Polvanera 17 Primitivo Gioia del Colle doc

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POLVANERA
Uva: primitivo
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazone: acciaio


Filippo Cassano
Al momento Miglior assaggio 2009
Mi sono avvicinato al Primitivo con la saccenza sapida e acida dell’Aglianico, simile per certi versi a quel guardare tutti gli altri rossi dall’alto in basso tipica dei barolisti, e ho beccato un sacco di legnate. Beh, di legno certo non si può parlare in questo caso, visto che il rosso vincitore assoluto della meravigliosa edizione di Radici 2009 passa solo in acciaio.
Polvanera 17: questo il nome del vino trionfatore a Minervino Murge. E il bello di questo risultato è che vi posso descrivere esattamente quel che è successo quando è arrivato perché i miei appunti erano così entusiasti, il mio punteggio per la prima volta in assoluto ha saltato l’asticella dei 90/100, cosa mai fatta prima. La discussione si è rianimata come quando in una caserma entra una bella donna. Anzitutto si è trovato in una batteria, ovviamente coperta, in cui c’erano, giusto per citare, il Primitivo riserva di Pietraventosa, il Primitivo di Nicola Chiaromonte, poi arrivato secondo assoluto, il salentino Tretarante di Mille Una, tutti sopra gli 85/100. Come ben sa chi partecipa a queste selezioni, ma è una regola di vita, è molto più facile emergere in una batteria scarsetta (non pessima altrimenti ci si indispone) che in una di alto profilo livello.
Gli è che il Primitivo di Gioia del Colle si è tolto gli schiaffi da faccia. In maniera assoluta dopo anni di sofferenza indecifrabile. Quando il naso è entrato nel bicchiere ha trovato ovviamente la frutta rossa (mora carnosa e prugna matura), ma anche una cornice di macchia mediterranea, timo, origano a bicchiere vuoto, il floreale richiamo al geranio e alla rosa. Dunque è un dolce non di stuccevole impatto e monocorde, ma declinato in diverse angolazioni, cangiante di continuo come tutti i grandi vini, mai fermo, ti attira di continuo per la scoperta. Per esempio ad un certo punto ho sentito la camomilla secca, poi spezia come il pepe verde.
La recente esperienza anziendale, in fondo tutto comincia qualche anno fa con l’acquisto di questa masseria da parte di Filippo Cassano, Angelo Antonio Tafuni e i fratelli Giuseppe e Michelino Posa con 25 ettari di viti di cui 13 di primitivo ad alberello, non ha ancora fatto entrare la cantina nello star system. Se ne sono accorti in pochi fuori, Vini Buoni d’Italia del Touring nella edizione 2009 curata in Puglia da Andrea De Palma di cui vi riporto questa degustazione orizzontale, la Guida Veronelli e i palati anglosassoni che con questo stile di dolcezza evoluta ma non tradita vanno decisamente a nozze.
Infatti il punto è che questo vino ha messo d’accordo italiani e inglesi, e, miracle, gli italiani (Gravina, Porcelli, Macchi, Ziliani, Intini e io) fra di loro. La forza del Polvanera 17, tale da rendere possibile la risposta alla continua domanda su come si giudica la qualità di una bottiglia, ha due presupposti: la ricchezza camaleontica olfattiva e, al tempo stesso, la corrispondenza totale e assoluta tra il naso e il palato. In bocca, scontato l’attacco dolce che dura appena qualche secondo, è davvero una sinfonia di quelle che piacciono alla nostra Marina Alaimo, la massa inizialmente è impressionante, come quando un impiegato ha una pila di scartoffie da smaltire, poi, d’improvviso, questa materia esagerata si muove con eleganza e rapidità, è viva e saettante, va di qua e di là, viaggia in lungo ma anche in largo, avvolge la lingua, occupa il palato, lampi di dolcezza ma anche freschezza, sentori sapidi e amari come una doccia scozzese, e quando lo tsunami è passato, quando finalmente hai deciso di buttare giù, le conseguenze restano a lungo, un tempo infinito, e subito il loro affievolirsi ti spinge a cercarlo di nuovo, a berlo di nuovo.
Ora, come cazzo è possibile fare un vino così ce lo devono dire gli enologi. Filippo già si era ben esibito con la 2005, ma la 2006 è destinata a far parlare a lungo perché ha un passo in più, probabilmente regalo di un’annata ugualmente fresca ma più equilibrata nella distribuzione delle piogge.
Le notizie altre (terreno, vinificazione, storia aziendale, etc) ve le potete leggere sul sito dei nostri amici, a chi si scoccia di andare oltre ricordo solo che si tratta di alberelli sessantenni e che il grado alcolico è di 16,5 dichiarato, dunque sicuramente parente dei 17. Ecco, quando si parla di questo parametro, è necessario sempre misurare le parole perché è vero, come ho spesso sostenuto anche io, che 12-13 gradi sono più che sufficienti per reggere negli anni qualsiasi vino, ma che però, quando si va oltre, allora bisogna saper lavorare sullo snellimento della materia e sul raggiungimento dell’equilibrio tra la freschezza, tapis roulant di qualsiasi cosa edibile e potabile, e il resto delle componenti.
In fondo la differenza tra un budino e uno yougurt è quella che distingue un grande vino da uno di stile caricaturale internazionale. Anche il budino è buono, ma fa schifo.
Questo è un grande vino da meditazione, ma possibile da bere su agnelli della Murgia e capretti lucani.

Sede a Gioia del Colle. Strada Vicinale Lamie Marchesana 601
Tel. 080.758900, fax 080761804
Sito: http://polvanera.altervista.org
Enologo: Filippo Cassano
Bottiglie prodotte: 150.000
Ettari: 25 di proprietà
Vitigni: primitivo, aleatico, fiano, moscato, falanghina