Sant’Anastasia, Osteria La Bettola

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Via Romani, 6
Tel. 081. 5307612
Aperto sempre, chiuso domenica

Può pure accadere di essere presi dal grande desiderio di mangiare genuino, senza fronzoli e abbellimenti. E’ questa l’occasione per mettere in atto tutte le precauzioni perché la scelta, apparentemente facile, non lo è affatto, anzi è rischiosa. Non basta, infatti, la sirena del cartello”cucina casereccia” per imbonire e convincere. Bisogna veramente conoscere chi tra pesce azzurro, baccalà, stoccafisso, salsiccia e friarielli abbia veramente qualcosa di buono da offrire e da far mangiare. All’ombra del campanile del Santuario di Madonna dell’Arco c’è il posto giusto. Un tempo era una semplice rivendita di “pere e musso” oggi è un’ altrettanto semplice osteria: una stanza imbiancata ogni anno, climatizzata, sotto i trenta coperti, tovagliato monouso di carta, piatti di ceramica bianca, bicchieri da vecchia cantina, quelli che gli avventori chiamano ancora “otto a litro” cioè da mezzo quarto, una finestra che dà dritta la vista sui fornelli. Qui governa, in una repubblica tutta al femminile, Teresa Romano, la proprietaria e cuoca. Il menu è quello della tradizione: ogni giorno il ragù e pasta e fagioli. Non mancano paste con i funghi chiodini di pioppo, né con le patate e provola. Dipende dalle idee che vengono a Teresa quando apre la borsa della spesa. E che dire del “coroniello di stocco in bianco all’insalata” allestito in uno striminzito piattucolo, straboccante di pomodori, olive verdi, quelle tonde di Spagna, e verdurine? Semplicemente che è buono, anzi impeccabile e saporito. E delle alici fritte? Chissà come sono arrivate fin qua. E delle triglie fritte? Valeva la pena di assaggiarle. E del baccalà fritto o in “cassuola”? Come quello della nonna. Pesce azzurro, pesce salato, pesce secco: quello della cosiddetta cucina povera, della tavola di Pulcinella, che ancora è tutta da riscoprire e gustare. Chi ama la carne troverà “costatelle” e salsicce da manuale. Il vino? È quello buono, di pronta beva, adatto a questa cucina. Viene servito in caraffa o in bottiglia. Qualche dolce ogni tanto per finire, ma più spesso dell’ottima frutta vesuviana. Teresa stupisce anche con un liquore alla liquirizia il cui segreto sta tutto nella cremosa fluente grazia, che allieta e conclude il pasto. Il conto è sui 20 euro se non si è proprio abbuffoni.

Tommaso Esposito