Presentazione dei vini di Masseria Falvo all’Hotel Rome Cavalieri di Roma

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da sx Vincenzo Mercurio, Massimo Billetto ed Ermanno Falvo

di Enrico Malgi

Interessante rendez-vous presso il prestigioso Hotel Rome Cavalieri di Roma con protagonisti i vini dell’azienda calabrese a regime biologico Masseria Falvo di Saracena (Cs). Due le sedute di degustazione, una pomeridiana e con replica serale, tenute alla presenza di un folto numero di esperti ed appassionati che hanno favorevolmente apprezzato l’evento. I fratelli Ermanno e Piergiorgio Falvo, titolari dell’azienda, si sono avvicendati nella presentazione del duplice incontro, con Vincenzo Mercurio, consulente enologico aziendale e del sommelier Massimo Billetto, che ha condotto le due sedute.

presentazione della degustazionde vini di Masseria Falvo

Bisogna sottolineare che la Calabria enoica fino a poco tempo fa era conosciuta soltanto per la produzione del Cirò ed in parte del Moscato di Saracena. Analogamente a quanto è accaduto in tutto il Mezzogiorno, infatti, solo recentemente si è messa a produrre vini di qualità, valorizzando parzialmente il suo immenso patrimonio ampelografico e disponendo finalmente di moderne strutture tecnologiche e di risorse umane professionalmente all’avanguardia. Quella calabrese, quindi, può emblematicamente rappresentare la riscossa vitivinicola del Sud, che deve lottare anche contro lo scetticismo e l’indifferenza di chi abita al di là del Garigliano. I vini meridionali, e quelli rossi in particolare, nell’immaginario collettivo sono etichettati come eccessivamente alcolici, concentrati, potenti, robusti, cotti, marmellatosi e dotati di poca acidità, perché a torto si ritiene che le uve crescano soltanto in territori pianeggianti, afosi, perennemente soleggiati, con stress idrico, poco aerati e con scarsa escursione termica. Per fortuna questo non è affatto vero, perché ci si dimentica che spesso le viti sono allevate in alta collina come accade in Irpinia, Taburno, Matese, Vesuvio, Costiera Amalfitana, Cilento, Vulture, Altopiano delle Murge, Gargano, Pollino, Sila, Etna, ecc., dove gli ambienti  si prestano idealmente ad una viticoltura di eccellenza, grazie alle condizioni pedoclimatiche particolarmente favorevoli.

pubblico presente in sala al Rome Cavalieri

E questo è proprio il caso dei vini prodotti da Masseria Falvo, dove le vigne sono posizionate in altura ad oltre 500 metri alle falde del Massiccio del Pollino, che si eleva in altezza fino a raggiungere i 2.300 metri e non molto distante poi dalla fertile e storica piana di Sibari sul mar Ionio. Quindi, grande è stato lo stupore e la curiosità che hanno animato i convenuti nello scoprire vini calabresi (rossi, bianchi e perfino un passito) non eccessivamente alcolici, freschi, suadenti, poco concentrati, floreali e fruttati.

da sx Vincenzo Mercurio, Massimo Billetto e Pier Giorgio Falvo nella seconda sessione di degustazione

La seduta pomeridiana si è aperta con la degustazione del bianco Pircoca 2012, un uvaggio insolito della locale guarnaccia bianca al 70% e saldo paritario di riesling italico e di malvasia bianca. Nel bicchiere si scorge un colore paglierino, con nitidi riflessi verdolini ancora parzialmente clorofillizzanti. Il bouquet è ampio e variegato, in cui predominano profumi aromatici, floreali, fruttati ed erbacei. Si distinguono chiaramente espressivi tocchi di gelsomino, banana, pera, mela golden ed erbe aromatiche. In bocca il vino è sapido, fresco, elegante e morbido. Ritornano poi appaganti rimembranze floreali e fruttate. Il retrogusto è lungo e pervasivo.

Il secondo vino è stato il Donna Filomena, di cui in serata si è tenuta una mini verticale con i millesimi 2012, 2011 e 2010.

Terzo vino il Graneta 2010, confezionato con lagrima del Pollino, ovvero magliocco dolce, con piccola percentuale di greco nero. Classico colore rubineggiante con riflessi purpurei. Naso composito e disponibile a farsi coinvolgere. Ed allora ecco avvicinarsi un delizioso bouquet fruttato di ciliegia, di melograno, di prugna e di more, accompagnato da odorosi spunti speziati di noce moscata e di chiodi di garofano. In bocca il vino colpisce subito per la sua forte carica tannica e poi esibisce sul palato frutta rossa, calore, potenza, struttura, freschezza ed equilibrio. Chiude con un finale ritmicamente lungo.

La quarta bottiglia presentata non è ancora in commercio. Si tratta del Don Rosario 2011, lagrima del Pollino in purezza, una vera chicca per intenditori ed appassionati. Un cromatismo inchiostrato tinge il bicchiere. Il corredo aromatico dispiega un bouquet espansivo fatto di piccoli frutti del sottobosco, di minute spezie orientali, di violetta, di mentolo e di balsamo. L’approccio gustativo è decisamente tannico, ma subito contrastato da tenori morbidamente glicerici e freschi. Il sorso staziona in bocca regalando goduriose sensazioni fruttate di more e di prugna e/o floreali di viola, in aggiunta a tocchi speziati.  Lungo e godibile il finale. Il vino nel complesso è ancora giovane e destinato sicuramente a crescere nel tempo.

Enrico Malgi al termine della degustazione dei vini di Masseria Falvo all’hotel Rome Cavalieri

L’ultimo vino in degustazione è stato il Milirosu 2011, un blend di moscato di Saracena all’80% e saldo di guarnaccia e malvasia, frutto di un saggio appassimento delle uve sui graticci. Nel bicchiere il vino scorre lentamente, perché contiene un’ottima viscosità. Il colore è ambrato e brillante, con lampi dorati. All’esame olfattivo il vino cala tutti i suoi atouts, con profumi inebrianti di fichi secchi, di fiori selvatici e di frutta candita. L’impatto in bocca è seducentemente dolce, quasi mieloso, ma sicuramente non stucchevole o sciropposo, perché il vino possiede un’ottima acidità, che dona freschezza a tutto il palato e/o equilibrio. E’ poi succoso e dinamico. Si percepiscono anche tratti di uva passa, datteri, erbe officinali, albicocca confit e bergamotto. Il finale lascia la bocca piena e soddisfatta. Chapeau!

 

Masseria Falvo 1727

Saracena (Cs) – S.P. Piana – Località Garga

info@masseriafalvo.itwww.masseriafalvo.it

Tel. 0981 27968 – Cell. 340 5148480

Enologo: Vincenzo Mercurio

Ettari di proprietà: 100, di cui 26 vitati

Vitigni: lacrima del Pollino, greco nero, moscatello di Saracena, guarnaccia, malvasia bianca, traminer e riesling.

4 commenti

  • Mondelli Francesco

    (3 febbraio 2014 - 21:02)

    Personalmente ho apprezzato il primo per freschezza e bevibilià e l’ultimo per essere un passito non stucchevole ,ma che,al contrario,invitava a una nuova beva.PS.Piacevole un sentore molto intrigante di fichi secchi appena sfornati che si percepiva nel vino dolce e che mi riportava alla mia gioventù vissuta nel Cilento che tante affinità gastronomiche e culturali ha con il PollinoFM.

  • enrico malgi

    (4 febbraio 2014 - 09:58)

    Caro Francesco, concordo con te, anche se personalmente ho apprezzato tutta la batteria dei vini presentati. Mi dispiace soltanto che non hai potuto presenziare alla miniverticale serale del Donna Filomena, perché avresti senz’altro goduto di un ottimo vino, al pari di quelli in degustazione nel pomeriggio. E poi i fichi secchi che si sono percepiti nel bouquet del Milirosu rappresentano il giusto gemellaggio Pollino-Gerlbison!

  • Donato Notarachille

    (8 febbraio 2014 - 21:10)

    La miniverticale in serata è stata molto interessante, dispiace per chi non ha avuto la fortuna di parteciparvi.
    Però, se me lo consenti Enrico, sono convinto che Vincenzo Mercurio abbia voluto definirla un azzardo, ben sapendo di mentire perché il Donna Filomena è davvero un ottimo vino e non sono così sicuro che lui e i Falvo si sarebbero presentati ad un esame del genere completamente all’oscuro della tenuta delle annate in degustazione!!

    Essendo un appassionato e non un esperto, volevo chiederti se in merito alla degustazione dei due rossi (che ho trovato veramente buoni) hai avuto la mia stessa impressione. Paradossalmente mi è sembrato meno “pronto” il Graneta 2010 che il Don Rosario 2011 (che essendo una riserva andrà sul mercato tra due anni). Provo a spiegarmi meglio. Ho avvertito (e non sono stato il solo, visto che in sala anche altri hanno espresso a fine serata la stessa considerazione) una maggior aggressività (quasi fastidiosa) nei tannini del Graneta piuttosto che in quelli del Don Rosario, quasi che servisse più tempo al primo per esprimersi al meglio.

  • enrico malgi

    (9 febbraio 2014 - 11:48)

    Caro Donato, i fratelli Falvo sicuramente sanno il fatto loro e poi fortunatamente possono contare su un enologo molto bravo ed esperto come Vincenzo Mercurio, per cui è normale che i loro vini siano di ottimo livello, compreso il Donna Filomena che è un vino atipico per la Calabria per la composizione dell’uvaggio non propriametne territoriale. Ma come sai, quando la fantasia e la competenza non latitano si possono effettuare degli esperimenti appropriati. E nel caso specifico questi esperimenti hanno portato poi a dei grossi risultati.
    Per quanto riguarda i due vini rossi in degustazione, devi pensare che sono molto giovani specialmente il Don Rosario non ancora commercializzato e quindi vanno aspettati ancora alcuni anni per la loro piena maturità. Il filo conduttore che lega queste due etichette poi è quello dello stesso vitigno di appartenenza, cioè la lagrima del Pollino che dà sicuramente vini molto tannici, potenti, corposi e ruspanti, ma che possiedono comunque un’ottima acidità di partenza ed una glicerica morbidezza. Vorrei invitarti, se ne hai occasione, a riassaggiare questi due vini in compagnia di paste al sugo, carni rosse e formaggi duri e vedrai che li troverai esemplari.

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