Roma, ristorante Chinappi

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Via di San Basilio, 70
tel. 06.4819005
Chiuso solo il sabato a pranzo

Un polpo che sa di polpo! Una sogliola che sa di sogliola! Chi ha la fortuna di conservare questi sapori in qualche cantuccio dell’emisfero cerebrale prima ancora che del palato, non può mancare di visitare Chinappi a Roma. Dallo scorso settembre, infatti, per la gioia degli amanti del pesce verace l’allegra brigata capeggiata da Stefano è sbarcata nei pressi di Piazza Barberini, un bis indovinato, dopo 50 anni di gloriosa presenza a Formia. Le proposte della cucina sono le stesse, collaudata tradizione marinara tra Lazio e Campania, ambiente semplice, grande professionalità, accoglienza squisita: siete mille miglia lontani dall’improvvisazione ormai imperante in questo settore. Si può cominciare con un assaggio di crudi oppure con l’insalata di polpo, delicatissima eppure piena di gusto, continuare con un filetto di sogliola con sformatino di patate o di riso basmati (quest’ultimo molto buono: ma perchè nel menu’ “tradizione”?) e dopo, solo dopo, affrontare il primo piatto che qui si serve sempre prima del dessert. I paccheri con il ragù di polpo verace sono saporiti e un po’ piccantini, da provare anche i classici vermicelli aglio, olio, alici, peperoncino e pangrattato, o la calamarata con la cicala di mare. La pasta di grano duro arriva da Gragnano mentre i gamberoni e aragoste, quando ci sono, arrivano da Ponza e sono da provare. La sera è possibile optare per la pizza (quella “Chinappi” è con pomodoro, aglio e pecorino) e per staccare un raviolo d’ananas con sorbetto al limone prima di una sfoglia leggera con crema freschissima o un parfait al caramello con riduzione di caffè. Il conto alla carta si aggira intorno ai 50 euro, con un rapporto qualità prezzo che per la cucina di pesce capitolina è praticamente cosa rara, il menu’ Tradizione a 45 euro, quello Mediterraneo a 65; ma vengono accontentati tutti con proposte ad hoc: i bambini, chi non riesce a fare a meno della carne e anche i vegetariani integralisti.La carta dei vini apre con molte bollicine e va benissimo, ma dovrebbe insistere con più convinzione su Lazio e Campania, proprio come fanno da generazioni, a Formia, in cucina.

Virginia Di Falco