Report e la Pizza: la Sagra dello scontato e tanto rumor per nulla (?)

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Pizzette bruciate

di Marco Lungo

Bene. Ci siamo tutti visti questa attesissima puntata di Report, con argomento principale “La Pizza”? Bravi. Abbiamo intanto abboccato tutti ad una campagna molto vicina a quella che in marketing si definisce Teaser,  solo che qui il prodotto era noto da subito. Hanno creato una grossa aspettativa, quindi, però per cosa?

A me è sembrata una grossa Sagra dello Scontato. Sì, amici, perché ditemi quanti di voi che veramente conoscete ed amate la pizza, hanno visto qualcosa di nuovo. Personalmente, io niente. Anzi, debbo anche rimarcare l’incompletezza dell’inchiesta che, nelle analisi degli elementi cancerogeni, ha ignorato l’acrilammide, composto su cui l’EFSA da giugno ha suonato il campanello di allarme in Europa come agente cancerogeno presente nella pizza e nel pane. Non mi sembra roba da poco, anzi.

L’unica cosa che è andata nel verso che mi auspicavo già nel mio precedente articolo in attesa di questa trasmissione, è stato il dichiarare giustamente da parte del Professor Guido Perin che, la questione degli elementi potenzialmente cancerogeni nella pizza,va vista come una aggiunta di una percentuale di rischio all’ammontare di essi a cui siamo comunque già esposti quotidianamente e che, quindi, non è che si muoia di pizza in assoluto, come qualcuno si aspettava venisse affermato.

La sensazione che mi ha lasciato questa puntata? Mah, amici miei, che dirvi, niente che non si sapesse. Che il forno debba essere il più pulito possibile? Eh. E ci voleva la Gabanelli per saperlo? Magari, ci voleva per far vedere che, invece, questa cosa elementare viene bellamente ignorata dai più. E, aggiungo su questo fatto perché trovo doveroso rimarcarlo, la cura e la conoscenza che uno dei giovani ma già grandi alfieri della pizza napoletana moderna ha dimostrato nel filmato, indica senza ombra di dubbio a tutti quale è la strada da seguire per rimanere eccellenze nel mondo per la pizza.

La cosa che spero sia stata devastante come effetto sul pubblico è stata la parte che riguardava gli ingredienti. Lì Report doveva essere guardato veramente da tutti. Anche qui, non abbiamo visto nulla di nuovo ma, proprio per questo, è ancora più pesante pensare che le cose siano così. Ci siamo resi conto di che cosa hanno fatto vedere sull’olio? A Napoli, dico a Napoli, un “nome” condisce la pizza margherita con l’olio di soia, e messo pure in bella vista. “Leggerissimo”. Ma si può vedere una cosa del genere ed accettarla supinamente? Scusate, il “nome” fa benissimo il suo lavoro, chiede pochissimo per la pizza che serve, di che cosa vogliamo parlare, perciò? Se uno pensa che per quella cifra possa avere qualcosa di superiore da tutti i punti di vista, beh, andasse con la stessa fiducia da McDonald’s ad aspettarsi hamburg di purissimo filetto.

Non solo: i Report-isti sono andati a cercare idrocarburi nei prodotti della combustione presenti sulla pizza ma, guarda caso, a nessuno di loro è venuto in mente di dire che olio di soia, di colza e di girasole, messi insieme, sono i componenti del biodisel. Sì, ricordate? Con quegli oli ci si alimentano i motori. Idrocarburi a iosa, quindi. Adesso capisco perché, una reclame di un olio di questi, anni fa, faceva vedere un noto attore che saltava agilmente una staccionata… Beh, sentite, un motore all’olio di oliva non l’ho ancora visto, perciò, io pretendo solo Olio EVO. Può darsi che mi dicano che, come carburante, sia troppo costoso però, a quel punto, preferisco morire in una Rolls Royce che in una 500.

E continuare a vedere che l’olio viene messo a caldo, qualunque esso sia? A caldo? Ma come, se per l’olio di oliva uno degli elementi qualificanti è la spremitura a freddo, per preservarne gli aromi ed i sapori, beh, che faccio, lo metto sulla pizza e poi nel forno? Davvero? Volete dirmi che una sana caprese è più saporita con l’olio di extravergine di oliva bollente messo sopra?

Mozzarella, poi, non ne parliamo. Lì abbiamo visto di tutto, anzi, forse non hanno neanche fatto vedere il minimo dei minimi del massimo dello schifo, cioè l’uso di formaggi squagliati, riciclati, cagliati chimicamente e ricagliati ancora, che tanto fanno felici quelli che, al giallo vivo che donano le loro chiazze di formaggio sulla pizza, ci abbinano una bella cravatta marrone e sono a posto così. Ed è sempre più sconfortante vedere come Case dal nome italiano, producano la mozzarella con latte estero o del tutto all’estero, perché così risparmiano. Anche qui, ricordate la questione delle “quote latte”? Complimenti ai nostri governanti. Noi, però, stiamo attenti ed accertiamoci sempre di tutto.

Pizza surgelata

Pizze surgelate, precotte, a lievitazione magica… il Nord ha fatto la sua bella figura di popolo di italioti in primis. Allucinante quello che hanno fatto vedere. Comincio a pensare che i movimenti secessionisti abbiano in realtà come scopo quello di sfruttare in piena autonomia la faciloneria ed enorme approssimazione dei consumatori di lassù. Non solo, noi facciamo costantemente, ogni giorno, queste figure di merda con i turisti, preda di gestori da galera la cui filosofia è “Tanto quello non torna più”. Complimenti, bella pensata, soprattutto molto lungimirante, in una epoca in cui in Rete è un attimo a far diffondere la notizia che tu dai le fregature. All’estero è così, molti di questi pseudo ristoratori non se ne sono accorti ma tanto, il tempo che si sappia in giro che tu sei un truffatore, il turista non è più tornato, tu lo hai spennato ma, spero, vedi anche la bara aperta che ti aspetta, così lasci spazio ai giovani ristoratori, più consapevoli di questo fatto e più coscienziosi dei loro predecessori nel servire al pubblico qualcosa da mangiare.

Milano, pizza in teglia. Pizza in teglia??? Ma sanno di cosa si parla? Vedere uno di questi ristoratori, poi, che spiega come la “pizza debba friggere nell’olio della teglia”, beh, è stato pazzesco. Vi ricordate quello che ho scritto sopra al riguardo dell’acrilammide? Bene, cercate in Rete che cosa è e come si forma. Ah, ci troverete anche il mio nome spesso e volentieri collegato ad essa, sì, siamo vecchi amici….

mozzarella di bufala campana

Poi, annoto cose sparse qui e lì della trasmissione, alcune imprecisioni, ad esempio ciò che ha detto il camiciobiancato del glutine che scompare con la lunga lievitazione (sì, certo, perché poi gli alveoli si formano con microscopici mattoncini della Lego), elenchi di vitamine e nutrienti che, però, non dicono essere in buona parte termosensibili per cui con il calore scompaiono o quasi (come ad esempio gli Omega-3, 6, 9: ti dicono quali sono gli elementi ricchi di questi acidi grassi ma non ti dicono che si deteriorano rapidamente con il calore e la luce e che, quindi, il più grande benefattore della salute degli italiani è stato il Duce, con il suo mitico olio di fegato di merluzzo sparato giù con l’imbuto…).

E della Gabanelli, in questa occasione nuovo oracolo sull’argomento, che arriva a dire (testuale) “Troppo glutine, nelle persone predisposte, favorisce l’insorgere della celiachia”, ne vogliamo parlare? Qualcuno gli spiega che la celiachia è una malattia genetica autoimmune, ci si nasce quindi, e che il glutine una persona celiaca non lo deve vedere neanche in foto? Gli dite che, in Italia, la percentuale massima di glutine ammesso nei cibi per celiaci deve essere inferiore a 20 ppm (Parti Per Milione), altrimenti si può scatenare la reazione malevola nel paziente? Che cavolo informazione ha dato? Pericolosissima, errata, fuorviante. E, già che ci siamo, dai Report, forza, demonizza sottilmente anche il glutine, facci vedere l’ennesimo biancocamiciato che inizia bene a parlare di gliadina e glutenine, andando poi in vacca quando poi non spiega correttamente cosa accade nel nostro intestino quando la qualità di queste due proteine non è elevata e, così, si abbonda nella produzione metabolica della Frazione III di Frazer che, quella sì in eccesso, provoca  quasi a tutti infiammazioni intestinali.

Non so a voi, però a me la figura che ha fatto il Presidente dell’AVPN mi ha lasciato molto perplesso. Di fronte alla prova provata che, includendo anche la storia del Disciplinare STG, molti “associati” servono tutt’altro, il suo atteggiamento è stato invece come se fosse convinto di vedere una realtà completamente diversa. Ora, o le sue “delegazioni” non vanno in giro come dice, o non gli raccontano la verità, o finge di non sapere. Fatto sta che lui dice una cosa, ma tutti noi ne abbiamo vista un’altra, ben lontana e peggiore rispetto a quello che sarebbero le regole corrette.

Bernardo Iovene: lui però la pizza a Lievito Madre l’ha mangiata con la famiglia:-)

Oh, insomma, dopo aver visto questo Report, vi ripeto che io sono rimasto deluso, rispetto alle aspettative. Sottilmente deluso. Credo che i motivi li abbiate capiti tutti, se mi avete letto fin qui. Non credo che avessi bisogno di sapere che la farina deve essere una Tipo 1, che deve essere lavorata per x ore come minimo e in una certa maniera, che i condimenti devono essere quelli pregiati che ci hanno fatto vedere (i pomodori, stavo dimenticando i pomodori, meno male che lì hanno detto parecchio e detto cose giuste), che il forno deve essere pulito, che non ci deve essere fumo, che si devono usare pale forate e altre cose del genere. Chi lavora bene e con coscienza, queste cose le sa di suo e le fa sempre, anche senza Report di mezzo.

Il problema sono i consumatori che, nella grande maggioranza di essi, non capiscono, non credono più che esista una qualità superiore, non la cerca, sono del tutto rassegnati o convinti che sia necessario sentirsi più o meno male dopo aver mangiato la pizza e, in tanti, pensano ancora che una pizza seria possa costare 4 euro. Perdurando questa ignoranza, non potrà che proliferare ancora di più una messe di approfittatori che sfrutterà questa grossa massa di stolti, a volte anche presuntuosi e non poco. Chi ha creato questa situazione? Per me chi ha iniziato a scendere di qualità costantemente, o per risparmiare furbamente sui costi (ed abbiamo ben visto che la differenza tra una pizza da camposanto ed una da Paradiso, nel costo di produzione non arriva a differire per più di un euro), entrando a buon diritto nel bel Dipinto degli Italioti, che ha addirittura soppiantato in peggio la cara, vecchia e vituperata immagine di “Italiani, spaghetti, mafia e mandolino”. In questo, ripeto, la Palma Ad Honorem va al Nord. E non può non farmi piacere che, in proporzione al bacino di utenza, proprio a Napoli ci sia sicuramente il maggior numero di pizzerie che si collocano oggi al vertice della categoria per qualità, attenzione, cura e ricerca costante dell’eccellenza, grazie appunto alla coscienziosità di alcuni giovani eredi di pizzerie storiche che, con grande coraggio ma anche molta intelligenza e lungimiranza, appena hanno potuto hanno virato verso l’alto ma che però ancora, secondo me, non sono premiati a sufficienza in proporzione ai loro sforzi. Questo sono convinto che accadrà, prima o poi e così, forse, un prossimo “Report” sulla pizza, non andrà in giro in certi posti parlandone come il migliore di qua o il più famoso di là, dimostrando poi l’esatto contrario.

Però, prima di tutto, noi consumatori, cerchiamo di evolvere presto. Chiediamo di più, informiamoci su quello che è il meglio, pretendiamolo. E non facciamo i comodoni andando supinamente appresso, ad esempio, a questa o quell’altra classifica o a quello che è diventato un bell’esempio del “Fatti la nomina e fottitene”.

No.

Dedichiamo tutti un po’ di tempo ad acculturarci seriamente sulla materia cibo e pizza in particolare. Chi è bravo e si dedica alla ricerca dell’eccellenza, non avrà problemi a dire per primo che cosa usa, ne sarà orgoglioso e, magari, mentre vi propone qualcosa starà già cercando di meglio.

Facciamo in modo che sempre di più capiscano che cosa è il “meglio”, che esiste e che deve essere un nostro diritto averlo. Tanto, abbiamo anche visto che non si può delegare ad altri questo tipo di controllo o valutazione, perciò, facciamoci da noi la nostra classifica dei posti, coltiviamo il nostro spirito critico e cresciamo, così faremo crescere anche tutta la categoria.

La pizza su report: Milena Galbanelli

Prima, però, cominciamo da subito a non aspettarci mai più hamburg di filetto da McDonald’s, troveremo sempre chi ci dirà che ce lo stanno servendo, noi penseremo che abbiamo fatto un buon affare, che siamo furbi, che chi ci fa pagare di più un prodotto è un disonesto, mentre i veri furbi e disonesti sono quelli che ci spacciano tappi di bottiglia per spille preziose, e tanti ci cadono ancora, a partire da oggi a pranzo e per i prossimi giorni, tanto, questa puntata di Report è già finita e, tutto quanto è stato detto, scomparirà nel nulla di un click…

14 commenti

  • Paperino

    (6 ottobre 2014 - 13:58)

    Sisi… La puntata scomparirà con un click… Hanno detto cose banali…. Ma intanto il casino preventivo su questo blog e sui social network è stato di enorme portata. Non avete neanche idea di quanto abbiate pubblicizzato la puntata di ieri. Sull’olio di semi… È una bella porcheria condirci la pizza. Ma a quanto pare sono in tanti a farlo, anche una pizzeria storica (Da Michele). Ritengo che chi usa olio di semi è ignorante e rovina l’alta qualità di tutti gli altri ingredienti o semplicemente non usa ingredienti di alta qualità. A Napoli, se considerassimo tutte le pizzerie che ci sono, si mangia mediamente una pizza di cattiva qualità. Peggio ancora va nel resto d’Italia. Sono dati di fatto. Incontrovertibili.

  • Pasquale Avino

    (6 ottobre 2014 - 14:55)

    Unico merito alla trasmissione è quello di aver fatto affiorare le tantissime zuzzimmerie e furberie di questi pseudopizzaiuoli.Qualche nome eccellente a dir la verità è pure lui caduto nella trappola,vedi Vuolo di Eccellenze Campane che ha dichiarato candidamente di non pulire mai il contenitore dell’olio.

  • enotime

    (6 ottobre 2014 - 15:11)

    Comunque la chimica è chimica, e alle regole della chimica non si sfugge. O meglio, in tempi moderni, sfugge le regole della chimica colui che pratica l’alchimia. E i risultati sono da medioevo.
    Sono questi i risultati che ha registrato Report, e, tolta la piccola nicchia degli informati consapevoli, molto vi è di vero.
    Esperienza personale: quando ero ragazzo, diciamo 35 anni fa, nel laboratorio della scuola avevamo uno dei primi gascromatografi d’Italia. Su una campionatura di 20 oli d’oliva comprati al super, 14 erano, chi più chi meno, taroccati con oli di semi. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio….
    Eppoi ci sarebbe da disquisire sugli oli di semi, alcuni dei quali, usati a crudo, sarebbero migliori dell’EVO, per il rapporto fra grassi saturi/insaturi e anche altri motivi….
    In ogni caso, oltre le temperature dei “punti di fumo”, (per l’olio d’oliva poco più di 190°C, per quelli di semi, meno,…) . tutti gli oli degenerano in una miscela, variabile, di idrocarburi, aromatici ed alifatici, tossici e/o cancerogeni. Ogni metodo di ottura ha i suoi pro ed i suoi contro.
    Per consolarci, non è che il crudismo faccia eccezione,:agenti inquinanti, patogeni, batteri, veleni, e chi più ne ha più ne metta sono altrettanto presenti.
    Insomma, alla fine, lasiateci mangiare in pace, che, se dobbiam morire, meglio morire contenti…..

  • Daria

    (6 ottobre 2014 - 15:32)

    Cmq..vero o non vero..banale o originale…al di là dei meriti che il giornalismo d’inchiesta può avere, credo che solo noi italiani siamo esperti nel tirarci la zappa sui piedi. In America hanno una banalissima roccia (tanto per dire) e la celebrano e santificano in migliaia di film e trasmissioni dalle trame e le salse più disparate,la ammantano di leggenda, di fascino, rendendola un cult, richiamando turisti, selfisti e quant’altro. Noi abbiamo molte cose buone ma preferiamo parlarne male, lamentarcene o rovinarle in un self-made che giustifica davvero lo scarso peso che abbiamo all’estero e gli stereotipi che abbondano sul nostro conto…

  • Mimmo Gagliardi

    (6 ottobre 2014 - 15:59)

    Bravo Marco e grazie.
    Il punto focale e’ quello a cui sei arrivato alla fine: l’ignoranza e il pessimo gusto del consumatore. Se non ci fossero consumatori faciloni e che badano solo a dire dove hanno mangiato piuttosto che a fare attenzione a cosa mangiano, non esisterebbero i ristoratori cialtroni o semplicemente faciloni. E’ come il gioco delle tre carte o delle tre campanelle fuori alla stazione centrale di Napoli. Tutti sanno che e’ un imbroglio ma c’e’ sempre il coglione che ci casca favorendo, a sua insaputa, la prosecuzione di questa attivita’. La gente ha il dovere di informarsi come ha il diritto di rifiutare un prodotto non correttamente preparato. Cominciamo da questo e vedrete come i ristoratori si dovranno allineare dovo le prime mazzate…

  • Giancarlo

    (6 ottobre 2014 - 16:03)

    L’articolo è condivisibile ma parziale.la maggior parte del pubblico,infatti,non aveva un background di conoscenze in merito all’argomento.purtroppo oggi penserà che la pizza margherita da 4 euro che si mangia a Napoli sia un Junk food e che invece le pizze fatte a Bologna siano migliori

  • igino caruso

    (6 ottobre 2014 - 16:18)

    Ad un certo punto mi sono pure annoiato del report ma ho colto un potenziale vantaggio,informare i propri clienti chiarendo a loro con messaggi il proprio lavoro ,ingredienti ecc.ecc.informando che noi lavoriamo diversamente e che occorre fare un piccolissimo sacrificio economico per provare ancora gusto ed emozione davanti ad una semplice pizza .

  • Alessandro

    (6 ottobre 2014 - 16:54)

    Anche io sono rimasto deluso dal servizio di Report, mi aspettavo maggior originalità nel trattare un argomento così importante.
    Il solito parallelo Nord Sud ha veramente stufato.
    Se i forni devono essere puliti perché non fanno un servizio sulle ASL e sui NAS? I napoletani sono sporchi e cattivi? Siamo ancora a questo per fare ascolti?

    La prossima volta parleranno del fumo passivo della salsiccia alla brace che il vicino in campeggio ci propina tutte le sere d’estate?

    Certo, da amante della pizza, devo purtroppo confermare che la maggior parte dei consumatori non apprezza la differenza tra le diverse qualità e questo deprezza un prodotto che dovrebbe essere essenzialmente “povero e genuino”.
    Il consumatore che continua a mangiare la pizza da chi la fa bruciare……è lo stesso che ama le patatine di Mc Donald…

  • peppiniello

    (6 ottobre 2014 - 17:08)

    Il sillogismo.ai più,ahimè,viene facile facile:il caffè fà schifo,la mozzarella fà schifo,la pizza fà schifo,Napoli fà schifo ed i Napletani anche!

  • MassimoP

    (6 ottobre 2014 - 18:18)

    Peppinielliooo… le pizze passano a tre!

  • marco

    (6 ottobre 2014 - 18:47)

    al tempo del duce era olio di ricino =purgante non olio di fegato di merluzzo= ricostituente!!!

    • Marco Lungo

      (6 ottobre 2014 - 20:02)

      Hai ragioneeee!!!!

      Ho scritto una boiata!

      Insomma, manco il Duce ci ha curato, e che cavolo….

      :-D :-D :-D

  • Andrea "Pepe Carvalho" Pignataro

    (6 ottobre 2014 - 20:24)

    Bravo Marco, bellissimo – e superdotto – articolo. Solo un appunto: non condivido solo la tua frase “in tanti, pensano ancora che una pizza seria possa costare 4 euro”. Io sono convinto che una pizza seria, con farine ottime, condimenti sani e saporiti, cotta in un forno come Dio comanda, possa costare 4 euro. Almeno nel Salento è possibile. Chiedere a Tommaso Esposito per conferma! :-)

    • Marco Lungo

      (6 ottobre 2014 - 22:53)

      Beh, sì, forse ho un po’ generalizzato ma, come dimostrato dal servizio di Report, il grosso del problema della qualità non è al Sud. SI comincia già ad averlo a Roma, per dire, dove le eccellenze campane come ingredienti sono gravate dalle spese di trasporto e pochissimi sono disposti a pagare di più. Figuriamoci a Milano. Ed anche parametrando comunque diversamente i prezzi, a Salerno, ad esempio, dovrei parlare del cartellone pubblicitario che ha fatto il giro di Facebook dove, un locale del luogo, pubblicizzava il menù pizza ad un euro (pizza più bevanda) e menù ristorante a due euro e mezzo (primo, secondo e bevanda). Come vedi, non c’è mai limite al peggio…

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