Sant’Andrea di Conza, Ristorante L’Incanto

Letture: 209

Viale del Municipio, 30
Tel.0827.35021
www.lincantoristorante.it
Chiuso lunedì, ferie 15 giorni a luglio e 15 a settembre

Lungo la dorsale dell’Appennino Meridionale è sicuramente l’Irpinia la provincia più vivace e innovativa. Merito dei suoi viticoltori, certamente, che hanno portato curiosi, stranieri, appassionati, gourmet, insomma turismo enogastronomico in una terra da sempre fuori da ogni circuito.

Ma anche merito di una giovane generazione che, sull’esempio dei fratelli Fischetti dell’Oasis di Vallesaccarda, si è rimboccata le maniche facendo veramente meraviglie in cucina puntando dritta sulla qualità assoluta e sulla biodiversità della materia prima. Un esempio, che si inserisce sul filone aperto dai ragazzi della Pergola a Gesualdo e da Lina Martone al Megaron di Paternopoli, lo troverete in questo paesino dell’Alta Irpinia, mancano pochi chilometri alla Basilicata, dove Pompeo Limongiello e la moglie Angela hanno rivoltato come un calzino la vecchia trattoria al centro del paese trasformandola in una elegante sala da pranzo di 35, massimo 40 posti. La cucina gioca bene sui prodotti irpini, che in questa zona, siamo nei territori di caccia di Federico II a meno di quaranta chilometri da Melfi, significa anche Lucania e, grazie alle nuove strade a scorrimento veloce, Piana del Sele, a meno di un’ora da Eboli.

Ma non è solo l’aggiornamento nella presentazione l’aspetto positivo di questo posto, quanto alcuni guizzi genialoidi di assoluto valore come la polpetta di orzo e pecorino carmasciano su crema di patate all’origano. Oppure come l’ideazza da brigante che gioca sulla memoria di una generazione televisiva: e allora sofficini sì, ma di caciocavallo podolico addolcito con le zucchine, sgrassato dalle mandorle e rinfrescato dalla salsa di aglianico.

Ecco due ricette che valgono il viaggio. Mentre Angela segue la sala, il nostro Pompeo gioca ai fornelli mostrando padronanza con il baccalà: zuppa di patate della Piana del sele, baccalà e pomodorini, paccheri al baccalà, baccalà con i cruschi, ossia Alta Irpinia, Vesuvio e Lucania riuniti dall’idea di pesce che ritroviamo ancora nell’antipasto per completare l’offerta in una zuppa di fagioli quarantini. Fuochi d’artificio negli antipasti con soufflé di asparagi selvaggi e salsiccia, involtini di melanzane, alice e provola, zuccotto di mais, variazione di carciofi con scamorza di Bagnoli.

Asciutta la proposta di carne con il maiale (in filetto, zucca secca e pappacelle), il vitello (all’Aglianico), il coniglio (al Fiano con mollicata di dolci), compatta quella di primi con gli spaghettoni ai fagioli quarantini, briciole di pane, uvetta e alici o Lu Trieddo, cavatello a tre dita ammollicano con cruschi tipico di Potenza, ma senza pomodoro. La chiusura è affidata ad un giro di formaggi dove oltre a quelli del territorio (caciocavallo podolico, caciocavallo bagnolese, pecorino di Carmasciano e pecorino di Filiano) ce ne sono alcuni stranieri che costituiscono l’unica nota stonata di tutta la proposta; meglio una semplice mozzarella al posto del blue stilton e del roquefort! Per fortuna questa vena esterofila sempre in agguato nel Mezzogiorno, terra di emigrazione, è completamente assente dalla carta dei vini, che ci è piaciuta molto per la sua eleganza, semplicità, curiosità, capacità di andare fuori dal coro con vini di territorio non scontati, dal Pallagrello di Manuela e Peppe al Solopaca Bosco Caldaia di Venditti, ai vini de La Molara e di Casali dei Baroni. In questo caso la proposta è circoscritta ma adeguata al luogo, frutto di studio, una lezione alla banalità di ristoranti pur altrimenti accorsati ma forse distratti da altro come Nonna Rosa a Vico Equense in cui addirittura i vini dolci vengono farfugliati a voce! Capisci, insomma, che chi decide la carta è anche un intenditore appassionato che rispetta il cliente con ricarichi onesti, starei per dire da affare. Tra i dolci, per restare in tema di chiusura, vi segnalo il geniale migliaccio con gelato di frutta, il territoriale frolla di mela annurca con lamelle di mandorle e sidro, il casereccio pasticcio di millefoglie con crema e amarene, il concettuale cornetto all’ananas con tazza di caffé mantecato e il materno cioccolato e caffé caldo con nocciole tostate. Bravi, continuate così.

Come arrivare. Da Napoli (o Roma): imboccare la Napoli-Bari, uscire ad Avellino Est, girare a sinistra e imboccare la superstrada Ofantina per Calitri. Dopo una sessantina di chilometri c’è l’uscita Sant’Andrea di Conza. Il locale è sulla piazza principale. Da Bari: uscire a Candela, proseguire in direzione di Calitri-Avellino fino all’indicazione di Sant’Andrea di Conza dopo una trentina di chilometri. Dalla Costa d’Amalfi: imboccare la Salerno-Reggio, uscire a Contursi, proseguire verso Lioni, girare a destra al termine della Fondovalle Sele fino all’indicazione di Sant’Andrea di Conza