna Capestrano, Valle Reae

Un commento

  • Marco Lungo

    (5 gennaio 2014 - 13:36)

    Dalla ricetta, direi che appartiene al classico novero dei piatti unici, alla fine non manca nulla, se poi ci metti gli ziti o le candele stai proprio in grazia della Dottoressa Tirone. A leggerla è una gioia per il palato, i sapori ci sono tutti, il fatto è, secondo me, che oggi uno debba trovare quanto in ricetta della migliore qualità possibile, perchè se sbagli la bontà di un ingrediente, credo proprio che ti si rovini tutto il piatto. Certo è, ripeto, che i sapori ci sono tutti e, secondo me, anche ben proporzionati tra di loro, almeno a mio gusto. Con una sola eccezione: a me non piace la noce moscata. Non capisco proprio perché esista e si usi. Non la capisco già nel suo rovinare i ravioli di zucca alla mantovana, ad esempio. Boh. Sarò sbagliato io, che vi debbo dire…

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