Salvo Foti: etica ed estetica della gioia

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I vini de I Vigneri (foto di Cristian Di Camillo)

di Fabrizio Scarpato

All’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un vecchio viticoltore: aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso.

L’uomo si avvicinò al vecchio per chiedere quanto tempo occorreva per arrivare alla montagna. Il vecchio restò in silenzio. L’uomo allora rifece la domanda, ma il vecchio continuava a guardare lontano attraverso le fessure dei suoi occhi. Allora l’uomo si incamminò ugualmente per la sua strada.

Aveva letto del rispetto degli uomini per la montagna di fuoco, in una simbiosi che andava oltre le paure, che superava i dislivelli fisici e le rotazioni dei venti. Noi siamo la montagna, dicevano. L’Etna, femmina, dea e madre: le rendevano omaggio innalzando pali di castagno a disegnare geometrie aliene, tessendo, lungo i caldi fianchi divini, parole e alfabeti che potessero esser capiti da tutti, tramandati di padre in figlio, le righe di un quaderno d’onestà che, goccia a goccia, instillava forza e dignità nelle loro menti e nei loro gesti.

Aveva bevuto vini che non s’aspettava, che raccontavano storie di uomini e donne bruciati dal sole e anneriti dalla lava, che testimoniavano di ruvidi innamoramenti e crateriche mineralità, ma che laggiù, in fondo al sorso fresco e malandrino, luccicavano di agrumi e spezie, di balsami e ginestre, per poi esplodere dei profumi dell’anice e della pasta di mandorle, del cioccolato e della polvere di caffè, in una sorta di inno alla gioia, richiamo di sapori dell’infanzia, ritrovato legame simbolico col territorio, una pietra nera dolcissima, inamovibile, inalienabile.

Omaggio alla dea innevata

Aveva sentito il ronzio delle api intorno alle vigne, il taglio secco delle antiche cesoie, il fruscio della raffia, il frantumarsi schioccante delle pietre e il loro sordo accatastamento nel comporre muri a secco. Aveva ascoltato, ritmati, i canti propiziatori durante la vendemmia, le musiche dimenticate e la forza gravitazionale del fluire del mosto nel palmento, sotto piedi vivi e sporchi, della terra e dei suoi frutti.

Aveva visto innalzare ziqqurat di pietre rugose alti fino al cielo, a ringraziare la dea innevata, così che gli uomini potessero contemplare i boschi di lecci e le sciàre di pomice giù fino al mare, ammirando e godendo del frutto del loro lavoro: una religiosità laica che conosceva la vita e la morte, un’estetica che accarezzava l’etica del rispetto e della memoria. Aveva visto le danze sulla sommità del tempio, aveva mangiato i cibi conditi dell’amore delle mogli, dell’affetto delle madri, e poi assaporato vino a fiumi, il loro vino. Non aveva visto sacerdoti, né guru imbottiti di consonanti, non aveva visto bandiere: solo fratellanza e festa, dal basso della terra.

Uno Ziqqurat e il lavoro

Aveva conosciuto la sapienza contadina dei vigneri, il gesto atavico rispettoso e coerente nel saper accettare l’incoerenza del fato, l’imprevedibilità del destino. Vivere nel battito del cuore della montagna, che è il loro cuore, che è il loro battito, il loro tempo precario, il loro intimo senso.

Etna Rosso - I Vigneri

Venti minuti. Ti ci vogliono venti minuti, gridò il vecchio senza muoversi dalla panca. L’uomo, che s’era già allontanato di molti passi, tornò indietro e chiese al vecchio perché non gliel’avesse detto subito, che ci volevano venti minuti. Perché dovevo vedere con quale velocità muovevi i tuoi passi, quale era il tuo tempo: venti minuti se sarai in grado di assecondare il pulsare del tuo cuore a quello del ventre della montagna. Venti minuti, o vent’anni, forse. E si ammutolì nuovamente.

 

Una sorta di parabola dettata dal fascino delle parole e delle suggestioni di Salvo Foti, dalla sapienza enoica di Antonello Maietta e Marco Rezzano, dal ricordo di Fabrizio De André e dalla bellezza ancestrale di alcune immagini dell’Etna.

L’Etna de I Vigneri, Salvo Foti a La Spezia – AIS Delegazione della Spezia

5 commenti

  • Alberto Capasso

    (20 febbraio 2012 - 18:43)

    che bello! bravo!

  • Fabio D'Uffizi

    (20 febbraio 2012 - 19:42)

    un racconto, Fabrizio, davvero bellissimo.

  • Lido vannucchi

    (21 febbraio 2012 - 00:04)

    fabrizio post superlativo, devi sapere che se io so qualcosa di vino, devo dire grazie anche a Salvo Foti, ho passato in Sicilia 10 giorni speciali assieme s lui e ai Vigneri, posti e uomini unici, un’abbraccio speciale a Salvo, anfitrione del vino Siciliano.

  • cristian si camillo

    (21 febbraio 2012 - 16:00)

    racconto sublime,suggello di una serata di vino e di vita meravigliosa.

  • attoadivenire

    (21 febbraio 2012 - 18:48)

    Persona unica Salvo Foti come unico è il Terroir dell’Etna, molto spesso paragonato, per sbaglio o per motivi commerciali-Marketing alla Borgogna , io personalmente penso che dovremmo parlare di Etna, di Sicilia e di vini come dice Foti “Soggetivi” ma di qualità eccelsa e mi ripeto unici, dove convivono la struttura dei vini del sud con l’eleganza e la Freschezza dei vini di montagna.

    Un invito a tutti fate come me e Lido Vannucchi andate sull’Etna rimarrete folgorati dalla natura e dalle persone ;) !!!

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