Roma, Maxelâ per carnivori a metri zero e filiera certa

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di Virginia Di Falco

In via delle Coppelle, a due passi dal Pantheon, ha aperto qualche giorno fa una nuova sede di Maxelâ, ristorante macelleria (l’altra romana è a Borgo Vittorio), una catena genovese nata nel 2003, con una decina di locali in tutta Italia.
Maxelâ vuol dire macellaio in genovese. Il principio è quello della filiera corta. Si fa una prima selezione dall’allevamento, prevalentemente di scottona, si segue la fase di macellazione e frollatura, fino alla porzionatura. Al ristorante si sceglie al banco cosa prendere, come tagliarlo e come cucinarlo.

Maxelâ, il banco con le carni

Il menu è piccolo ma molto ben organizzato. C’è la sezione degli affettati, per cominciare; quella della carne cruda, con battute, tartare e carpacci; e poi tagliate, hamburger e polpette di fassone condite in diversi modi. Inoltre, una sezione per le carni bianche (si va dal pollo alla diavola, agli arrosticini di tacchino e peperoni, agli involtini di pollo con salvia e pancetta) e poi un’altra sezione per la carne di maiale, con salsicce e braciole. Discorso a parte per quella che viene definita la carne «dei principi»: carrè di fassona, fiorentine, costate ed entrecote vendute a peso: qui si sceglie taglio, quantità e cottura.

Maxelâ, una parte del banco
Maxelâ, il benvenuto
Maxelâ, i pansoti con la salsa alle noci
Maxelâ, pane e vino

Vengono anche proposti tre primi piatti, tre classici della tradizione genovese: i mandilli (tipo maltagliati) al pesto, i pansoti (pasta ripiena) con salsa di noci e il minestrone di verdure alla genovese. Piccola lista di vini – prevalentemente rossi ovviamente – con qualche etichetta di pregio.

Maxelâ, tartare mediterranea
Maxelâ, polpette con extravergine e rosmarino
Maxelâ, la tagliata "nuda"

Al nostro tavolo, dopo un gradevole – e gradito – benvenuto con spiedini misti, patate chips e ketchup fatto in proprio, abbiamo provato i pansoti (non male, anche se si sentiva soprattutto la noce moscata, più che le noci della salsa). Molto buona la tartare mediterranea con extravergine, sale, pepe nero, noci, olive, pomodorini, capperi, cetrioli e prezzemolo. Anche le polpette fatte al momento solo con olio e rosmarino restituiscono il piacere di mangiare la carne. Buona, senza bisogno di essere addomesticata. Tenera e saporita la tagliata di fassona, nella versione “nuda”: condita solo con un filo di extravergine e sale grosso. Con il punto di cottura richiesto. Meno efficace invece lo “zuccotto” di pollo con il prosciutto cotto alle erbe (perchè chiamarlo così?): una spadellata di cubetti di pollo e zucchine ricoperto di (troppo) prosciutto arrosto. L’insieme non rende giustizia ai singoli ingredienti, tutti di buona qualità.

Maxelâ: zuccotto di pollo e zucchine

Servizio simpatico e attento, anche se ancora da registrare nel coordinamento con la cucina (ma c’era un elemento in meno, ci dicono). Sale ampie, esterno con tavolini da bistrot per un totale di circa cento posti a sedere. Insomma, una bella idea, veloce, che piace e che sembra correre.
Chiudiamo con un plauso e un rimbrotto. Plauso per il conto: prezzi contenuti per un buon prodotto servito in una zona così centrale e acchiappaturisti. Rimbrotto sulle tovaglie: ma con un gruppo così attento al format e all’immagine uno sforzicino che andasse oltre al quadrettone bianco e rosso?

Maxelâ, una parete della sala
Maxelâ, un angolo di una delle sale interne

Maxelâ
Via delle Coppelle, 13
Tel. 06.68210313

Borgo Vittorio, 92
Tel. 06.68804299

Aperti a pranzo e a cena
Chiusi la domenica
www.maxela.it