Rossese di Dolceacqua. Profumo di donna

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Da sinistra, Testalonga, Luvaira e Posaù

di Fabrizio Scarpato

Quando bevo Rossese sento i grilli. O le cicale. Musica, ad ogni modo. Ma distorta, echi assorbiti dal calore di un pomeriggio d’estate, da quell’aria sospesa che ferma gli attimi e rallenta i gesti, che mette a fuoco i desideri, che fa accarezzare la bellezza.

Suona Miles Davis, vestito di rosso Ferrari: spara raffiche di note che ti attorcigli al divano, come a sciogliere un nodo, in cerca di una via per il viaggio, che se poi la trovi, la musica non ti lascia più andare. Come una specie d’amore.

Io sono l’amore

Ecco il Rossese richiama l’amore, e l’avevo già raccontato accostando un bicchiere a quel film con Tilda Swinton: solo che adesso davanti a venti Rossese vorrei capire meglio chi è e dov’è l’amore, su quali strade camminerà, con quale forza si esprimerà. Come Miles.

Dave Holland ha i capelli biondi tenuti da un nastrino, ride, forse per dissimulare l’inferno che brucia le sue dita, mentre scivolano sul basso a ritmo incessante, tribale, primitivo. Keith Jarrett si dimena con gli occhialoni e i baffetti da adolescente, dà energia alla musica e non deve essere facile con una specie di pianola elettrica. Forse emette gemiti.

Miles Davis Isle of Wight

Si fa vino in un lembo di Liguria che quando è pioggia, pioggia, e ancora pioggia, è Francia. Nel senso che tra le nebbie potresti sconfinare. Una valle che scende dritta dalle Alpi e un’altra a perpendicolo, con un monte che s’è messo di traverso. Tutto intorno paesi belli, accatastati sulle colline, e i vigneti di rossese in alto tra i boschi: potrebbe sembrare il Luberon di Gordes e Bonnieux. Le stesse viti ad alberello basso, nere e rugose, centenarie, assomigliano alle distese della Crau dalle parti di Chateauneuf. Solo che qui, tra la Val Nervia e la Val Verbone, tutto appare più selvatico, le vigne sono ripide, allevate su un unico filare per terrazzamento, issate sui muri. Se no che Liguria sarebbe.

Miles non guarda, sta accartocciato sulla sua tromba nera, a sputare note acide ai suoi stivaletti bianchi, sotto i jeans a zampa di elefante, luccicanti: ogni tanto rallenta e il suono si fa caldo come mai si è sentito, vellutato e sensuale, con dentro una vena di imprevedibile follia.

C’è qualcosa di sanguigno nel bicchere, non tanto nel colore, che anzi è spesso scarico per il fatto che gli antociani se ne fregano delle macerazioni, ma nel carattere, nell’indole. Certamente richiama sentimenti contrastanti di fascinazione e rigetto, in una sorta di gioco amoroso. Per esempio sei appena attratto dall’etichetta pervinca del Brae di Maccario Dringenberg, uno zerododici luminoso che spiazza la ciliegia sotto una linea iodata, che ti ritrovi, senza volere, avviluppato in una serie di fruttosità mature, rotonde, talora ridotte, da aspettare paziente mentre pettini i tuoi pensieri, col bicchiere nella mano.

Rossese di Dolceacqua

Chissà se Airto Moreira e Chick Corea hanno sangue ligure. Chick non saprei, sta là nascosto dietro il distorsore del suo Hohner, ma Airto è sicuramente genovese, perché percuote e struscia ogni cosa gli capiti tra le mani, risparmiando sugli strumenti. O forse il contrario, perché Corea sembra più chiuso, introverso, ligure di montagna.

Probabilmente non di Dolceacqua, che si prende tutto il vento freddo che scende dritto fino al mare: sul Nervia si fanno vini fini, profumati per via dell’ossigeno dei rimontaggi, talvolta un po’ seduti come di chi ha dato tutto. Più facilmente sarà di Perinaldo o San Biagio, che sono a ridosso, riparati dal monte, così che il vento del mare può arrivare con tutto il suo sale, con tutta la macchia che ha trascinato con sé. Ne escono vini per niente indulgenti, dritti e intriganti, contagiosi: ecco, quella specie di maccaia salata che ti prende in quei pomeriggi, un filo di sudore che imperla le labbra di lei.

Miles gronda sudore e cascate di note, incide nell’anima con una musica che ha in sé tutte le musiche sentite prima, o forse mai sentite. Come quando ti innamori.

Anche Lucrezia era innamorata. Il marchese di Dolceacqua volle giacere con lei, la notte delle sue nozze: e lei si lasciò morire, per amore, per dignità. La gente insorse e quel balzello ignobile fu rimangiato. Non senza feste, non senza ricordare un sacrifizio, nella notte di Ferragosto: con un dolcetto del tutto somigliante al sesso femminile, simbolo di libertà: una michetta, magari da inzuppare in un goccio di Rossese.

E così dal lato freddo si ricordano i Rossese Superiore zeroundici di Gajaudo e Du Nemu, rossi, maturi e balsamici, mentre dal lato iodato il sorso s’appoggia alle erbe speziate e al mirto dei cru zeroundici Galeae di Kà Manciné e del Poggio Pini di Tenuta Anfosso. Poi tutto si confonde, in una strada che porta inesorabilmente in alto e l’amore trova il suo filo, la sua musica, i suoi tacchi e il suo ballo. Cogli e gusti corbezzoli nel bosco, dove è passato un incendio che sa di fumo e cenere, mentre bevi il Luvaira 2010 di Giovanna Maccario, tannini accattivanti e sassosi, dritti come denti di lupo. Ti cheti con la frutta matura, languidamente vanigliata dell’Arcagna 2010 di Testalonga e coi tòcchi canditi e mentolati, da attendere come uno sherry sotto il bianco del flor, nel Bricco Arcagna zeronove di Terre Bianche.

L’amore volge al termine e Miles stacca un acuto lancinante, e se ne va. I musicisti continuano sfilandosi uno a uno, finché resta Jack DeJohnette prima sul pedale, poi sui piatti, a segnare il battito, il respiro, il cuore che entra in subbuglio all’attacco del Posaù 2010 di Maccario Dringenberg: polpa masticabile eppure amaro di scorzonera, tannico nel sorso, sapido di tutti i profumi silvestri, di tutta la bellezza straniante del mare lontano. Eppure così vicino, da tuffarsi e rituffarsi, da bere e bere di nuovo.

Scende la sera sull’Isola di Wight, anche qui una sera d’agosto, 1970, una sera che profuma di libertà. Come la michetta di Dolceacqua, come il coraggio di Lucrezia, come il Posaù di Giovanna, come un amore accaldato, tra fili d’erba e fiori spampanati. Come profumo di donna.

Enoteca Regionale della Liguria

Rossese di Dolceacqua

Con lo sguardo al Mediterraneo”

a cura di Augusto Manfredi e Marco Rezzano, delegati Ais Liguria

 

Miles Davis – Miles Electric, A Different Kind of Blue – 1970 Isle of Wight

5 commenti

  • Luciano Pignataro

    (20 giugno 2013 - 07:37)

    Che bei colori ha questo vino!

  • Andrea Petrini

    (20 giugno 2013 - 09:11)

    Sono grandi vini

  • giovanna maccario

    (20 giugno 2013 - 10:09)

    quanto amore nel tuo pezzo, grazie.

  • Gianna De Lucia

    (20 giugno 2013 - 19:17)

    Ha i colori della passione e le sfumature dell’amore, degli struggenti tramonti estivi.
    È il racconto di un vino e molto di più!

  • Luca

    (23 giugno 2013 - 14:39)

    Bellissimo pezzo ….
    Tanta passione….
    Ottimi vini
    Tanta Liguria ….

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