Radici 2001 Taurasi riserva docg

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MASTROBERARDINO
Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro
Fermentazione e maturazione: legno

L’entrata in commercio della riserva è l’atto finale dell’annata con il quale si consegna il millesimo alla storia e al ricordo degli appassionati. C’è un po’ una vena di malinconia, dunque, nel fare questa scheda pensando a quanti doni ci sono stati fatti dalla stagione 2001, a cominciare dai bianchi strepitosi ancora oggi da godere in pieno se parliamo di Fiano e di Greco. Tutti i rossi, poi, hanno mostrato un potente equilibrio non più ripetuto a queste quote nelle stagioni successive, e sono ancora lì, freschi e giovani, in attesa di ulteriore evoluzione. Ma il santo festeggiato, si sa, esce alla fine della processione, ed ecco allora il Radici 2001 riserva etichetta bianca, quella che userei come avatar se partecipassi a qualche forum in rete o in second life. La 2001 ha messo tutti d’accordo, non c’è guida che non abbia consegnato il massimo a questa etichetta e alla fine uscirà ai primissimi posti nella classifica comparata insieme al Montevetrano abituato da sempre a questa performance. Per Vini Buoni del Touring, ad esempio, posso dire che raggiunse 85/100 in degustazione coperta confuso tra altri entrando di forza in finale per poi impossessarsi della corona nel panel nazionale tenuto a Caserta. Standing ovation al Gambero, Ricci lo ha inserito nei classici dei classici, idem anche per l’Espresso. Come vedete, ci sono vini capaci di mettere d’accordo le diverse scuole di pensiero, al di là del metodo di degustazione usato e delle antipatie e simpatie verso questo o quel produttore: come per i ristoranti, non credo ormai esistano degli incompresi in giro. Poi, come sempre, si può discutere di questo e di quello, ma sono dibattiti destinati a nascere in ottobre e a morire a novembre e servono ad alimentare l’interesse e le vendite, restano alla fine le scelte fatte dalle diverse commissioni di degustazione. Ma torniamo al nostro Radici. Sapete la cosa più straordinaria da fare per misurare il valore di una bottiglia negli anni? E’ contestualizzare il vino nel tempo in cui è stato concepito. Vediamo: non c’era nell’inverno 2001-2002 alcun cenno di crisi alle porte, il mondo vitivinicolo viveva una euforia senza precedenti e i prezzi schizzavano in alto al pari della concentrazione ottenuta o in campagna con la radicale potatura o in cantina con i concentratori. Vincevano i vini morbidi piallati dalla barrique, poco cerebrali e molto muscolosi, da masticare come si diceva e si scriveva con una punta di orgoglio. Ecco, pensate come sia invece in  controtendenza il Radici riserva di Mastroberardino con questa impostazione classica, a iniziare proprio dall’uso del legno, un sapiente e complicato alternarsi per 30 mesi fra legno piccolo e grandi botti di rovere di Slavonia, un gioco che costituisce il primo segno distintivo di tutti i grandi vini. Insomma, per dirla breve, l’azienda non si è fatta suggestionare da quello che andava in quegli anni, ha proseguito dritta secondo una strada tracciata sin dall’annata 1968 e perfezionata a partire dal 1986, prima edizione del Radici: neanche la resa pr ettaro, siamo sui 70 quintali, è stata abbassata in maniera esagerata contavvenendo alla equazione di moda una pianta, un chilo di uva, una bottiglia. In questa capacità di alzarsi in piedi mentre tutti stanno guardinghi a carponi e guardare più avanti c’è il segreto del successo di questi giorni del 2001, la sua modernità e la sua attualità: guarda caso, è tornata l’attenzione verso l’eleganza nonostante qualche reduce di Salò invochi il ritorno al vino-frutto di popputa memoria. Sicché il 2001 rappresenta, più ancora del 2000 figlio di una stagione equibrata ma calda, l’archetipo dell’Aglianico, la sua massima espressione maturata nel corso del tempo: il naso ha un buon equilibrio tra la frutta rotonda e le spezie non invasive, con note iniziali di prugna e successive di tabacco biondo, liquirizia, foglia di pepe, note balsamiche fresche che preparano il palato alla beva in cui si ritrova la freschezza indispensabile in ogni grande vino, lo scheletro. Una freschezza prevalente ma non squilibrata, in effetti ha già scontato sei anni dalla vendemmia, il tannino, uguale, presente ma risolto dolcemente e non piallato, la struttura e l’alcol non esuberante sono in ottimo equilibrio fra loro. La beva prosegue di buon buzzo sino al finale classico dell’Aglianico, con la frustatina amarognola da pulizia del palato e una persistenza impressionante capace di lasciare il ricordo delle sensazioni per una lunghezza interminabile. A bicchiere vuoto le caratteristiche del Radici sono ancora più esaltate nella componente fruttata piuttosto che nei terziari assolutamente timidi al momento. Un vino da bere tutto, la bottiglia si finisce con grande faciltà proprio grazie alla piacevolezza di fondo, importante ma al tempo stesso conviviale: lo vedo molto bene in una tavola della domenica a fare il suo lavoro su un ragù napoletano e su piatti di carne tradizionali come il capretto e l’agnello ma anche su un roast beef oggi passato di moda in Italia. Non ci metterei vicino formaggi stagionati in modo eccessivo perché nonostante parliamo di un riserva, è ancora un vino sostanzialmente giovane e l’abbinamento penalizzerebbe la frutta invece molto piacevole in questa fase iniziale, magari tra qualche anno, quando il 2001 diventerà adulto, lo berremo assoluto spiluccando, allora sì, un pecorino di Carmasciano di lungo corso. Ma avremo modo di rivederci: come con la 1988 e la 1997, questa annata è destinata a farci a lungo compagnia.

Sede a Atripalda, via Manfredi 75-81
Tel. 0825.614111, fax 0825.611431.
Sito: http://www.mastroberardino.com
Enologo: Piero Mastroberardino
Bottiglie prodotte: 2.400.000
Ettari: 150 di proprietà e 150 in conduzione
Vitigni: aglianico, piedirosso, fiano, greco, coda di volpe, falanghina