Ripe del Falco 1988 Cirò rosso classico superiore riserva doc

Letture: 82

Il pranzo di Pasqua merita davvero un vino speciale. Il Ripe del Falco di Ippolito, la più antica cantina calabrese, sicuramente lo è. Basti pensare che in commercio l’ultima uscita è datata 1993, un Cirò rosso riserva che va incontro al mercato dopo quasi 15 anni dalla vendemmia: tanto tempo di attesa e un prezzo straordinario di partenza, appena 12 euro, quanto, più o meno, un Taurasi medio di tre anni. Una prova di forza del gaglioppo, il vitigno più diffuso in Calabria, capace di mantenere integra la sua freschezza giovanile anche a distanza di tanti anni. Ne voglio parlare a proposito del 1988, siamo a vent’anni, provato durante una meravigliosa verticale fatta in azienda con i fratelli Enzo e Gianluca e con il loro cugino Enzo, grazie alla quale siamo andati indietro sino al 1971 passando per il 1986, primo anno in cui il Cirò rosso riserva di Ippolito si è chiamato Ripe. Un rosso finito fuori moda per via dell’uso parsimonioso di legno, la fermentazione in vasche di cemento, e soprattutto per il colore scarico, poco concentrato, caratteristica impensabile al giorno d’oggi e che invece regala alla bottiglia irregolare il suo fascino ammaliante, quello degli stili capaci di attraversare il tempo, dei classici insomma. Il Ripe nasce nella zona del Mancuso, fra Cirò e Cirò Marina, una bella tenuta dove ci sono i vigneti più pregiati della famiglia Ippolito, dai quali esce anche l’altra riserva, i Colli del Mancuso, appunto. Il 1988 si è presentato intrigante e molto buono, a cominciare dal naso discreto e persistente di frutta sotto spirito, tabacco biondo, spezie dolci, note balsamiche, in una perfetta corrispondenza con il palato nel quale il vino entra morbido per poi acquistare una spinta decisa grazie alla freschezza assolutamente integra che rende la beva gradevole e appagante. Un vino tosto, certo, ma in cui alcol a quota 13,5 e tannini sono in perfetta osmosi con le altre componenti, un equilibrio quasi fossilizzato nel tempo, ben oltre ogni possibilità che si può costruire persino con la fantasia. Le caratteristiche del Ripe lo rendono agli occhi di tanti un prodotto d’antan, ma per questo sposa alla grande un pranzo in cui a tavola si gioca con il passato e le golosità infantili ormai recuperate solo in poche occasioni: il fusillo al sugo di castrato, il bucatino con la ‘nduja, oppure il marro, grande ricetta delle Murge, budella di capretto ripiene dei suoi fegatini, proposta con patate e lampascioni alla Locandiera di Bernalda. è il Sud dei sapori forti e non omologati, dei tempi lunghi necessari alle cotture e ai suoi rossi magistrali, il Gaglioppo e l’Aglianico.r