Salerno, Il Ristorante del Golfo

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Via Porto, 57
Tel. e Fax 089.231581
Chiuso domenica sera e mercoledì, ferie variabili in agosto
www.ilristorantedelgolfo.it
ristorantedelgolfo@tiscali.it

Molo Manfredi di Salerno

Una delle tante stranezze di Salerno è che pur avendo oltre otto chilometri di costa i ristoranti di qualità con vista sul mare si contano sulla punta delle dita di una mano. Segno dell’anima terragna e longobarda di una città senza tradizioni marinare e inurbata da contadini irpini, cilentani e lucani in fuga dalla fame negli anni ’50. Fa eccezione la lunga storia della famiglia Ragone, da sempre radicata in città nella zona del porto il cui testimone è passato al giovane Matteo che ha aggiornato l’hotellerie e spolverato con la giusta curiosità i piatti di sempre senza intervenire sui sapori, così la soppressata di polipo è una valida e moderna alternativa all’insalata, tanto per fare un esempio. Si fa con un polipo fresco lessato e compattato in un telo di lino, si lega a mo’ di salame e si conserva per un giorno in frigo, poi si taglia a fette sottili: una tecnica che provai per la prima volta al Quisisana nel 1998 con Nazareno Graziano Menghini.
La storia di questo locale risale al 1930, allora si chiamava Taverna del Porto, poi, dopo un incendio nel 1943, cambiò nome. Ma la gestione in tutti questi anni è da sempre rimasta alla famiglia Ragone.
Con una veranda affacciata sul traffico del porto commerciale, l’atmosfera del Ristorante del Golfo, ricostruito quando c’erano le spiagge al posto di navi e container, è simile ai docks di Barcellona, più aria del Nord che Oriente partenopeo. Molto divertenti gli antipastini, tra cui segnalo i calamaretti imbottiti con le zucchine alla scapece, la consolidata parmigiana di alici e il tortino di patate, provola e baccalà mentre per i primi c’è da provare la candela napoletana con trippa di baccalà e cipollotto fritto servita su crosta di caciocavallo dei Monti Lattari di cui vi proponiamo la foto.

Candela napoletana con trippa di baccalà e cipollotto fritto servita su crosta di caciocavallo dei Monti Lattari

I classici: spaghetti ai frutti di mare, risotto alla pescatora in bianco, linguine con pannocchie e pomodorini appena scottati hanno la sapienza di tre generazioni.
Il pescato del giorno è risolto con le cotture tradizionali del Tirreno, acqua pazza, al sale, al forno o fritto secondo lo stile arabo. Molto buona la carta dei vini, ricca di proposte campane, lucane e nazionali con ricarico professionale, il servizio è familiare, cortese e attento. Per chiudere dolci della tradizione e semifreddi al pistacchio o alla nocciola di Giffoni. Insomma, uno dei rari posti dove mangiare pesce fresco in una città di mare. Sui 35 euro.