Roma, Checchino dal 1887. La coda alla vaccinara ha 130 anni e se li porta benissimo

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I fratelli Francesco ed Elio Mariani con la signora Marina

di Virginia Di Falco

E’ difficile pensare a Testaccio come una discarica. Oggi che questa parola evoca l’accumulo di rifiuti indistinti, indistinguibili, non differenziati, pronti a minacciare persino siti di valore inestimabile come Villa Adriana. Eppure nel III secolo era proprio questo. La discarica delle anfore di coccio (testae, in latino), che si sono accumulate nei decenni, in file ordinate, fino a diventare un monticello.

Checchino dal 1887, la sala

La sala di questo ristorante storico, di fronte all’ex Mattatoio e al nuovo mercato del quartiere è ricavata proprio in una parte di cocci. Così come è visibile nella ricca cantina che i proprietari, i fratelli Mariani – alla quinta generazione – mostrano con orgoglio ai clienti in cerca di suggestioni e magari di qualche etichetta rara.
Siete in un quartiere dove locali e localini sono ormai quasi più numerosi dei cocci suddetti e, ahimè, quasi equamente suddivisi tra approdi più o meno sicuri di buona cucina e “pacchi” per turisti spesso neppure ben confezionati.

Quel che è certo è che “Checchino dal 1887” continua a essere ad essere una certezza sui fondamentali della cucina romana, a partire dall’ABC: amatriciana, cacio e pepe, gricia.
D’altronde si racconta che proprio nella originaria vineria con cucina che si fece conoscere negli anni della costruzione del mattatoio sono stati inventati i piatti del cosiddetto quinto quarto che i “vaccinari” recuperavano e che hanno reso celebre la cucina popolare della capitale.

Checchino dal 1887, rose ai tavoli

Non vi spaventate quindi se vi ritrovate in una sala dall’ambiente un po’ vecchiotto e godetevi piuttosto le bellissime rose fresche ai tavoli, con i colori e il profumo che nessuna delle anemiche e onnipresenti orchidee di importazione, tipiche di tanti locali di design, potranno mai avere. E non lasciatevi condizionare neppure dalla quantità di occhi a mandorla che vi circonderanno, soprattutto se vi sarete seduti a cena ad un’ora civile. Il ristorante continua ad essere meta turistica di chi vuole testare le specialità della cucina tradizionale, ma ha un servizio competente e professionale che segue come si deve tutte le tipologie di clientela, celebrità e politici inclusi.

Il menu è molto ricco, a partire dunque dalle varianti del quinto quarto, e offre diverse possibilità di degustazione oltre, naturalmente, la scelta alla carta. Per cominciare, buoni tortini di verdure, come quello alla birra, e in particolare la “fornarina” vegetale, uno sformato a base di uovo con verdure miste, delicato ma di gusto.

Checchino dal 1887, tortino alla birra

Tra i primi, le minestre classiche, come pasta e ceci; rigatoni con la pajata, oltre ai carbonara, gricia, cacio e pepe e amatriciana d’ordinanza.

Bucatini alla gricia
Bucatini alla gricia
Tonnarelli cacio e pepe
Tonnarelli cacio e pepe

Da segnalare un magnifico piatto di tonnarelli all’uovo cacio e pepe oppure con il sugo di coda. Uno dei migliori mai mangiati, con un sugo praticamente ineccepibile, ricco ma non grasso, con sapore e sapidità in equilibrio perfetto.

Checchino dal 1887, tonnarelli al sugo di coda

E infatti una delle cose che colpisce, e ben predispone, soprattutto di fronte a ricette non certo leggere, è l’uso moderato di sale che si fa in questa cucina. Così, per esempio, anche in una ricetta hard come le cotiche con i fagioli, qui nella versione rossa, con tanto sugo, per gli amanti della scarpetta.

Checchino dal 1887, cotiche e fagioli
Checchino dal 1887, coniglio in umido alle olive di Gaeta

Ben eseguito anche il coniglio in umido, con le olive di Gaeta, mentre chi apprezza, puo’ divertirsi con la lingua in salsa verde, il cervello, le animelle e l’insalata di zampi. O portarsi a casa il piatto del buon ricordo, che qui è l’abbacchio alla cacciatora: coscio e spalla di agnello da latte disossato, tagliato a bocconcini e saltato in padella con acciuga, aglio, aceto, olio extravegine di oliva e peperoncino.

Imperdibile il padellaccio, con tutte le interiora del vitello molto ben trattate grazie all’aceto e al rosmarino.

Padellaccio di Checchino
Padellaccio di Checchino

Si chiude con dessert curati e ben fatti, come il tortino rustico di pere e noci o la classica panna cotta, da guarnire in diversi modi o da godersi assoluta.

Checchino dal 1887, il tortino di pere e noci
Checchino dal 1887, la panna cotta

Completano il quadro un bel carrello dei formaggi, la solidità e la cortesia che ci si aspetta, con in più il sacrosanto divieto di entrare in canottiera. Evviva.

Checchino dal 1887, il carrello dei formaggi

Via di Monte Testaccio, 30 (Ex Mattatoio
Tel. 06.5743816Aperto a pranzo e a cena

Chiuso domenica sera e lunedi

Conto medio sui 60 euro
www.checchino-dal-1887.com

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