Salae Domini 1999 Irpinia igt

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ANTONIO CAGGIANO

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: non disponibile
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Ti ho tradito vecchio. Non c’era un motivo particolare per farlo, come ben sa chi tradisce e, dopo qualche tempo, chi è tradito. Mi andava, era l’ultima sera con me stesso, ero pieno di vini provati per lavoro, glissato il traffico di un rientro improbabile, all’improvviso ho deciso di nascosto, senza farmi vedere da nessuno in casa. Ti volevo almeno a dieci anni, ma nella mia testa ieri c’era già tutto quello che mi potevi dare, freschezza disarmante, austerità, sapore, mi avresti ricordato la piazza di Taurasi, non quella bella piena di gente della Fiera Enologica, ma quella rigida spazzata dal freddo con cui spesso mi accompagno quando scrivo trascinato dall’irrealtà. Non ho saputo aspettarti, mi ha preso la frenesia del possesso e ti ho tirato fuori rovistando ansimando tra cartoni e casse di legno perché sapevo che il tuo corpo era lì, ti ho preso per le anche e subito, in fretta, ti ho stappato temendo di ripensarci, di pentirmi. Che sentimento biologicamente inutile il pentimento cattolico. L’ho fatto perché ho almeno altre quattro possibilità sicure per vedere come te la caverai, giacché dietro al tradimento ben consumato c’è sempre anche un calcolo ben fatto, come sa chi tradisce e, dopo qualche tempo, chi è tradito. Ora sei qui di fronte al mio computer, curioso vecchio bastardo, per vedere cosa mai potrò scrivere di te dopo che ti ho posseduto come volevo io, senza preavviso, senza cibo, senza condividerti perché tu sei uno dei pochi che non amo bere con altri, né con le persone care, né con chi ne capisce. E’ un discorso lungo, il nostro, tu mi hai aperto degli orizzonti che non avevo e io ne ho approfittato, ti ho saccheggiato, talvolta sbeffeggiato persino ma poi, come vedi, quando il desiderio mi fa fremere incosciente come scrive Saffo nella più bella poesia d’amore di tutti i tempi, è sempre da te che vengo. Perché tu sei, il vino, il Taurasi che non dichiari di essere, sei il motivo per cui io scrivo. In fondo, ti ho tradito perché ti sono estremamente e, direi inutilmente, fedele, perché giro e giro ma quando ho voglia di vino perché ne ho bisogno mentale è da te che vengo scodinzolando come un cane. Tu sei la vigna vecchia che più mi piace, sdraiata come una bagascia consumata a Sud, mi hai convinto che da queste parti non c’era nulla da temere, e ti immagino in fermentazione con l’ansia di Luigi che ti controlla passo passo, lui sapeva che il 1999 è una delle annate più belle benché non sia accaduto di nulla di particolarmente significativo al mondo in quel numero. Hai una spinta in più perché lo scheletro è robusto, ma cammini più degli altri perché, pensa un po’, mi ci sento ancora frutta viva nel palato oltre che al naso, ma come cazzo mai sarà possibile dopo quasi dieci anni? C’è chi parla, è la nuova moda, di digeribilità di un vino, manco fosse la pasta in bianco, io penso invece che il bicchiere mi debba sconvolgere, non voglio suore che pregano ma danzatrici del ventre. In fondo, per quell’anno, non sei neanche esagerato con i tuoi tredici gradi, diciamo anche 13,5, il punto vero è che non li senti perché dopo il caldo ti prende il frutto, e poi la spezia, e infine la freschezza travolgente dei grandi vini e nonostante ciò non sei scarnificato come un Taurasi di stile tradizionale, non sei solo ossa, ma hai ancora polpa a cui posso avvinghiarmi nella beva sino alla fine. Giacché questo è il punto, è questa la mano dell’uomo: tu non sei solo terra, chi ti berrebbe altrimenti, sei anche Antonio Caggiano e la sua voglia di uscire dalla normalità da geometra di terremoto e sei anche Luigi Moio con la voglia di fare scienza lì dove tutto è sempre stato fatto a tentoni. E sei Pino il Futuro. Sei uso sapiente della potatura, anche legno ben dosato, quel giusto apporto di complessità che ti si fa aprire improvvisamente ed essere sempre pronto, sei fermentazione controllata, sei malolattica provocata al momento opportuno, sei elevamento in bottiglia, sei la giusta dose di solfiti, sei sapienza umana. Sei uomo. E, soprattutto, non sei monocorde come i vini tradizionali o, peggio, come quelli caricaturali del gusto internazionale. E allora, se sei tutto questo, se il tuo finale non arriva mai, se la freschezza aumenta man mano che passano le ore, mi spieghi perché cazzo avrei dovuto aspettare ancora un anno per berti? Già, carpe diem. Ti ho tradito anticipando il nostro appuntameto, se proprio lo vuoi sapere, se proprio ci tieni, solo perché mi andava.

Sede a Taurasi, Contrada Sala. Tel e fax 0827.74723. www.cantinecaggiano.it Enologo: Giuseppe Caggiano con i consigli di Luigi Moio. Ettar: 20 di proprietà. Bottiglie prodotte: 130.000. Vitigni: aglianico, gianoc, greco.