Roma, Bistrot64 al Flaminio

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Il “manifesto” del Bistrot 64

Virginia Di Falco

Zitti zitti che forse ci riusciamo. Ad avere anche a Roma qualche ottimo bistrot (di nome e di fatto). Con una cucina moderna, con buona tecnica e allo stesso tempo rispetto e curiosità per la cultura gastronomica del territorio e la possibilità di poter scegliere tra due menu degustazione super convenienti (a 35 e 50 euro). Che, non a caso, sono le caratteristiche di Marzapane, l’altro riuscito esperimento romano in fatto di bistrot, in salsa piacevolmente internazionale.

A pochi passi da piazzale Flaminio, al posto di un ristorantino di pesce con formula fissa (Metodo Classico) che non incontrò il favore dei romani, Bistrot64 dopo esattamente un anno di rodaggio ha imboccato la strada del successo molto simile a quella del locale di Alba Esteve Ruiz.

Bistrot 64, un angolo della sala
Bistrot 64, un altro scorcio del locale

Qui lo chef, molto bravo, si chiama Kotaro Noda, da quasi 15 anni in Italia, con importanti esperienze alle spalle, inclusa la stella Michelin presa nel 2011 alla Torre di Viterbo (ristorante trasferitosi a Roma proprio l’anno scorso). Insieme a Emanuele Cozzo, proprietario del locale e anch’egli chef, sono riusciti a metter su un posto davvero gradevole, con un’atmosfera di grande relax e piacevolezza, un servizio molto giovane ma ben coordinato e motivato.

I piatti che arrivano dalla cucina sono quasi tutti di grande ritmo e vivacità, mai stanchi, e incuriosiscono già alla vista, prima ancora che al palato.
Per cominciare, un fresco benvenuto con la giuncata di pecora e granita di piselli. Sfoglie e bottoncini croccanti al cacio e pepe sono fatti in proprio e danno subito un senso compiuto al termine ‘stuzzichino’.

Bistrot 64, il benvenuto con giuncata e granita di piselli
Bistrot 64, i crackers
Bistrot 64, stuzzichini cacio e pepe

Il messaggio del binario giapponese che scorre tranquillo accanto a quello della tradizione (non solo) romanesca viene fuori sin da subito. Divertenti gli spaghetti di patate con burro e alici, serviti con la colatura di alici di Cetara e fiori di zucca fritti, ridotti anch’essi in noodles. Didatticamente riuscito per equilibrio di consistenze anche se avrebbe giovato una maggiore cremosità della salsa per far presa sulla ‘pasta’ di patate.
Mantiene l’elemento del gioco, ma senza effetti speciali, la caprese di rombo e mozzarella di bufala, con le fette di pesce ad alternarsi al rosso del pomodoro del classico antipasto.

Bistrot 64, gli spaghetti di patate con burro e colatura di alici
Bistrot 64, gli spaghetti di patate
Bistrot 64, caprese di rombo
Bistrot 64, il pane

Tra i primi piatti, un discreto tentativo di dare carattere al couscous, con funghi, vongole e finocchietto e poi il piatto che, da solo, vale la cena: il raviolo aperto con dentro castrato di pecora e crema di melanzane. Come la sfoglia riesca ad accarezzare una delle carni più difficili da addomesticare, e il sapore delle melanzane a rimanere integro, resta un segreto custodito nella testa e nelle sapienti mani di chi lo ha concepito. Un piatto ricco eppure sorprendentemente elegante.

Bistrot 64, il raviolo aperto d castrato
Bistrot 64, il couscous di Kotaro Noda

La tempura perfetta del baccalà, accompagnato da agretti che sembrano alghe, ricorda ancora una volta la terra di provenienza dello chef. Ma sempre in maniera gentile, mai aggressiva, nonostante il carattere deciso di alcuni piatti, come ad esempio la seppia affumicata con gelato di piselli e acacia, semitrasparente quasi come una medusa.

Bistrot 64, il baccalà in tempura
Bistrot 64, la seppia con gelato di piselli e acacia

Per chiudere, ancora un divertissement con la finta tortina (in realtà un semifreddo di di lampone e mela con gelato al calvados) e la felice composizione di colori, omaggio all’estate, della mini cheese cake all’aglio. Non lasciatevi impressionare negativamente dal nome del dessert: tutto il cattivo dell’aglio è magicamente fatto sparire, prevale un retrogusto fume’ e la freschezza e acidità della crema all’ACE, del sorbetto alla pesca, della frutta fresca contrastano piacevolmente il grasso della tortina.

Bistrot 64, la finta tortina
Bistrot 64, Cheese cake all’aglio
Bistrot 64, petit four

Il buon rapporto qualità prezzo lo trovate anche nella carta dei vini (che, volendo, si possono acquistare a prezzo di enoteca), con una scelta varia e ragionata di etichette al bicchiere.
Un posto dove si sta proprio bene, senza correre il rischio di déjà vu o, peggio, di brutte sorprese.

Due i menu degustazione, a 35 e 50 euro. Alla carta si spendono circa 50 euro. I menu (tutti aggiornati e con i prezzi) li trovate sul sito.

 

Via Guglielmo Calderini, 64
Tel. 06 32 35 531
Aperto:
Pranzo 12:30 – 15:00
Aperitivo 19:30 – 21:00
Cena 19:30 – 24:00
Chiuso: domenica e lunedi a pranzo
www.bistrot64.it

Un commento

  • Ilaria

    (27 giugno 2014 - 16:06)

    molto molto carino, granita di piselli e spaghetti di patata sembrano molto originali! da provare!!!

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