Parco delle Cantine a Rapolla, Aglianico del Vulture, Camerlengo e il sogno di Antonio Cascarano

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Antonio Cascarano (FotoPigna)

Vive e lavora a Roma, ma la malattia di Rapolla non lo ha mai abbandonato. Così l’architetto Antonio Cascarano i soldi che guadagna li ha investiti nel vigneto del nonno, per costruire la cantina. In finale, per inserire il suo paese nella mappa vitivinicola del Vulture nella quale prima di lui era presente solo con i produttori di uve che conferivano a Barile o a Venosa.

Lo stoccaggio in cassette di legno (FotoPigna)

Finalmente, dopo aver goduto del suo vino in tante occasioni, l‘ultima a Matera, andiamo nella sua nuova cantina inaugurata lo scorso anno a giugno.

Le barrique di Camerlengo (FotoPigna)

Rapolla, come Barile, ha decine di vecchie cantine sul lato Nord. Mentre però nel paese di origine albanese si tratta della stessa collina, qui è quella di fronte al centro abitato dominato da un campanile di origine normanna costruito intorno all’anno mille.

Antonio in cantina (FotoPigna)
Ancora le barrique (FotoPigna)
Il tavolo poggiato su un castagno secolare (FotoPigna)
Per un attimo rubo il trono di Antonio (FotoPigna)
Il pane fritto (FotoPigna)
Camerlengo 2007 (FotoPigna)
Antelio 2008 (FotoPigna)
Il Parco delle Cantine
Rapolla vista dal Parco delle Cantine

Antonio produce due vini, entrambi da aglianico: il Camerlengo e l’Antelio. Meno di 15mila bottiglie piene di carattere dopo l’incontro con Antonio Di Gruttola. Tutti i vini sono buoni, dice Antonio tra un bicchiere e un pezzo di salsiccia con il pane fritto, ma il mio si deve ricordare e deve essere anche sano. Per questo è certificato VinNatur.
Sapete che il Vulture è uno dei luoghi del benessere della mia anima: ci starei sempre, mi piace tutto.

Una fontana dalla sorgente
Antonio beve anche acqua (FotoPigna)

Ci abbeveriamo in questo territorio pieno d’acqua, l’unico tra Campania e Puglia che non ha bisogno dell’acquedotto che nasce nel Terminio perché a sua volta ricchissimo. Gli orti esplodono di ortaggi, verdure e frutta.

Il vigneto di Camerlengo

Poi il salto al vigneto, due ettari compatti su una sorta di altopiano che affaccia sopra il crinale di Macarico a Barile. La vigna è piena di vita: fiori erba, farfalle, coccinelle.

Margherite tra il vigneto in fioritura (FotoPigna)
Il Vulture dal vigneto (FotoPigna)
Il sogno nel cassetto (FotoPigna)

Antonio vuole ristrutturare questo vecchio casolare abbandonato nel centro del vigneto. Sarà il prossimo passo.

Un gelso gigante nel vigneto (FotoPigna)
Il tipico terreno vulcanico nero vulturino (FotoPigna)

Ed ora, in esclusiva, vi presentiamo il trattore di Antonio:-)

La Jaguar Camerlengo

I due rossi di Antonio sono buoni, saporiti, lunghi e promettono invecchiamento positivo. All’inizio ricordano un po’ i vini dei contadini bevuti da ragazzo, poi con il tempo esplode la maturità dei terziari ed esprimono complessità. Ne riparleremo.



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