Arcangelo Dandini a Roma, apologia del bistrot

26/6/2017 2 MILA
Arcangelo Dandini
Arcangelo Dandini

di Maria Grazia Viscito

Venire a Roma e non andare a mangiare da Arcangelo Dandini, è mediamente un delitto. Figuriamoci viverci e averlo sempre sentito nominare senza mai averlo mai provato.

Potevo io non colmare una mancanza di questo tipo?

E allora accompagnatemi in questo giro nella cucina romana con incursioni in altre regioni, che Arcangelo Dandini mi ha fatto fare.

Arcangelo Dandini, esterno
Arcangelo Dandini, esterno

Innanzitutto, vicino una bellissima Piazza Cavour si trova questo ristorante in uno stile liberty davvero piacevole. Ed è la prima cosa che è impossibile non notare: atmosfera di altri tempi, con le mattonelle così in bella vista, i mobili di legno intenso, gli angeli che ti guardano benevolenti dall’alto e le macchinine sul tavolo, che quando si mangia si ritorna un po’ bambini, si sa.

Arcangelo Dandini era lì, dietro il bancone, che provava nuovi piatti  da inserire, chissà, a breve termine.

Arcangelo Dandini, sala e macchinine
Arcangelo Dandini, sala e macchinine
Arcangelo Dandini, angeli
Arcangelo Dandini, angeli

Ci sediamo e, nell’attesa delle nostre scelte, arriva una ottima pappa al pomodoro, profumata e molto intensa, che dimostra il potere degli ingredienti di qualità.

Arcangelo Dandini, pappa al pomodoro
Arcangelo Dandini, pappa al pomodoro

Per antipasto, io ho provato Supplizio: Supplì di riso alla romana, crocchetta di patate affumicate (eh sì, non ho origine nordiche e si vede). Siamo a Roma e fieri di dimostrarlo, con due preparazioni che rispettano la tradizione e la migliorano anche.

Arcangelo Dandini, suppli' e crocchette
Arcangelo Dandini, suppli’ e crocchette

Mio marito si lascia tentare da qualcosa di diverso, come capesante su crema di piselli e puntarelle ( o fagiolini quando non è stagione) che trova molto buone ma io rimango del partito del supplì, senza se e senza ma.

Arcangelo Dandini, capesante
Arcangelo Dandini, capesante

Sul primo, nessuno dei due ha avuto dubbi: carbonara. E dovevamo provarla, noi, la carbonara di Dandini.

Arcangelo Dandini, vino
Arcangelo Dandini, vino

Molto buona, arriva senza pepe e con una cottura della pasta che ci manda praticamente in visibilio: più che al dente, al chiodo, che con la carbonara si sposa perfettamente. Il pepe lo aggiungiamo noi, che a farne a meno non ce la facciamo e ci godiamo questo piatto, anche se ho il rimpianto di non aver provato la matriciana.

Arcangelo Dandini, carbonara
Arcangelo Dandini, carbonara

Sul secondo, l’occhio è andato su Arcangelo e l’inferno: Piccione, incenso e senape. E non sapevamo neanche del coup de théâtre dato dall’impiattamento. Le foto possono testimoniare l’impatto scenografico; per il sapore, dovrete farmi la cortesia di andare direttamente all’Arcangelo.

Arcangelo Dandini, piccione
Arcangelo Dandini, piccione

Arriviamo al dolce, che normalmente è la parte critica di ogni mio pasto nei ristoranti italiani. Io, un po’ come per l’antipasto e per il primo, non mi muovo dalla tradizione romana: Crema pasticcera fritta, pecorino, mandorle e cannella. E ho fatto bene perché l’ho trovato molto buono. Mio marito ha provato Cioccolato bianco liquido, capperi, zenzero candito e olio d’oliva ma per quanto mi riguarda non regge il paragone col dessert di cui sopra.

Arcangelo Dandini, crema fritta
Arcangelo Dandini, crema fritta
Arcangelo Dandini, cioccolato bianco liquido
Arcangelo Dandini, cioccolato bianco liquido

Chiudiamo con un vov fatto in casa e qualche biscotto rustico ed è così che deve finire un pasto di questo tipo, dove prima si mangia come Roma comanda, e poi si può fare un salto a Castel Sant’angelo, il Lungotevere e Testaccio, che vi aspettano con pazienza.

Arcangelo Dandini, locale
Arcangelo Dandini, locale

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