Roma, pizzeria La Fucina: quando il forno a legna fa la differenza

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Pizzeria La Fucina, Edoardo ed Emanuela Papa

di Virginia Di Falco
Ebbene sì. La App della Guida alla pizza napoletana finisce per diventare uno stimolo alla ricerca della migliore mai infornata anche nella capitale.
Pochi dubbi, allora, a puntare dritti sul forno a legna della Fucina, in via Giuseppe Lunati (zona Portuense).

Pizzeria La Fucina, la sala
Pizzeria La Fucina, i settembrini di Emanuela

Idee chiare sin dall’inizio questo Edoardo Papa: sul tipo di lievitazione, sulla qualità – quasi totalmente certificata biologica – degli ingredienti e, persino, su come servirla a tavola. Rigorosamente una alla volta, già tagliata a spicchi, al centro del tavolo. Così tutti la mangiano calda. E meglio. Anzi. La degustano.
Già. Degustazione qui è la parola chiave. A scanso di equivoci stampata anche sul biglietto da visita. Lo si capisce dalla selezione attenta e scrupolosa dei prodotti base, a partire dalle farine semi-integrali biologiche della pasta. Dal (poco) lievito lasciato lavorare il giusto (24 ore) per ottenere una pizza leggerissima dagli alveoli giganteschi.

Pizzeria La Fucina, la “rossa”: ecco come è lievitata!

E lo si capisce leggendo il menu e i tanti ingredienti delle farciture: verdure di stagione, alici di Cetara, mozzarella e ricotta di bufala, lardo e salumi toscani, pistacchi siciliani, una mortadella strepitosa. Alla carta, la degustazione può seguire quattro percorsi: di mare (ad esempio con gamberi rossi e fiori di zucchina o con tonno, capperi di Salina e pesto alla menta), di terra (con la cicorietta di campo e la ricotta di pecora oppure con verdure di stagione e conciato di San Vittore), della tradizione (margherita, marinara e così via) e quelle diventate ormai “classiche” della Fucina (tra le altre: con salmone selvaggio e ricotta di pecora; con prosciutto cotto san Giovanni, patate e gorgonzola; con mortadella e pistacchi di Bronte).

 

Pizzeria La Fucina, la pizza rossa

Io ho provato, dalla tradizione, la classica “rossa” con una salsa di pomodoro davvero notevole, e dal menu di terra la pizza con il lardo biologico, una julienne di zucchine (in stagione qui ci sono i carciofi) e di patate cotte nel forno a legna. Infine, l’intepretazione fuciniana di una delle mie preferite, “acciughe e fiori di zucca”, qui con le alici di Cetara ed una strepitosa ricotta di bufala nascosta tra i fiori. Leggera, leggerissima la pasta. Quasi un pretesto per accompagnare abbinamenti golosi.

 

Pizzeria La Fucina, la pizza con lardo, zucchine e patate
Pizzeria La Fucina, fiori di zucca, ricotta di bufala, mozzarella e alici di Cetara

Il servizio, ben collaudato (e “preservato” anche dalla recente chiusura il sabato), ha il giusto tono di familiarità in un ambiente molto curato anche se semplice e rustico. In sala tutto gira alla perfezione grazie a due bravi pizzaioli molto in sintonia tra loro. Si beve qualche buona etichetta di vino e, soprattutto si sceglie da una lista di birre divertente e competente. Per chiudere in dolcezza ci sono i dessert di «Cristalli di Zucchero».
Conto sui 30 euro (si va dagli 8 euro della pizza “rossa”, la più semplice, ai 12 per una margherita, ai 20 di media per le altre). Tutti ben spesi.


Pizzeria La Fucina, la mia doppio malto rossa
Pizzeria La Fucina, la mia rossa doppio malto

 

 

www.pizzerialafucina.it


Via
Giuseppe Lunati, 25/31

 

 

Tel. 06.5593368
Aperti solo la sera
Chiusi il sabato
Dalla domenica al venerdi: ore 19.30-23.00

32 commenti

  • monica

    (26 settembre 2011 - 17:46)

    Non vorrei fare la predica campanilista ma Papa è un cognome napoletano, e quindi Edoardo ed Emanuela partono avvantaggiati. Però l’aria romana non è quella di Napoli, e la lievitazione, se pur fatta a regola, non regge….
    Per la pizza vince Napoli, anche se devo dire che è interessante vedere come si posizionano le altre città e come se la barcamenano i pizzaioli napoletati emigrati. Sicuramente per garantirre la qualità devono fare i conti con i costi, 12 euro per una margherita è decisamente troppo!!!

    • virginia

      (26 settembre 2011 - 17:54)

      Monica, ti assicuro che la pasta è davvero molto buona, ovviamente senza aria di Napoli. In due, con tre pizze, due acque e una birra non industriale abbiamo pagato 26 euro a testa. Potrei elencarti decine di posti a Roma dove ti avvelenano pagando il doppio! per tacere dell’ottimo servizio (che non è una voce del conto) nel quale includo la scelta di chiudere il sabato per garantire sempre lo stesso standard, pizzettaro-free.

      • Monica Piscitelli

        (26 settembre 2011 - 18:49)

        Brava Virgina…così quando sono a Roma so dove trovare una pietanza di casa. : ))

      • monica

        (26 settembre 2011 - 19:42)

        ;) hummm… mi tenti. Verrò a Roma a provarla! A patto che poi vieni con me da Enzo Coccia

  • Ilaria

    (26 settembre 2011 - 18:02)

    è vero sembra un po’ caro, soprattutto comparandolo ai nostri prezzi a Napoli – che per quanto aumentati – restano competitivi e garantiscono ancora un buon rapporto prezzo/qualità – ma le immagini di connubi “sfiziosi” con ingredienti visibilmente appetitosi dannoun valore aggiunto alle proposte di questa pizzeria che proverò a visitare presto!

  • marella

    (26 settembre 2011 - 19:32)

    Anche Virginia ha le idee chiare(come i coniugi Papa) fornisce sempre indirzzi giusti è un buon “navigatore Gastronomico” abbiamo verificato molte proposteed abbiamo trovato prodotti di ottima qualità!

  • Mario

    (27 settembre 2011 - 08:09)

    Sono stato più volte in questa pizzeria (anche di recente a Settembre) e devo dire che vive di una ambiguità notevole.
    Mi spiego meglio. Se da un lato la pizza ha un impasto che è ottimo, così come il resto degli ingredienti d’altro canto però la formula degustazione con le pizze servite ogni 20-30 minuti è quanto di più contrario alla tempistica della digestione si possa avere. Se si è in 4 o anche in 6, si mangia uno spicchio di pizza ogni 30 minuti. E’ovvio che si è portati a bere e quindi in breve passa la fame e resta un senso di inappagato. Il costo non giustifica un servizio così dilatato.
    PS
    Ho provato molte pizze e devo dire che molte risultano anche polo legate sul piano del gusto, base appena appena tiepida ed ingredienti freddi sopra. Siamo sicuri che ne vale la pena spendere 20 euro per un una pizza?? Come suggerimento al proprietario che di fatto non ne ha bisogno visto la folla che anima il locale, chiederei una maggiore dedizione alla clientela perchè il fascino della pizza lievitata naturalmente regge ma non giustifica il costo :)

    • Lello Tornatore

      (27 settembre 2011 - 08:37)

      In effetti, si vede dalla foto della pizza rossa : la salsa è completamente staccata dalla base…

    • Emma

      (27 settembre 2011 - 16:43)

      Non condivido! I prodotti sono così buoni e così tanti che la pizza non potrebbe costare di meno!

      • Marco Contursi

        (27 settembre 2011 - 20:30)

        Che a Roma ci siano costi di esercizio più alti è oggettivo a partire dai fitti.Che una margherita costi 12 euro e una con due acciughe e fiori di zucca 20 è una enormità che si commenta da sola.Con quella cifra ci mangio un primo in qualche stellato campano della costiera che in quanto a costi è superiore anche a Roma.Vogliamo vedere un fitto a Sorrento?Però se c’è chi ci va non vedo il problema.Ognuno fa dei suoi soldi quello che vuole.A Milano c’è una lavanderia dove lavare un pantalone costa 35 euro,e i clienti non mancano.Io ovviamente me ne guardo bene da entrambi.

      • Mario

        (28 settembre 2011 - 07:59)

        Infatti non si discute la bontà della materia prima o delll’offerta ma della qualità del servizio che inevitabilmente incide alla voce “costo” nella valutazione qualità\prezzo.
        Se tutti gli esseri umani iniziano la digestionecirca 20 minuti dopo aver iniziato a mangiare la assicuro che nessuna degustazione mai, fatta ogni 30 minuti di un trancio di pizza potrà mai essere apprezzata come si deve, per quanto gli ingredienti possano essere eccellenti :) Tanto più che si tratta di carboidrati…

  • Salvatore

    (27 settembre 2011 - 09:11)

    Carissimi tutti, ma ci rendiamo conto una pizza Margherita € 12,00 ovvero circa 24.000 lire del vecchio conio. Forse dovremmo un pó riflettere sopratutto su questo.

    • Emma

      (27 settembre 2011 - 16:51)

      Mi scusi Sig. Salvatore, se ha tempo di provare La Limonaia a Villa Torlonia poi ne riparliamo!

  • Gianfranco Romanazzi

    (27 settembre 2011 - 09:25)

    Da Gino Sorbillo due pizze e una birra da mezzo litro 12,00 euro.

    • Emma

      (27 settembre 2011 - 16:48)

      Posso avere l’indirizzo?!??????

      • Gianfranco Romanazzi

        (28 settembre 2011 - 14:25)

        Via Tribunali 32 Napoli

  • Salvatore

    (27 settembre 2011 - 09:37)

    Alla Pizzeria Pepe a Caiazzo una margherita costa 3,6 €

    • Emma

      (27 settembre 2011 - 16:45)

      Grazie a Caserta ma a Roma i prezzi sono diversi! SIGH!

    • Emma

      (27 settembre 2011 - 16:48)

      Per essere più precisi….. un pezzo di pizza a taglio vicino all’ufficio dove lavoro che non sa esattamente di nulla e mentre la mangio SOGNO di assaporare una pizza con mozzarella e zucchine costa almeno 4 euro ……. e dopo averla mangiata ho ancora FAME!!!!

  • carlo de cristofaro

    (27 settembre 2011 - 10:14)

    Il forno a legna fa la differenza? Ma la vera pizza si fa SOLO nel forno a legna

  • Antonio Scuteri

    (27 settembre 2011 - 10:14)

    Devo dire che la pizza della Fucina è veramente ottima. Ma al tempo stesso devo ammettere che dopo numerose visite ho smesso di andarci proprio perché indispettito dai prezzi. Tutto buono, tutto perfetto, ma alla lunga personalmente mi sento preso per i fondelli. Alcune hanno il costo di un secondo in un ristorante di medio alto-livello, però con apparecchiatura, servizio, carta dei vini e caciara da pizzeria (quindi infinitamente meno spese)

    Ma il locale è sempre stracolmo, quindi alla fine hanno ragione loro

  • arturo minieri

    (27 settembre 2011 - 13:46)

    Le reazioni del pubblico sono strane ed incontrallabili. Proprio non mi spiego il grande afflusso di clienti. Si, il prodotto è buono, Il prezzo però è decisamente sproposotato

  • Rita

    (27 settembre 2011 - 20:07)

    Mi sembra di capire che, in quanto a commenti, anche in questo caso c’è la ressa!!!
    Hanno proprio il successo in tasca questi Papa……

  • Salvatore

    (27 settembre 2011 - 22:15)

    Sig. Emma mi dia i recapiti che vado a fare una visita alla Limonaia.

  • Salvatore

    (27 settembre 2011 - 22:28)

    Cmq Caserta Roma Milano o qualunque altro posto € 12,00 per una margherita a prescindere dalla bontà o meno del prodotto sono una enormità. I valori della materia prima sono uguali o quasi eventualmente l’unica variabile di costi nella gestione puó essere il fitto del locale ma questi possono essere ammortizzati con bacini di utenza diversi, Roma e Caserta, non hanno gli stessi abitanti.

  • virginia

    (27 settembre 2011 - 23:13)

    Salvatore siamo d’accordo che non è un prezzo economico. Molto meno sull’espressione “a prescindere dalla bontà o meno del prodotto” che invece – sempre e dovunque – fa la differenza. A Roma, negli anni Novanta la (buona, si diceva) pizza di un notissimo franchising napoletano si pagava 12.000 mila lire. Anche allora, giustamente si gridò allo scandalo. E potremmo gridarlo anche oggi a Milano per un chilo di pane in centro: non finiremmo più. Oggi a Roma la media per una pizza margherita è 8-10 euro. Non c’è scampo. E provi ad assaggiarla una di 8 euro. E poi ne parliamo. Oppure ne prenda un paio di tranci in teglia ovunque lei desidera e mi faccia apere se ha tirato fuori meno di dieci euro. E’ il mercato. E quello di Roma va così, che ci piaccia o meno.

    • Mario

      (28 settembre 2011 - 07:53)

      Gent.ma Virginia,
      nel caso della Fucina però il prezzo, per quanto adeguato al mercato ed all’offerta romana, non trova riscontro nel servizio lento ma declinato in modo malizioso alla voce ‘degustazione’ (provi ad andare li in compagnia di 4-5 persone e mi dica quanto ci vorrà per degustare tutto…le sembrerà un matrimonio vecchio stile per la tempistica) ed al fatto che le pizze risultano spesso ‘slegate’.
      Ora la mia non vuole essere una critica feroce ma solo un deciso consiglio alla proprietà ed in tale ottica deve essere letta.
      Magari i proprietari fanno un piccolo bagno di ‘umiltà’ e cambiano qualcosa in corso…

  • Salvatore

    (27 settembre 2011 - 23:29)

    Non mi saró espresso bene, ma dicendo :”a prescindere o meno dalla bontà del prodotto” era riferito al fatto che anche utilizzando le materie prime migliori il costo di 12 € non è giustificato per una pizza Margherita.
    Io le assicuro che non spenderei mai per una pizza margherita 12,00 € o per una piatto di spaghetti con le vongole 25,00 €. Questa ovviamente è una mia considerazione personale e non per questo deve essere da tutti condivisa, ma almeno andrebbe fatta una riflessione.

  • Salvatore

    (27 settembre 2011 - 23:41)

    Vogliamo poi discutere dell’assurdità di due voci che vengono inserite nel conto della maggioranza dei ristoranti italiani: coperto e servizio? Chi mi spiega?

  • virginia

    (28 settembre 2011 - 09:27)

    Nel conto della Fucina non ci sono le coperto e servizio, inclusi nel prezzo delle pizze che tanto ha fatto discutere. A proposito di questo, grazie a tutti per interventi e suggerimenti di questo post! Resta il fatto che la pizza napoletana è unica non solo per l’acqua e l’aria di Napoli – come in tanti sostengono – ma anche per il prezzo ;-) E’ l’unica città occidentale al mondo dove ti siedi, ne mangi una ottima, in tempi velocissimi, e con l’aggiunta di una bevanda puoi pagare anche solo 5 euro! beati i napoletani! — e scaricatevi l’App direbbe a questo punto PIgnataro ;-)

  • Monica Piscitelli

    (28 settembre 2011 - 10:20)

    Grazie Virgina per il lancio! Napoli è unica, amio pare, per il fatto che ovunque ti siedi la PIzza è mediamente buona (e io direi anche i ristoranti ps: sono reduce da varie cenette romane e trovo difficoltà a andar via contenta senza aver dritte precise da amici), per poi toccare l’eccellenza. E tutto a prezzi contenuti. Forse 5 euro è pochino. Ma diciamo 7, con bevanda e servizio, ce la si fa. Confesso che vorrei esplorare il mondo romano della pizza. Perchè, come sempre, quello che mi sorprende, è che a un’ora e dieci da Napoli le cose cambiano radicalmente. Questa pizza dall’aspetto ha qualcosa più del pane…dovrebbe essere, pare, più croccante. Avviene anche a Salerno, dove però il cornicione è più sottile. Ciononostante è ottima. E’ un mondo fantastico, dunque, quello della Pizza: pochi chilometri e tante differenze. Intanto grazie per i tuoi servizi, quando sono a Roma non ho mai un aggeggio per sfogliare le tue recensioni: andrei certamente a colpo sicuro. Monica

  • carmine

    (28 settembre 2011 - 11:06)

    vedo che i prezzi fanno discutere…. ma a Roma chi lavora guadagna di più che altrove? Sarà, ma l’antica “fame” napoletana ha inciso nel tempo e nei prezzi, e l’ingegno ha fatto capire che solo la pizza doveva lievitare ma non i costi….poi pizza e pasta sono divenuti marchio di qualità a Napoli e dintorni… salute ai gastronauti

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