Satyricon 2003 Irpinia igt, capolavoro di Luigi Tecce

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Satyricon 2003 Irpinia igt (Luigi Tecce)

Uva: aglianico
Prezzo non disponibile
Fermentazione e maturazione: acciaio

Beviamoci questo. Jenny allunga la mano su un punto molto sicuro della cantina della Locanda di Bu: quando penso – dice – all’Aglianico, penso sempre al Satyricon 2003, una esecuzione straordinaria.

Io avevo in testa qualcosa di più tradizionale, quei Taurasi non concentrati e carezzati dal tempo: quando giro con il fresco in Irpinia sono la mia coperta di Linus. Ed avevo messo da parte il 2000 di Di Prisco. La testa era calma, uno di quei rari momenti in cui non penso a cosa devo fare dopo.
Tecce non è bottiglia facile: ti obbliga ad essere concentrato, perché le sollecitazioni del palato sono forti, cangianti, ti distraggono dalla conversazione e ti portano dritte al bicchiere.
Ma è anche vero che non c’è partita. Il naso 2003 è ricco di amarena, non cotta, nenche matura a dire il vero, ma molto intensa e diretta: c’è poi spigolo agrumato, tocco fumé. Va e viene, va e viene, come un’altalena infinita.
Petronio Arbitro evocato nel nome non tanto per la famosa cena, quanto per l’assoluta naturalità dei costumi sessuali dei protagonisti, prima dei chiavistelli cristiani e islamici chiamati decenza.
In bocca è proprio come il romanzo: pastiche di generi. L’impetuosa, attesa ma comunque inaspettata freschezza, promiscua sessualità molla del bevuto. La forza della frutta, il tema dell’agricoltura, che ritorna dopo essere passato per il naso, i tannini robusti del Sud di Pozzuoli e di Crotone, la narrazione confusa ma alla fine coerente e inesauribile, di una fantasia malata e irriverente, irrefrenabile. La chiusura lunga. Il piatto dell’agnello, quando cioé dopo la jam session le cose iniziano a diventare serie, è la degna sepoltura di un vino giovanissimo, fuori da ogni genere, a ripensarci davvero rivoluzionario per il 2003 in cui si confrontavano stancamente le due scuole di innovatori e tradizionalisti.
Satyricon Tecce esce da questo schema, è un po’ come quelli che hanno vinto in questi referendum, non c’è rappresentazione politica parlamentare, ma sociale. Si dice: facile con 5000 bottiglie. Vero, ma quante mille bottiglie aspirano ad essere centomila vuoti buoni sostanzialmente non identitari.
L’uva è alta nei quattro ettari tra Castelfranci e Paternopoli, tra le più alte: Ianpenne è giù in basso, Taurasi a ventimila leghe sotto i mari. Lui stramatura, il freddo corregge. La porta a vendemmia come si addormentano i bimbi, ninnananna ninnaò.
Mi piace, molto. Moltissimo. Ma, cara Jenny, il Poliphemo 2006 lo supera al foto finish. Per me ancora la folgorazione insuperata dell’ultimo anno.


Sede a Paternopoli, via Trinità, 6. Tel.0827.71375. Ettari: 4 di proprietà. Bottiglie prodotte: 5.000. Vitigni: aglianico.

Un commento

  • Umberto Trevisan

    (15 giugno 2011 - 19:53)

    provato, ho avuto una crisi mistica!!!!

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