Ristoranti, fisco e banche: tra Italia e Francia la differenza è una stella

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Non so se sia vera ma è verosimile. Un giovane chef stellato a Parigi aveva bisogno di qualche centinaio di migliaia di euro per rilevare la quota del socio ed evitare di chiudere così il bistrot.
E’ andato in banca e, benché neanche di nazionalità francese, ha esibito come titoli di credito i riconoscimenti delle due principali guide, ovviamente legandolo ad un convincente piano di rientro basato sul lavoro svolto in passato.

E in Italia? Appena sui giornali esce la notizia che hai avuto la stella, o peggio due, l’apparato dello Stato si mette in moto: arrivano i carabinieri dei Nas, poi gli ispettori del lavoro, poi  la Finanza a controllare le ricevute, infine l’Esattoria con una bella verifica fiscale.

Penso che non ci sia esempio più semplice per capire il motivo che condanna l’Italia al declino, un Paese dove un apparato statale, spesso formato da personale dequalificato assunto per raccomandazione politica, campa alle spalle di chi produce reddito invece di esserne al servizio.

Come le cellule cancerogene che prendono il posto di quelle sane fino a che l’organismo non collassa.

Un ispettore disse una volta a uno chef che gli chiedeva perché andassero sempre da lui: torna a fare spaghetti con le vongole e ci dimenticheremo di te. Quanto alle banche, se non metti appartamenti e stipendi fissi di qualche familiare a garanzia manco ti ricevono.

Ecco perché anche i giovani chef ormai iniziano ad emigrare.

10 commenti

  • Beniamino D'Agostino

    (30 novembre 2014 - 08:52)

    Dura, pura, sacrosanta verità

  • Mauro

    (30 novembre 2014 - 09:28)

    Che male c’è ad essere controllati? Cosa si teme??
    “Un ispettore disse una volta a uno chef che gli chiedeva perché andassero sempre da lui: torna a fare spaghetti con le vongole e ci dimenticheremo di te” .. questa poi è stupenda, da Bar dello sport!!!

    • luciano pignataro

      (30 novembre 2014 - 10:19)

      Non c’è alcun male ad essere controllati, ma in Italia si è controllati più volte per la stessa cosa da autorità diverse.Un mare di norme rende chi lavora soggetto ai capricci e alle interpretazioni più disparate e opposte fra loro. Chi lavora lo sa benissimo cosa è l’inferno della burocrazia italiana e chi sta all’estero lo sa ancora meglio. Ed esibire il fatto di essere stati già verificato da un organismo non vale per l’altro, pensiamo alle prescrizioni di sicurezza o quelle igieniche.
      La battuta non è da bar dello sport, ma una frase detta a uno stellato della Penisola dopo il decimo controllo annuale: il senso era: sei troppo in vista

    • davide

      (5 dicembre 2014 - 14:07)

      1984, George Orwell. Potrebbe tornarle utile.
      Perché non si fa mettere una telecamera pubblica nella sua camera da letto e in bagno? Tanto mica avrà niente da nascondere…

  • Giovanni

    (30 novembre 2014 - 11:16)

    Purtroppo è la dura verità. Ricordo di una mia esperienza in Germania, mi hanno finanziato parecchi soldi dopo 3 anni che gestivo un ristorante, in base ai bilanci e al buon nome. Qui in Italia per un conto corrente con la possibilità di di andare in rosso di poche migliaia di euro mi hanno chiesto quasi quasi l’ipoteca sulla casa. Sarà dura..

  • Marco Contursi

    (30 novembre 2014 - 11:23)

    È tutto uno schifo…..controlli esagerati….controlli per portarsi a casa qualcosa….banche che ormai non danno neanche poche migliaia di euro (3-4) senza garanzie assurde rispetto al richiesto….. L Italia è alla frutta.

  • antonello

    (30 novembre 2014 - 12:41)

    Però è pure uno schifo che quando vado al ristorante o anche nelle più rinomate pizzerie mi portino sempre il preconto e se non pago con la carta col cavolo che mi danno lo scontrino fiscale… per quanto riguarda le banche, sono discorsi qualunquisti ( se permettete è il mio campo), se hai idee ed un ristorante che va bene con flussi regolari ti spalancano le porte, se poi vuoi fare l’imprenditore non mettendo un euro ma solo con i soldi delle banche, allora non sei un imprenditore ( che dovrebbe rischiare qualcosa). Diverso il discorso delle start-up, per le nuove attività è una tragedia, il credito senza garanzie non esiste e non esistono formule alternative in Italia,salvo finanziamenti pubblici, ma è un tasto dolente

  • gdf

    (30 novembre 2014 - 13:50)

    E’ proprio il caso de Les Bacchaneles di Vence.

    Christophe Dufau prese una stellina in un locale veramente improbabile -piccolo di sala e microscopico di cucina- in un villaggio famoso solo per le violette zuccherate: Tourrettes sur Loup. In quel bistrot le proposte erano minimali ma il carattere del ragazzo straordinario.

    Dufau appena presa la stella in quel buco (che ancor oggi la conserva sotto il nome di Clovis) se ne andò, e mi raccontò di essere andato in banca per chiedere un prestito di …. tanta roba … per acquistare (non affittare) acquistare la villa dove oggi dimorano lui e la sua cucina.

    Diceva: se riuscirò a pagare bene, se no se la prenderà la banca

    Les Bacchanales procede bene che io sappia, Dufau non porterà i libri in tribunale, però in Francia anche il fisco è una cosa molto seria. Le due cose posso coesistere nel rispetto delle regole.

    http://lesbacchanales.com/en/

  • mauro

    (30 novembre 2014 - 21:54)

    Io non so se all’estero i controlli sono inferiori, ma so che nonostante i tanti controlli un ristoratore medio in Italia dichiara metà di quanto dichiara un operaio (non credo in Francia sia lo stesso) e non di rado i nas fanno scoperte poco piacevoli nelle cucine degli stessi locali, quindi ben vengano i controlli per quanto mi riguarda ed i “buoni” di ciò potranno solo avvantaggiarsene.

  • Arianna

    (3 dicembre 2014 - 20:17)

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