Quanto è fresco l’Amarone: l’Anteprima 2005

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Crosara
E’ possibile conciliare la freschezza con l’Amarone? Con il millesimo 2005 sicuramente si. Non sappiamo se per merito della difficile e controversa annata presentata a Verona la settimana scorsa, o grazie alla scelta produttiva sempre più evidente in alcune cantine dove si gioca meno sull’eccesso di alcol e di zucchero cercando, per quanto è possibile con la tecnica dell’appassimento, prodotti capaci di rivelare anche ambizioni eleganti. Un dato è certo: la difficoltà di vendite nel settore non sfiora il grande rosso veronese che ormai ha completamente cannibalizzato il Valpolicella Classico, in dieci anni la produzione è praticamente raddoppiata tanto da far affermare al presidente del Consorzio Luca Sartori che l’Amarone è «l’antidoto alla crisi», un po’ come lo Champagne. E questo nonostante la cucina sia sempre più alleggerita nella tecnica di cottura oltre che di presentazione. La risposta positiva viene infatti soprattutto dal mercato estero. A noi è piaciuto molto il Crosara de le Strie (incrocio delle streghe) di Corte Rugolin, la piccola ma solida realtà della famiglia Coati nel cuore della Valpolicella che ha celebrato giusto giusto il suo decennale. La materia e l’alcol sono infatti supportati da una freschezza decisamente inaspettata, capace di mettere in secondo piano anche l’aspetto dolce rendendo il vino abbinabile a molti piatti strutturati oltre che capace di fare promessa di longevità che, come si sa, è una delle caratteristiche di questo vino. Vogliamo citare, a corredo degli oltre quaranta assaggi, l’Amarone di Accordini in quel di Pedemonte, di Cà La Bionda a Marano, il Bosco di Cesari a Cavaion Veronese. Notevole il frutto di Domenico Fraccaroli e Monte del Frà e ancora il Monte Sant’Urbano di Speri, il Ca Bertalli dei Fratelli Recchia, il mitico Campo dei Gigli di Tenuta Sant’Antonio e la batteria di Venturini. Non sono segnalazioni tanto per uscire fuori dalla lista dei soliti noti, ma il tentativo di offrirvi una piccola carta con costi franco cantina che in genere oscillano attorno ai 20 euro senza scontistica. Il territorio somiglia molto a quello del Brunello di qualche anno fa, i rischi di ingordigia ci sono, ma la risposta giusta, oltre nella tecnica di vinificazione comunque complicata e ai controlli esercitati dal Consorzio sulla tracciabilità che vanno ben oltre quanto previsto dalla normativa, è nel blend. Già, l’uvaggio. In Italia abbiamo infatti troppo facilmente dimenticato la funzione salvifica di compensazione in cantina di quanto avviene in campagna e forse il cuore del segreto dell’Amarone è proprio la possibilità di ripagare gli «errori» della corvina dosando rondinella e molinara.