Radici 2010. Ecco i 13 Aglianico del Vulture giudicati da me a etichetta coperta

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Marilena Balletta, interprete e assistente della giuria tecnica (foto di Franco Ziliani)

Al concorso di Radici 2010 ho rilevato con esattezza tutti gli Aglianico del Vulture in concorso. E’ noto il mio smisurato amore per questo vino, per nulla scalfito dal non essere stato corrisposto nelle annate 2001/2003 per via dell’eccesso di polpa, dolcezze, legni e cioccolata Perugina.

Voglio dunque fare brevi considerazioni, rinfrancato da una visione positiva di queste due batterie al concorso. Non fatevi ingannare dai punteggi in centesimi, difficilmente supero la soglia psicologica degli 85/100. L’anno scorso mi capitò solo con due Primitivo di Gioia del Colle.
Ecco appunto, rispetto all’edizione 2009, stavolta il rosso che più mi è piaciuto è stato l’Aglianico, che tanto mi aveva, ci aveva, deluso l’anno precedente. Il Nero di Troia decisamente in crescita ma senza emozioni, il Primitivo sicuramente smarrito tra dolcezza poco fresca e potenza scomposta, il Negroamaro ancora indecifrabile dopo essere stato indissolubilmente segnato da Severino Garofano i cui vini restano l’idealtipo a cui inconsciamente ogni degustatore sugli anta si rifà

Kyle Phillips e Christina Pickard (foto di Franco Ziliani)

Gli Aglianico, a mio giudizio, sono emersi per questi quattro motivi
1- decisa eleganza e pulizia olfattiva e palatale
2-segno sapido e minerale comune e tracciabile
3-buon bilanciamento tra frutto e legno
4-complessiva sensazione di affidabilità

Non ci sono stati acuti, ma tutto buono e in ottimo rapporto tra qualità prezzo.

L’Aglianico si conferma
1-Rosso da abbinamento
2-Rosso dal naso sostanzialmente debole e poco suadente anche se cangiante e non monocorde
3-Rosso da straordinaria bocca, vivace, complessa, lunga e rinfrancante

La brava sommelier Betty Mezzina (foto di Franco Ziliani)


L’Aglianico è stato forse favorito

1-Perché parliano della 2007 in cui la potenza del frutto della stagione calda ribilancia protocolli da legno eccessivo, rendendo comunque il vino più pronto
2-Perchè sono stati presentati i 2005 e dopo cinque anni si può iniziare a ragionare.

Tom Cannavan e Tom Hyland (foto di Franco Ziliani)

Ecco adesso le note

Pian del Moro AdV 2008, Musto Carmelitano
83/100

Con Mauro Erro lo abbiamo “adottato” nelle Piccole Vigne e dunque mi ha fatto piacere scoprire il risultato. Forse favorito per essere arrivato dopo una abboffata di rossi misti di cui non si trovava traccia di progetto. Naso poco intenso, ma complesso, austero, integro. Al palato niente ruffianerie, al retrolfatto vince l’amarena. Lungo, in buon equilibrio, sapido e piacevole.

Terra Ter Adv 2007, Tenute D’Auria
75/100
Naso pulito ma debole, in bocca un po’ svogliato.

Stupor Mundi AdV 2007, Carbone
82/100
I nostri Luca e Sara devono decidersi: questo Stupor per stupire deve diventare un riserva da mettere sul mercato dopo almeno cinque anni, tanto già ci sono i vini base e di fascia medio alta. Naso moderno con leggero sbilanciamento al legno, sostanzialmente contenuto. In bocca è austero, tannini presenti, lungo, sapido, senza dolcezze se non i rimandi di frutta (amarena e prugna). Il 2008 lo vogliamo iniziare a bere nel 2013 please.

L’emozione AdV 2007, Azienda Ofanto
80/100
Un rosso ruspante, giocato sostanzialmente sulla freschezza in bocca mentre il naso è poco intenso. Un po’ tannico, da aspettare ancora un poco prima di stapparlo. Comunque un buon debutto, a parte il nome che fa molto neomelodico napoletano.

Carato Venusio Adv 2007, Cantina di Venosa
79/100. Primo classificato giuria tecnica.
Sempre affidabile questo classico della Cantina dal grande rapporto qualità/prezzo anche se dal 2001 ha imboccato una deriva fruttata da noi poco gradita. Pure qui ci sono eccessi balsamici da legno mentre in bocca cede un po’ sotto il peso della materia sovraestratta. Si vede la voglia demodé di fare il vinone. Capirete dal fatto che ha vinto nella mia giuria che sono stato in netta minoranza!

Grifalco AdV 2007, Lucania
81/100
Rosso di mestiere, con frutta, legno, freschezza e alcol in ottimo equilibrio. Tannini risolti, un vino pensato per essere bevuto anche subito, nella mia nota di appunti leggo: buono. Ossia piacevole da versare. Senza eroismi, molta concretezza. Lo avrei preferito appena appena un po’ più sapido.

Macarico AdV 2007, Macarico
80/100. Secondo classificato per la giuria appassionati

Naso di buona fattura, gradevole e ricco. A differenza degli altri anche intenso oltre che persistente. In bocca si sente un po’ di legno in eccesso con tannini vivi da risolvere, al punto che porta anche un po’ di astringenza. Da aspettare molto a lungo

La Firma AdV 2007, Cantine del Notaio
80/100

Il naso è un po’ cotto, ma è lungo e intenso. Anche in bocca c’è questa corrispondenza con un ritorno dolce che lo rende immediatamente riconoscbile. Poi c’è china, liquirizia, nota balsamica, infine sapidità. Tanta materia che comunque scorre spedita e senza stancare.

Vetusto AdV 2005, Consorzio Viticoltori del Vulture
83/100. Secondo classificato giuria tecnica

In questo caso sono stato in linea con il responso della mia giuria. Bel naso, frutta e note fumé, ottima spinta in bocca con tannini naturalmente risolti. Lungo e intenso. Un bel vino di stile tradizionale. Anche qui dal grande rapporto tra qualità e prezzo.

Terra d’Orgoglio AdV 2005, Consiglio
75/100

Un filo di ossidazione poco nobile compromette il naso, mentre la bocca esprime sostanzialmente solo scarna ma vivace freschezza scissa.

Re Manfredi AdV 2005, Terra degli Svevi
84/100

Nel finale i vini che mi sono piaciuti di più.Questo ha avuto sicuramente il vantaggio di essere bevuto dopo quello che mi è piaciuto di meno e nelle batterie questa è la principale controindicazione. Ad ogni modo l’eleganza espressiva mi ha rinfrancato, frutta matura ma non dolce, note fumé e persino macchia mediterranea, tostatura di tabacco. In bocca energico, potente ma fresco, molto sapido e lungo. Questi sono piccoli capolavori capaci di accompagnarti una vita intera.

Oraziano AdV 2005, Martino
84/100
Il nostro amico Armando ha conservato un profilo tradizionale e i fatti gli danno ragione. Si tratta di un marker classico in cui mi ritrovo molto. Rosso abbinabile grazie alla freschezza, bella frutta ampia e croccante, sapidità. Lungo e intenso

Eleano AdV 2005, Eleano
83/100. Primo classificato giuria appassionati
Che dite, ho sbagliato giuria? Forse sì. In ogni caso ci ha preso decisamente meglio di quella tecnica dal mio punto di vista. Un po’ caldo magari, ma bilanciato da freschezza e mineralità sapida.Un gran bel vino, anche questo della scuderia delle Piccole Vigne:-)

Luciano Lombardi e Juancho Asenjo (foto di Franco Ziliani)

Bene, comprate l’Aglianico del Vulture, bevetelo e moltiplicatevi. Il 2007 lo potete già stappare, le altre annate con comodo.
Que Viva el Vuture!

Un commento

  • Vignadelmar

    (14 giugno 2010 - 10:12)

    Accidenti, con una chiosa di tal fatta “Que Viva el Vulture”, una mia risposta si impone !!!
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    Guardando i punteggi ho avuto la conferma di essere di manica larga, costantemente di 7-8 centesimi. Tranne per un paio di vini dove invece tu sei stato molto generoso. Quindi, al netto delle reciproche generosotà e/o tirchierie nei punteggi direi che ci siamo, abbiamo valutato in maniera simile gli aglianici.
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    Certo non era difficile, quest’anno si sono offerti in grande forma, quasi tutti molto tipici, con i bei tanninoni in evidenza ed una presenza del legno molto calibrata.
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    Al netto della crisi economica e dei relativi bilanci dei produttori io potrei consigliare a tutti di consumare aglianico con un po’ di anni sulle spalle. Ho grande fiducia nella neonata DOCG e nel circolo virtuoso che può generare. Certo non mancano aglianici giovani e godibili ma il mio cuore e le mie papille gustative vanno alla ricerca di aglianici agée.
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    Ciao

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