Cosimo Torlo: da giornalista a enotecaro e a ristoratore. I venti anni che cambiarono il vino italiano

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A sinistra Cosimo Torlo

di Cosimo Torlo

Mi occupo come giornalista del mondo del vino e in minore misura del cibo oramai da 20 anni.

Un periodo storico sufficientemente lungo e certamente il più importante mai vissuto da questo fondamentale comparto della nostra agricoltura, della nostra economia. Anni che hanno cambiato alla radice questo settore, il quale nei primi anni ’90 assaporava i primi risultati di una riscossa qualitativa successiva ad un periodo poco felice per l’immagine del vino italiano, la vicenda metanolo in primis.


Anni che sono stati un susseguirsi senza sosta di news entry nel settore, ai tradizionali ed antichi produttori di vino, si sono via via aggiunti nuove figure di nuovi “vignaioli” dove era presente un po’ di tutto; professionisti vari , imprenditori, cantanti, attori un umanità varia ed anche a volte sui generis che ha cambiato in profondità il panorama del settore. Attratti da due ragioni fondamentali, la prima nel pensare che questo mondo fosse il nuovo eldorado del business , il secondo perché faceva figo avere l’ azienda agricola, le vigne, la cantina, la piscina sul cucuzzolo ed il proprio nome sull’etichetta.

Basta vedere i dati delle aziende imbottigliatrici dei primi anni ’ 90 ed il numero attuale, ricordo la mia prima volta che partecipai a Benvenuto Brunello, le aziende presenti erano poco più di 80, l’anno scorso il numero era praticamente quadruplicato. E questo vale più o meno per tutte le zone vinicole dello stivale.

Poi è arrivata la crisi. E qui le cose hanno incominciato a complicarsi. Questi ultimi anni sono stati un vero disastro per quanto riguarda il mercato interno. Si salvano le aziende che hanno saputo aprirsi ai mercati esteri, alcune denominazioni, il resto patisce da bestia.

foto di gruppo

Ma questa premessa mi aiuta a raccontarvi un altro punto di vista, di uno che in questi ultimi anni, spinto dalla passione,  si è voluto cimentare anche a livello commerciale con il vino.

Tre anni fa ho aperto a Torino un Enoteca e la crisi dei consumi, in particolare su prodotti considerati non di prima necessità ha picchiato pesantemente, se a questo aggiungiamo che oggi il vino viene proposto in ogni dove, dai negozi alimentari, financo nelle tabaccherie, per non parlare dei market dal più piccolo al più grande, ebbene il ruolo della enoteca si è ridotta ad un avamposto talmente di nicchia che non può stare in piedi, ed infatti, dopo due anni abbiamo deciso di chiudere quella esperienza.

Tra l’altro è bene ricordare che per questo tipo di attività, il periodo di fine anno, con la regalistica, in particolare quella aziendale arrivava a pesare anche il 40% dell’intero fatturato
annuo, il natale 2012, nella città dove opero, Torino, questa voce si è praticamente azzerata.

Dallo scorso 2 febbraio dopo l’esperienza dell’enoteca ho aperto un ristorante, ma tenendo sempre uno spazio dedicato alla vendita del vino.

Un anno il 2012 tra i più orrendi che la mia storia personale ricordi, ma il cimentarsi con questo settore è stato ed è interessante.

Intanto si ha la conferma di alcune cose di cui sapevo, ma che vivendole in prima persona hanno un suono diverso..

I balzelli fiscali, l’enorme numero di atti amministrativi, le rigidità sulle politiche del lavoro, una categoria divisa e senza una reale rappresentanza sociale, una liberalizzazione delle licenze che ha fatto crescere a dismisura il numero dei locali a fronte, paradossalmente di una drastica diminuzione del numero dei potenziali clienti.

Tutto questo lasciando  ogni singolo ristoratore solo e alla mercè dei poteri amministrativi, siano essi nazionali che locali.

C’è dunque poco da meravigliarsi se si leggono i dati delle chiusure degli esercizi. Il calo dei redditi è una realtà alla quale non si sfugge, si mangia al massimo un paio di piatti e si bevono vini di fascia di prezzo medio basso.

Voglio chiudere tornando a parlare dei vini, personalmente ritengo che oggi il classico rapporto di acquisto del vino non può più avvenire come tradizionalmente è stato. Oggi con le nuove normative questo non può più essere, ma credo che oggi non sia più possibile che il rischio d’impresa sia del solo enotecaro o ristoratore. Se compro 48 bottiglie di vino importante, non è detto che le venda in un tempo x, infatti nella mia esperienza, ahimè ho ancora sul groppone bottiglie prese 3 anni fa e che non c’è verso di vendere, allora il rischio di impresa va condiviso tra me ed il produttore. Molto meglio allora prendere le 12/24 bottiglie e pagarle man mano che le stesse di vendono.

In questo modo tra l’altro si instaura un più proficuo rapporto di collaborazione tra le due parti.

Queste sono riflessioni nate sul campo, spero che questo periodo storico sia quantomeno utile a ridare un identità più chiara al settore, in modo da riprendere un percorso che sia per tutti più ricco di risulati e soddisfazioni per il proprio lavoro.

 

Un commento

  • Nando

    (5 febbraio 2013 - 09:58)

    Cosa Consiglierebbe il signor Torlo a chi sta per intraprendere l’attività di Enoteca-wine bar?

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