Renna, un Fiano fuori dalle mode

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17 aprile 2003

Torneranno, sì torneranno. Alla fine la vaniglia legnosa che fa uguali tutti i vini dagli Appenini alle Ande stancherà e allora i bianchi sottovalutati solo perché rimasti fedeli a se stessi potranno prendersi la rivincita.
Baldo Renna lavora alle falde del Partenio in una zona poco conosciuta dagli enoturisti e poco battuta dagli esperti sempre sparsi tra Santa Paolina, Lapio e Tufo. Ma il nome del paese, Sant’Angelo a Scala, quello dovrebbe ricordare qualcosa un po’ a tutti perchè ha lanciato Don Vitaliano della Sala nello star system tv. E così mentre il nostro parroco diceva messa e protestava, Baldo vinificava a Contrada Pannicara, 1 (telefono 0825.900963) dietro consiglio di Maurizio De Simone, occhi da scugnizzo e mano tipica. Suo, tanto per citare qualcosa, il miglior Taurasi 1998, quello di Contrade di Taurasi.
Ma c’è anche un altro elemento che a noi piace molto di questa aziendina di appena quattro ettari e che produce 120.000 bottiglie grazie all’acquisto di uve da persone di fiducia: pensate, il suo Fiano non supera ancora i 5 euro, meno delle vecchie diecimila lire.
Un record di onestà e, ve lo diciamo sicuri, di grande lungimiranza. Come il vicino Marsella a Summonte, questo bianco si affina più a lungo in bottiglia e nel bicchiere arriva quasi giallo oro o paglierino carico che dir si voglia, dall’odore speziato e segnato dall’immancabile nocciola la cui pianta avvolgeva i boschi della zona. Sicché nei toponimi trovate in continuazione via Nocelle, via Nocelleto, Torre Le Nocelle, eccetera eccetera. Chissà se i vini irpini faranno la stessa fine delle nocciole, andate fuori mercato perché troppo care rispetto all’offerta straniera.
Renna, dicevamo, non corre di certo questo rischio. Il suo è un Fiano terragno, lo vediamo sulla cucina vegetariana irpina, al massimo sulla carne bianca. Potrete anche chiedere il Lammiccato Irpinia igt, un coda di volpe fermentato in legno di castagno. Sinora unico passito di questo vitigno, uno sfizio da togliersi. Come pure, per i salumi della vicina Mugnano, va provato l’Ausculum Irpinia, ossia la sola bottiglia di aglianico del Partenio in circolazione.