Roberto Bolle: “Viaggio nella Bellezza” a Pompei

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Roberto Bolle al Colosseo foto di Luciano Romano
Roberto Bolle al Colosseo foto di Luciano Romano

di Gemma Russo

Un tour che viene da lontano quello che, il prossimo 25 luglio 2015, vedrà “Roberto Bolle and Friends” far tappa, per la prima volta, al teatro Grande degli scavi di Pompei. Ѐ partito da Los Angeles, agli inizi di luglio, “Viaggio nella bellezza”, ovvero quando l’arte incontra l’arte.

Questo è il titolo dello spettacolo che prende il nome dal libro realizzato con scatti inediti di Fabrizio Ferri e Luciano Romano. Una raccolta di alcune delle più belle immagini del fuoriclasse della danza, realizzate, durante i gala “Roberto Bolle and Friends”, nei luoghi più suggestivi d’Italia.

Ed ecco Roberto Bolle al telefono per una breve chiacchierata.

Quando nasce “Bolle and Friends” ?

Nasce quindici anni fa. All’inizio lo abbiamo portato in teatri e in posti più piccoli, poi, gradualmente, questa condivisione si è allargata alle piazze e a luoghi suggestivi. Da piazza Duomo e piazza del Plebiscito al Colosseo e alla valle dei Templi. Quest’anno, con “Viaggio nella Bellezza” saremo per la terza volta all’Arena di Verona, alle terme di Caracalla e, soprattutto, a Pompei.

“Viaggio nella Bellezza” è un viaggio attraverso la nostra Italia. C’è un voler incitare, un invito fermo e critico a prendere coscienza della “nostra” bellezza?

Assolutamente sì! Il patrimonio culturale, naturale e artistico dell’Italia è ciò che di più prezioso abbiamo. Dobbiamo imparare a custodirlo e tutelarlo, ma anche a valorizzarlo. Con questo “viaggio”, luoghi straordinari divengono palcoscenico su cui s’esprime la bellezza dell’arte, della danza. Il risultato è uno spettacolo unico, che non può essere ripetuto.

Per lei, cos’è la bellezza?

Ѐ un qualche cosa di soggettivo. Si può trovare nelle grandi cose come nelle piccole. Per me, la bellezza è nella danza, in ciò che faccio, è nella mia passione e tutto ciò che riguarda essa. Ѐ il dolore, le difficoltà. La si trova anche in cose molto semplici, come un tramonto, o in monumenti, in cui si riscontra l’ingegno dell’uomo. Per me, è soprattutto l’arte ad essere fonte di grande bellezza. Trovo sia un canale privilegiato per avvicinarsi. Ha bisogno di una sensibilità superiore.

Roberto Bolle a Pompei - foto di Fabrizio Ferri
Roberto Bolle a Pompei – foto di Fabrizio Ferri

Perché ha voluto fortemente Pompei?

Ѐ un simbolo. In assoluto penso sia tra i luoghi italiani più conosciuti al mondo. Un “attimo” fermo nel tempo, simbolo di bellezza e storia. Ultimamente ne abbiamo sentito parlare per l’incuria, i crolli. Ma, adesso c’è una volontà a ripartire, a rinascere. Ci sono segnali importanti in tal senso. Ѐ un simbolo forte da cui ripartire perché la nostra risorsa principale deve essere l’arte e la cultura, l’unica possibilità di rinascita per il nostro Paese.

Il suo fisico è frutto di lavoro e costanza, non solo in sala prove, ma anche a tavola. C’è stato un attimo in cui lei si è sentito particolarmente orgoglioso d’aver fatto tanto sacrificio? Le chiedo un ricordo.

Tanti, veramente tanti. Trovarne uno è veramente difficile. Le racconto l’ultimo. Sono appena tornato dalla stagione all’American Ballet. L’ultimo spettacolo che ho fatto, Romeo e Giulietta, è stato l’addio alle scene di Julie Kent. Una serata piena di tensione, emozione e attesa per l’addio alle scene di questa artista che per trent’anni è stata prima ballerina. Un successo strepitoso al Metropolitan di New York, in cui ho portato il mio orgoglio d’essere italiano.

La danza è il mezzo attraverso cui squarcia il velo tra lei e il mondo?

Sì, si può definire così. Mi permette d’essere me stesso. Mi dà identità. Sono chi sono solo grazie alla danza. Ogni volta che danzo, ogni volta che varco il palcoscenico, è come se squarciassi questo velo, combattendo la mia timidezza e trovando un ruolo.

Chiuderà il Gala des Etoiles alla scale, durante la chiusura di Expo Milano 2015. Lei ha girato il mondo per il suo lavoro. Mi dice come si nutre il Pianeta?

Il pianeta deve imparare a nutrirsi. C’è troppa disparità tra i paesi del mondo. C’è nei paesi ricchi troppo spreco di risorse alimentari. Questi sprechi sarebbero vitali in altre parti del mondo. Non c’è consapevolezza. Questa diviene un tema saliente di Expo Milano 2015. Bisogna avere coscienza che il Pianeta non ha risorse infinite, per cui è bene prendersene cura. I tempi in cui viviamo richiedono maturità.

Quale posto è “casa”?

Sicuramente la mia prima “casa” è Milano, alla Scala. Ѐ lì che sono cresciuto, da quando avevo 11 anni, ed è lì che trascorro circa la metà dell’anno. C’è, poi, New York.

Cosa mangia e cosa beve?

Cerco di nutrirmi in maniera sana, con prodotti di qualità. Tanta acqua naturale, tanta frutta e verdura. Nelle pause, tra una prova e l’altra, mangio frutta secca e banane. Poi, riso, cereali, quinoa, pasta e pesce. Abbastanza di tutto. L’importante è non esagerare e non dimenticare mai di scegliere la qualità di ciò che si mangia.

La danza non fa invecchiare, vero? Insegna a rinnovarsi?

Magari non facesse invecchiare! Mantiene, però, abbastanza giovani. Con tutto l’allenamento che si fa, il corpo riesce a mantenersi giovane. Lo stretching, l’allungamento e il potenziamento aiutano il rinnovamento muscolare. Questo è sicuro. Poi, indubbiamente fa stare bene il cuore. La danza per farla bisogna amarla molto.

In un giovane, il talento è una fiamma che si scorge subito?

Assolutamente, subito o quasi subito. Delle doti fisiche, ci si rende conto subito. Di quelle interpretative e di carisma, quasi subito.

Parlando di progetti futuri, si vede coreografo o cosa?

Non mi vedo coreografo. La coreografia è un talento diverso. Mi vedo a lavorare con i giovani, insegnando loro ciò che ho imparato nel corso della carriera.