Rotolo, il Respiro del Cilento

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4 dicembre 2003

Civiltà è, per esempio, iniziare a servire un bel rosato come aperitivo come usa fare alla Tavernola di Battipaglia dove molti ristoratori e gourmet possono andare a fare uno stage per capire bene cosa significa il rapporto tra qualità e prezzo offrendo un servizio moderno. Civiltà è, per esempio, pensare un passito da bere sui fichi ‘mpaccati cilentani o sulle crocette calabresi utilizzando 17 quintali di uve moscato e malvasia per ottenere poco più di due carati da 50 litri di vino l’uno. Civiltà è, per esempio, l’aglianico fatto respirare sulle dolci colline di olmi, lecci, ulivi e case in pietra che assediano Agropoli saracena alle porte del Parco Nazionale. Respiro, ecco alla fine il nome del genius loci del Cilento eleatico, esprime davvero bene il carattere di Alfonso Rotolo, vignaiolo autentico di terza generazione: generoso, solido, riservato e vivaddio fuori moda. L’aglianico viene raccolto un po’ più tardi, quando i chicchi sono surmaturi, poi fermenta a lungo in legno dove trascorre un anno e mezzo, infine passa in bottiglia dove si eleva per altri dodici mesi: il risultato è un rosso potente, di grande stoffa, siamo alle soglie di un supercampano a cui manca solo un tocco di eleganza in più come solo l’esperienza di dosaggio in barrique può offrire dopo numerose vendemmie ma Alfonso è giovane, può solo migliorare ancora. I tossici dei vino-frutto, i cabernet-dipendenti e quanti frequentano il vino con le papille piallate dalla barrique solo per partecipare alle feste dei vip possono tranquillamente fare a meno del Respiro che con la sua struttura ci ricorda il Falerno di Moio mentre con i sentori di sottobosco il Taurasi Cinque Querce di Molettieri. Per questo lo beviamo su un cosciotto di capretto di Cannalonga mentre sul soffritto di animelle abbiniamo un altro rosso di Rotolo, l’Urmi, aglianico e barbera (al 35%) fermentati in acciaio ed elevati in barrique i secondo passaggio: per meno di 8 euro un vino ben strutturato, abbastanza fresco da affrontare il piatto. Il passito Passulo invece, lo abbiamo detto, sui fichi ‘mpaccati ammirando le colline e il mare dall’agriturismo dell’azienda. Questa è civiltà.