CANTINE VINCENZO IPPOLITO 1845
I cugini Vincenzo e Vincenzo Ippolito
Uva: gaglioppo
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio, cemento e legno
La storia di questa riserva “cult” di Cantine Ippolito comincia nel 1956.
Erano gli anni in cui da Cirò partiva tanto vino destinato a dare corpo al barolo. Il legame degli Ippolito con questo vino, voluto da Nonno Vincenzo, è prima di tutto affettivo. Il nome deriva dalla coppia di falchi che vivono nel bosco vicino al vigneto aziendale del Mancuso dove volteggiano in libertà.
Il vino, da uve gaglioppo 100%, nasce dal vigneto cru (participio passato del verbo “croire”che in francese vuol dire circoscrivere, delimitare, da qui il cru nel senso di particella circoscritta) del Mancuso di circa 60 ettari con 5.600 ceppi per ettaro e una resa di 60 quintali.
Le vigne, mi raccontano i due cugini Ippolito, entrambi Vincenzo di nome, sono a circa 200 metri sul livello del mare, hanno circa 40 anni e le marze sono il risultato di una collaborazione con la Facoltà di Agraria di Bari. Il terreno è di matrice mista calcarea e sabbio-limosa con una buona capacita’ drenante ed esposizione nord – est/sud – est, la zona è ben ventilata e con buona escursione termica che aiuta lo sviluppo degli aromi.
La vendemmia è manuale verso metà ottobre. Il vino resta sulle bucce per circa 15 giorni in acciaio, affina in tonneau per circa 18 mesi per poi essere imbottigliato ed uscire sul mercato dopo oltre 10 anni dalla vendemmia.
Il vino mi appare subito austero, elegante e longevo, grazie alla potente spalla acida. Il bicchiere racchiude la filosofia del vino degli Ippolito: ogni annata è un piccolo passo nell’evoluzione della tecnica enologica. Ripe del Falco è una preziosa selezione delle annate memorabili, mi dicono con orgoglio questi due ragazzi impegnati anima e corpo in cantina, uno per il commerciale e la promozione, gira instancabile il mondo, l’altro segue la vigna e la parte enologica con i consigli di Franco Bernabei.
Il colore è rosso rubino tendente al granato, ma quello che sorprende è la tonalità: vivida e ammaliante.
Il naso è di frutta marasca sotto spirito e spezie, liquirizia, tabacco e cacao. Al gusto è lunghissimo e corrisponde perfettamente alle sensazioni olfattive.
Non mi dà l’idea di una riserva del ’97, ha una beva piacevolissima e, senza dubbio, in prospettiva, darà maggiori soddisfazioni rispetto alla pur mitica Riserva del ’95.
E’ un gran vino da bere in assoluto o con piatti strutturati e pecorino crotonese molto stagionato, oppure selvaggina e carne di bufala alla griglia. Abbinamento pasquale: capretto in umido con le patate.
Bravi ragazzi e forza Calabria.
Scheda di Giulia Cannada Bartoli
Sede a Cirò Marina, via Tirone 118
Tel. 0962.31106, fax 0962.31107
Sito: http://www.ippolito1845.it
Enologo: Vincenzo Ippolito con la consulenza di Franco Bernabei
Bottiglie prodotte: 1.000.000
Ettari: 100
Vitigni: gaglioppo, calabrese e greco bianco












