Prima o poi…Miami! Il reportage di Sara Marte

Letture: 171
Lo skyline di Miami (Foto Sara Marte)

di Sara Marte

Palme e fenicotteri. Il mare scorre veloce sotto la potenza di ricchissimi yacht e motoscafi. Donne in costumini tentatori passeggiano languide, uomini atletici tirano il ciuffo all’indietro e praticano lo jai alai. Auto di lusso, bella vita, appartamenti e ville ad un soffio dal mare strizzano l’occhio alle spiagge chilometriche di South Beach. E’ la sigla di Miami Vice! E’ Miami Beach Baby! Noi, prodotto anni ’80, prima di C.S.I. Miami, prima di The Glades, prima dei reality con le sorelle Kardashian abbiamo respirato questa città con Sonny e Rico.

Sonny e Rico, Miami Vice...non c'è più la moda di una volta!

Sono molti i luoghi comuni su Miami, (molti decisamente veri) e sulla Florida in generale, così, oltre al fluire delle immagini da telefilm, quello più diffuso e ironicamente più riuscito è: “ la sala d’attesa di Dio”! Tagliente espressione per spiegare che qui convogliano i vecchietti dal nord del paese per incontrare temperature clementi, strutture accoglienti, agevolazioni fiscali e magari attendere… Miami beach è puro caos, così ben organizzato che ci si abitua in fretta. Sono 5 chilometri in cui si seleziona la vita. Le spiagge infinite, gay friendly come tutta Miami, esplodono di colori. Le torrette sono uno spettacolo di vivacità fuse al calore tropicale e alle miti acque intiepidite dalle correnti del Golfo.

Bandiera Arcobaleno e spiaggia infinita di South Beach (foto di Sara Marte)

 

I colori vivaci di Miami Beach anche in spiaggia (foto di Sara Marte)

 

Chilometri di spiaggia ed una delle coloratissime torrette di Miami Beach (foto di Sara Marte)

Così come accadeva in passato sulle nostre coste d’estate tutti scendono con borse frigo di portata impressionante. Ingenui voi che vi aspettate cibarie, panini e Coca Cola. Qui tirano fuori bottiglie di vodka e simil succhi di frutta, miscelano improbabili cocktail e approfittano dei fondali bassi per rimanere a mezza gamba e sorseggiare in acqua per ore e ore. Roba da rimanerci secchi per un comune stomaco italico!

Edizione limitata della Absolut Vodka dedicata a Miami: Fenicottere, sole, palme e mare simboli della città (foto di Sara Marte)

Ciabattando dalla spiaggia verso il centro altri colori attireranno la vostra attenzione. L’Art Déco District è un tutt’uno caotico assieme alle luci dei locali più “in” ed al traffico di macchine invadenti e sfacciate. Dapprima Miami beach non era altro che una lingua di sabbia da raggiungere solo in barca. Dal 1913 invece, in seguito alla costruzione del ponte che la collega alla terra ferma, Carl Fisher ne avviò il suo formidabile sviluppo. Attorno agli anni venti, godeva di un grande fervore turistico ed economico. Dopo l’uragano del ’26 ed il fatale ‘29 con il crollo di Wall Street la zona trovò disgrazia. Negli anni ’30 un nuovo slancio avviò la costruzione di palazzi in Art Déco. Dopo la seconda guerra mondiale, un nuovo declino investì Miami Beach. Oggi, grazie all’impegno di Barbara Capitman che nel 1976 fondò la lega per la tutela artistica di Miami, hanno recuperato e salvaguardato l’architettura Déco che rischiava di scomparire sotto l’urbanizzazione.

Ocean Drive e la strada dedicata a Barbara Capitman (foto di Sara Marte)

Qui oltre 800 edifici in art déco dominano il paesaggio costituendo l’agglomerato più ampio al mondo. Quest’arte qui diventa anche Tropical Dèco con vivaci colori come il famoso rosa fenicottero. Frequenti i raggi di sole, accennati, colorati, stilizzati. Si evolve poi in Streamline Moderne che enfatizza inoltre lunghe linee orizzontali, morbide curve e tipici riferimenti nautici. Qui e lì spunti di Revival mediterraneo.

Influenze nautiche per il Waldorf Tower, 1937 (foto di Sara Marte)
Colony Hotel, con la più famosa insegna al neon del paessaggio notturno di South Beach e tra gli albergli più belli di Henry Hohauser (foto di Sara Marte)

 

La macchina accompagna lo stile anni '30.Gli Americani sanno sempre valorizzare quello che hanno. Anche quando non è tanto! (foto di Sara Marte)
L'Hotel Breakwater, in stile Stremline Moderne, di Anton Skislewicz. (foto di Sara Marte)
L'Avalon. Ancora un esempio di Streamline Moderne (foto di Sara Marte)
I colori del Park Central tipici degli anni '30 e '40 che richiamano la natura ed il mare di Miami (foto di Sara Marte)

 

The Webster ed il suo rosa fenicottero (foto di Sara Marte)

 

Ancora colori nell'Art Dèco District di Miami Beach (foto di Sara Marte)

La sera l’art Déco di Ocean Drive si accende di gusto multi-socio-etnico- cafonal. Donne di ogni peso e taglia in abiti talmente aderenti da sembrare guaine contenitive fluttuano su tacchi vertiginosi e abbarbicate a uomini dai muscoli gonfi e maglie improbabili. Varia umanità turistica assiste alla vita e si mischia con allegria alle passeggiate senza fine tra discoteche, spettacoli e drink. La voce dei dj “[…] liscia come le cosce di una stellina del cinema, morbida come piume d’oca, inebriante come rum e miele” (Joe R.Lansdale, Drive in, 1988) ti chiama a sé e tu semplicemente ti arrendi agli eccessi ormai assorbiti come normalità.

Drag Queens in uno spettacolo di cabaret e musica su Ocean Drive (foto di Sara Marte)

 

Luci al neon, locali gremiti e musica tipici della notte di Miami Beach (foto di Sara Marte)
Ocean drive di notte non si trasforma...rimane caos e divertimento come di giorno, ma di un altro colore! (foto di Sara Marte)

Drink da 36 oz, oltre 1 litro, sono il grande must! Bibitoni posti in bicchieri che nelle case italiane sono vasi da fiori. Inutile dire che sei un poveretto se lo dividi con qualcuno! NO! Te lo ciucci da solo e non è contemplata l’opzione che tu non riesca a finire quella delizia che ti ha stordito già da metà misura. Non basta! Tu quel drink te lo porti via in comodi bicchieri da passeggio. Insomma versione etilica della doggy bag!

Una piscina di Mango Mojito (foto e fegato di Sara Marte)

 

Mango Mojito in versione extralarge...o normale! (foto di Sara Marte)

E allora, strappati al buon senso, non resta che tuffarsi nei mojito dalle versioni a frutta più disparate. Qui, zona tropicale, saltando a piè pari la vergognosa fragola in sciroppino chimico, puoi gustare ottimi mango mojito. Quando pensi di essere un eroe, o un sopravissuto dei 36 oz drink, scopri di essere solo un pivello. La tua prossima sfida è un Iced Margarita con coppia di Corona a testa in giù!

Iced Margarita...e due Coronas! (foto di Sara Marte)

In realtà il povero iced Margarita, sarebbe un cocktail, anzi per essere precisi un sorbet drink, molto elegante nel gusto e nella consistenza: 2 misure e ½ di tequila silver, 1 misura e ¼ di Cointreau, 1 misura e ¼ di succo di lime ed infine circa 6-8 cucchiai di sorbetto al lime e 150 ml di limonata ghiacciata.  Dopo aver fatto aderire al bordo del bicchiere, strofinato con uno spicchio di lime, lo zucchero semolato si pongono le fettine di lime e limone nel bicchiere. Intanto mescolate la tequila, il Cointreau e il succo di lime in una brocca.  Con un mestolo ponete il sorbetto nei bicchieri. Aggiungete la stessa quantità di drink appena miscelato e colmate il bicchiere con la limonata. Fatto!  Se siete inguaribilmente eccessivi e provvisti di bicchieri-vaso, oppure vi va di divertirvi capovolgete due Corona e berrete tre drink in base al tempo che passa: l’Iced Margarita; un ibrido strano tra birra e Margarita ormai, non più tanto iced e sul finale, felicemente storditi, le Coronas!

Uno scorcio di Miami Beach prima del tramonto (foto di Sara Marte)

Attirati dalle luci come falene, frullati dai rumori, cotti dal sole, spennati dalle boutique eppure felici di quell’incomprensibile osmosi, non resta che allontanarsi da quell’infernale paradiso. Vi avrà rigenerati e liberati da ogni pensiero, così potrete partire alla volta di una Miami più intima. Occhio però a non desiderare troppa pace che qui, “sala d’attesa” non si sa mai che Qualcuno prenda una svista!

6 commenti

  • Mimmo Gagliardi

    (22 settembre 2012 - 19:11)

    ;)

  • Lello Tornatore

    (22 settembre 2012 - 19:53)

    Saretta cara, ma non ti pare che abbia più titolo di te, anagraficamente parlando, per…”la sala d’attesa”? ;-))
    Bravissima come al solito, e perfettamente integrata nello spirito “yankee”…

  • Sara Marte

    (22 settembre 2012 - 19:59)

    Lello ma tu sei un giovanotto! se ti porti le solite bombole d’ossigeno irpine, ci andiamo a fare un giro per locali!
    :oP

  • Vincenzo

    (22 settembre 2012 - 19:59)

    Fantastico l’Iced Margarita e travolgenti i colori notturni. Mi domando se quella città così “osmotica” non possa essere il connubio perfetto tra la pace e la tranquillità della “Sala d’attesa” per chi ha qualche anno di più e la sfrenata allegria adatta a chi con qualche anno in meno riesce a cogliere il “sottile umorismo” degli spettacoli di Drag Queen. Ad ogni modo costringerò qualche povero barista nostrano a prepararmi un Iced Margarita, ora la curiosità è troppa!

  • alessandro selvaggio

    (22 settembre 2012 - 21:04)

    foto e fegato di sara marte ma anche occhi naso e … verve ti immergono nel bagliore dei neon e nelle maxi porzioni locali! se a sabaudia vedessi qualcuno sulla riva a sorseggiare un beverone auto prodotto ed ideato effettivamente avrei qualche remora ad avvicinarmici ma…spiaggia che vai usanza che trovi!

  • stefano

    (22 settembre 2012 - 21:37)

    Semplicemente UNICO

I commenti sono chiusi.