Ristorante C’era una volta a Cappadocia in Abruzzo: alla mamma non si può dire mai di no…

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Cappadocia, la famiglia al completo
Cappadocia, la famiglia al completo

Ristorante C’era una volta
Via Don Calabria 3
Tel: 0863.070641
67060 Cappadocia (AQ)
Chiuso il mercoledì
Ferie: seconda settimana di settembre
Prezzo medio: 30/40 €

di Andrea De Palma

Durante il mio girovagare per l’Abruzzo capito nuovamente nella Marsica e con il mio amico Franco ci facciamo la nostra solita bevuta per confrontare vini di varia provenienza al fine di individuare novità, nuove tendenze e altre particolarità del variegato mondo vitivinicolo abruzzese.

Nel lavoro di servizio dei vini ci aiuta Salvatore, un giovane con tanta voglia di apprendere le tecniche di degustazione, il suo entusiasmo e voglia di capire mi incuriosiscono tanto da chiedergli di cosa si occupa e la sua risposta mi sorprende positivamente: “ho un ristorante di cucina tipica a Cappadocia”; e io naturalmente, essendo un cultore della cucina tipica mi fiondo nelle domande successive, “dov’è Cappadocia????? e se oggi a pranzo siete aperti”. Alla seconda domanda la risposta è positiva, mentre alla prima mi risponde, “arrivando capirai dove sono, quindi vi aspetto alle 13,30”.

La curiosità mi assale, faccio terminare in anticipo i lavori per correre verso questo scrigno di sapori perduti.

Cappadocia dista solo 10 km da Tagliacozzo, ma devi salire la montagna fino a 1.100 mt, attraverso boschi fitti di faggete (qui c’è una delle faggete più grandi d’Europa) e numerosi maneggi che offrono rilassanti passeggiate nei boschi e, non mancano anche delle grotte visitabili.

L’asino simbolo di Cappadocia - foto di Nando e Arnaldino Romani diritti di Fernando Romani
L’asino simbolo di Cappadocia – foto di Nando e Arnaldino Romani diritti di Fernando Romani

Cappadocia è luogo di boscaioli e nella piazzetta del paese trova posto la statua del mulo, l’animale simbolo con cui i locali “ricacciavano” il legname dai boschi circostanti.

Sia il nome “C’era una volta” che l’ingresso del ristorante preannunciano una cucina di casa; sulla porta ci aspetta l’altro fratello, Marcello: identico a Salvatore che poi scopre essere il gemello.

Cappadocia, Marcello in sala, l'ingresso e uno scorcio dell'interno
Cappadocia, Marcello in sala, l’ingresso e uno scorcio dell’interno

Ambiente caldo e già pieno di gente, Salvatore e Marcello scorrazzano fra i tavoli con piatti pieni di zuppe di fagioli e chitarrina spezzata (pasta lunga di forma quadrata, spezzata per minestre al cucchiaio e lunga per ragu vari o salse ai funghi galletti e salsiccia).

Cappadocia, la mitica chitarrina con funghi gallettie e pancetta
Cappadocia, la mitica chitarrina con funghi gallettie e pancetta

 

Cappadocia, immagine d’epoca - foto di Nando e Arnaldino Romani diritti di Fernando Romani
Cappadocia, immagine d’epoca – foto di Nando e Arnaldino Romani diritti di Fernando Romani

Decidiamo di partire da subito con pane tostato e l’ottimo extravergine di Valentini (sorpresona !!!!) e, mai l’avessimo fatto, facciamo fare a loro per il seguito del menu, “allora facciamo noi, così vi facciamo assaggiare piccole porzioni e vari piatti”.

Da qui, l’inizio della fine… I piatti non finivano mai e noi non riuscivamo a frenarci tanto erano buoni.

Cappadocia,, in senso orario: mamma Anna, Marcello e la sua zuppa di fagioli, Salvatore il futuro sommelier e Lamberto Vannucci di Centorame e il suo spumante
Cappadocia,, in senso orario: mamma Anna, Marcello e la sua zuppa di fagioli, Salvatore il futuro sommelier e Lamberto Vannucci di Centorame e il suo spumante

Partiamo dalla zuppa di pasta e fagioli, un piatto “strappalacrime” dal sapore sincero e dai profumi che ti catapultano indietro nel tempo, quando i contadini avevano sempre pronta la zuppa di fagioli o legumi vari nel camino come unica fonte di proteine e calorie per il lavoro nei campi. L’abbinamento con il peperoncino e l’extravergine ci obbliga a un carico di calorie non indispensabile, ma non ce ne preoccupiamo molto pensando sia l’unico primo piatto: aspettativa disattesa con aggravio calorico…

Cappadocia, pasta e fagioli e Olio Valentini
Cappadocia, pasta e fagioli e Olio Valentini

Il piatto successivo ci fa avanzare con la sedia: ci viene servito una -secondo loro, mezza porzione di chitarrina lunga con un ragu di funghi Gallinacci e pancetta; anche qui ci lasciamo andare a peperoncino e formaggio pecorino. Un piatto così succulento che “chiama” spontaneamente la canonica scarpetta all’italiana.

Pensando fosse finita ci vediamo soprafatti dai due gemelli che repentinamente e senza che ce ne accorgessimo, ci cambiano i piatti e li rimpiazzano con degli gnocchi di patate con un semplice ragu di vitello, licenziandolo con un “questi li ha fatti mamma stamattina” e, quando li fa la mamma non si può dire di no, rischiavamo il linciaggio perché alla mamma non si può dire di no. Che dire, si scioglievano in bocca e il ragu serviva solo a dargli una sferzata di gusto iniziale, ma poi il resto era solo poesia.

Cappadocia, l'ingrediente segreto
Cappadocia, l’ingrediente segreto

A questo punto siamo consci che siamo vittime della magnifica cucina della classica mamma e inveiamo contro Marcello al fine di conoscere il grande chef che si cela sotto il nome “mamma”. Ma, restiamo piacevolmente stupiti quando vediamo uscire dalla cucina la signora Anna, che può essere la mamma di tutti, avvicinarsi e portarci personalmente degli agnolotti ripieni di pollo e Porcini e conditi con burro e salvia; e secondo voi potevamo ribellarci…?!?!? assolutamente non e quindi abbiamo dovuto addentare e godere di quest’ultimo primo piatto.

Cappadocia, agnolotto con farcia di galletto, porcini e salvia
Cappadocia, agnolotto con farcia di galletto, porcini e salvia

 

Cappadocia, gnocchi di patate con ragù di vitello
Cappadocia, gnocchi di patate con ragù di vitello

La signora Anna vuole sincerarsi personalmente se avessimo mangiato abbastanza … e con occhi, a cui non puoi dire di no, ci dice che ci farà assaggiare anche delle ottime carni “aiuto”…

Infatti, sono arrivate delle succulenti costolette di agnello sia alla brace che impanate e fritte, e arrosticini di pecora, insomma roba che potevamo scalare il Monte Bianco e tornare senza perdere un grammo. Non contenti, arriva un filetto di vitello che sembrava un budino.

Cappadocia, la costoletta di agnello ai carboni
Cappadocia, la costoletta di agnello ai carboni

 

Cappadocia, costolette di agnello impanate e fritte
Cappadocia, costolette di agnello impanate e fritte

 

Cappadocia, arrosticini succulenti
Cappadocia, arrosticini succulenti

 

Cappadocia, filetto di vitello morbidissimo
Cappadocia, filetto di vitello morbidissimo

Ormai esausti e satolli arriva lo “zuccherino” potete vedere da soli di cosa si tratta… si, infatti, sono zollette di zucchero aromatizzate in vari modi ed immerse nell’alcol e, sembra che sono richiestissimi soprattutto in inverno, quando a Cappadocia ci si arriva a dorso di mulo per la neve, ma ora siamo a giugno!!!!!

Cappadocia, conclusione con zuccherini aromatizzati
Cappadocia, conclusione con zuccherini aromatizzati

E secondo voi poteva mancare la torta !?!?!?!?! Assolutamente no, ed ecco arrivare una zuppa inglese che non vedevo dai tempi della scuola alberghiera; manca solo la candelina e i confetti degli sposi e il matrimonio è consumato. Qui, mi armo di coraggio e riesco a dire di no!

Cappadocia, zuppa inglese
Cappadocia, zuppa inglese

Il tutto innaffiato da un ottimo champenois dell’azienda Centorame di Lamberto Vannucci.

Per il rientro abbiamo dovuto chiamare il soccorso alpino.

 

 

2 commenti

  • Fabrizio

    (15 luglio 2015 - 18:30)

    Sempre un piacere andare a mangiare da c’era una volta.

  • Virginia

    (16 luglio 2015 - 09:57)

    e last but not least: che bella faccia quella zuppa inglese :)

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