Roma, osteria Da Benito al ghetto

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Osteria da Benito, Nicola e Massimo

di Virginia Di Falco
L’osteria da Benito sta qui dal 1967. Cucina romanesca in pieno centro, al Ghetto, in via dei Falegnami. Poi un anno fa due giovani amici l’hanno rilevata. Solo rilevata, però. Senza stravolgerla, senza rivestirla con l’aiuto di un archi-designer, senza sedie e tavole shabby chic, senza finto povero, senza nulla di finto.

 I vecchi pavimenti di graniglia, bellissimi, il bancone con la vetrina all’ingresso e, di fronte, quello passa vivande. Alle pareti, le piastrelle bianche delle cremerie di una volta. Sembra di entrare in una vecchia bottega. Beato chi ne ha ancora memoria.
Poi due salette attigue, piccoli tavolini da bistrot, una grande lavagna con le proposte per la cena e una più piccola con il menu fisso del pranzo. Già. Questa è l’unica innovazione di Nicola e Massimo che hanno deciso di tenere aperto anche la sera.

Osteria da Benito, la sala all'ingresso con la servanda della cucina
Osteria da Benito, il banco vetrina all'ingresso

Quindi a mezzogiorno si pranza con 15 -20 euro: solo 2 primi, carbonara e amatriciana e quattro o cinque secondi piatti, dalla picchiapò ai saltinbocca, al filetto di baccalà, al petto di pollo (bio) alla griglia, con qualche contorno come il carciofo alla romana o le patate al forno. Scodelle spartane, solo tovaglioli di carta ai tavoli.

Osteria da Benito, la carbonara
Osteria da Benito, l'amatriciana
Osteria da Benito, l'amatriciana è piaciuta

Piatti ben eseguiti, sanno molto di fatto in casa. Alla vista l’amatriciana sorride meglio della carbonara ma è quest’ultima – anche se non abbastanza cremosa – a convincere di più.

Osteria da Benito, carciofo alla romana
Osteria da Benito, i saltinbocca
Osteria da Benito, il petto di pollo (bio) alla griglia

Si chiude con dolci fatti in proprio a partire da un tiramisu’ in tazzina, davvero riuscito, e poi babà, pastiera e torta caprese. Il pane è molto buono. Il vino quasi non esiste, se non della casa e qualche etichetta di territorio, in bicchieri piccoli da vecchia trattoria. Punto.

Osteria da Benito, il tiramisu in tazzina
Osteria da Benito, la pastiera

Si potrebbe anche finirla qui. Se non fosse che l’ingrediente di questo posto che mi ha colpito di più è l’atmosfera. Sarà il fatto di aver deciso di presentare il locale così com’è, anzi, com’era. Non c’è nulla di pretenzioso, nessun ammiccamento né al turista né al gastrofanatico. Hai appetito, magari poco tempo, solo una pausa dal lavoro o tra un monumento e l’altro, entri e ti siedi (attenzione, a pranzo non si prenota). Trovi una cucina semplice, le ricette della tradizione romanesca sono quelle che ti aspetti, né più né meno, discretamente eseguite. I vicini di tavolo sono quasi tutti turisti (è sabato), ma la tipologia sembra essere quella slow, in gran parte francesi (chissà se il locale sta sulle loro guide, o è solo il potere del passaparola), nessuno va di fretta e nessuno te la mette.

Osteria da Benito, lo specchio con le botti in una delle salette

E quindi ci voglio tornare la sera. Con le tovaglie al tavolo, il menu completo con tutta Roma dalla A alla Z, e con la cacio e pepe più buona della città, dice modestamente Nicola. Vedremo. Alla prossima, che così vi racconto.

Da Benito
Antica Osteria dal 1967
Piatti tipici romani
Via Dei falegnami, 14
Tel. 06.6861508
Aperto a pranzo (menu fisso) e a cena
Chiuso: domenica sera e lunedi sera

Un commento

  • giovanni

    (25 gennaio 2013 - 12:28)

    Ho laqulina in bocca ti verro a trovare al piu presto …Ciao da Giovanniiiiiiiiiiiiiiiii

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