Saulo 2006 Falerno del Massico Riserva doc

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Tony Rossetti (FotoPigna)

ROSSETTI

Uve: aglianico, piedirosso
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: legno

Giuro non è una mia fissa, ma pare che ultimamente mi capitino a tiro solo Falerno del Massico, e tutti molto interessanti, che vale la pena raccontare: ecco quindi, dopo il Rampaniuci dei Migliozzi, il Campantuono di Papa ed il colpo al cuore dell’Etichetta Bronzo ’99 di Maria Felicia Brini, una nuova ed interessante realtà da seguire con attenzione, l’azienda Bianchini Rossetti.

Qualcuno parlerebbe di “vin de garage” alla maniera campana, io non posso non riconoscere che l’esigua produzione di numero di bottiglie, si questo millesimo appena mille, renderà questo Saulo Riserva 2006 praticamente una meteora visibile a pochi.

Siamo a Casale di Carinola, più precisamente in località San Paolo, la collina cioè dedicata al santo che si dice ebbe qui a fermarsi prima del suo ultimo viaggio verso Roma: “saulo” infatti, tradizione vuole, sta proprio per S. Paolo. Le vigne di aglianico e piedirosso, circa quattro ettari in tutto, sono state reimpiantate durante i primissimi anni del duemila, con un sesto d’impianto molto fitto (circa 5200 piante per ettaro) ed una resa stimata di anno in anno intorno ai 50-60 quintali. Pochi i numeri, come detto, ma sicuramente votati alla qualità, da sottolineare anche la scelta, comune a pochi altri sino ad oggi, di denominare il vino con la dicitura riserva, valorizzando un altro aspetto della doc Falerno del Massico rosso, previsto qualora il vino riposi minimo tre anni di cui uno in legno.

Avevo già avuto il piacere, della stessa azienda, di bere il Falerno del Massico rosso Mille880, il loro vino base, trovandolo una esecuzione davvero sincera e piacevole di un marriage ben riuscito di aglianico e piedirosso. Un vino dal colore molto invitante, rubino con piccole venature violacee e dal naso incentrato su note dapprima vinose e floreali poi fruttate e lievemente terziarie, espressione nitida di una particolare godibilità dell’aglianico di questi parti e di una più che lodevole finezza olfattiva del piedirosso. Insomma, un rosso di buona struttura, non sovraestratto e che concede una chiave di lettura tesa più alla sottile piacevolezza del palato che alla debordante opulenza della gola.

Il Saulo Riserva invece è un vino più materico, già dal colore quasi inchiostro, vivace ma praticamente impenetrabile dalla luce. Il primo naso è appena caratterizzato da un sentore di rovere dolce, ma bastano pochissimi secondi ed appena una paio di vortici nel calice per lasciarlo sfumare. L’imprinting è decisamente fruttato, di quelli rossi e neri maturi, polposi e dolci. Nitidamente si sovrappongono ciliegia, amarena, mirtillo, poi note appena tostate, balsamiche, fini e gradevolissime. Sul finale una nota di liquerizia e tabacco. In bocca, rispetto al Mille880, è un altro bere, avvolge da subito il palato con una trama di frutto intensa e persistente, quasi masticabile, lunga e godibile sino alla deglutizione; Richiama subito un secondo sorso, di tannino solo una labile e gradevole percezione, sottile, solleticante, alla mercè di una freschezza tangibile e piacevole sino ad una cortese sapidità.

Un gran bel bere, dal primo all’ultimo sorso, a volergli trovare un difetto gli si potrebbe imputare magari di non avere una spina dorsale di tal spessore da promettere lunga vita, ma di un vino che si offre oggi con una tale prontezza di beva, godibile, rinfrancante e per niente scontata, non si può che coglierne l’essenza, parlarne un gran bene. A chi ne riuscisse a godere, appena sarà in commercio tra qualche settimana, consiglio di provarlo su dei fusilloni con ragù di cinghiale ed appena una manciata di conciato romano. A Tony Rossetti e a suo zio Francesco Bianchini un solo suggerimento, di continuare a perseverare nel loro intento di ritagliarsi un giusto spazio nella produzione di qualità di Falerno del Massico, a patto però di proseguire su questi valori di personalità, specializzazione ed originalità, in una parola: biodiversità.

Questa scheda è di Angelo Di Costanzo

L’azienda è a Casale di Carinola, via Ten.Trabucco, 2 – 81030 (CE)
Ettari 25 di cui 4 a vite già in produzione, proprietà famiglie Bianchini e Rossetti
Enologo Nicola Trabucco
Bottiglie prodotte: 8000
uve: aglianico, piedirosso e falanghina.

6 commenti

  • Domenico sarno

    (27 febbraio 2010 - 20:00)

    molto interesante questa versione massicana di rossa bevuta.Ho conosciuto il vinattiere e il Saulo qualche luna fa al ristorante e devo dire che mi ha seriamente impressionato.Anche perche’ sono alla ricerca di novita’ da quella zona casertana e questa mi sembra proprio una vera occasione per vedere come si comportano le uve in ager falernus…Campania felix e ….Caro Tony ricordati di imbottigliare davvero Il saulo solo nel formato da 1 litro,cosi il nettare riposa(ma non per molto…)meglio…Buon bere a tutti Domenico Sarno
    Casadelnonnotredici
    Mercato san Severino

  • Claudio

    (28 febbraio 2010 - 11:43)

    Molto cuorioso di assaggiarlo, molto interessante l’idea delle bottiglie da 1 litro. E’ vero che in Campania si stanno facendo passi da gigante negli ultimi anni. E’ così poco convenzionale un Falerno Riserva?

  • Alessandro Schiavone

    (28 febbraio 2010 - 14:47)

    Ho la fortuna di essere compagno di bevute di Tony insieme agli amici di Winevent e sottoscrivo quanto di buono è stato detto sui vini di Bianchini-Rossetti. Hanno oltretutto la particolarità di non essere mai identici da un anno all’altro, ferma restando l’impronta varietale. Abbiamo assaggiato delle prove di vinificazione che la dicono lunga sull’indolenza anti-modaiola di questi produttori. Come già ricordato da Domenico, bellissima l’idea di produrre il Saulo in sole mille bottiglie da un litro. E’ bene ricordare che il Saulo è uno dei 14 vini della provincia di Caserta che possono fregiarsi della denominazione Cru dell’Appennino. Ad maiora Tony!

  • Angelo Di Costanzo

    (2 marzo 2010 - 15:40)

    La bottiglia bevuta, n. 554, era però una classica tronco-conica da 0,75 lt. Giusto per la precisione d’informazione.

    • Alessandro Schiavone

      (2 marzo 2010 - 21:33)

      E difatti tutte le annate finora prodotte sono state imbottigliate nelle 0,75. E’ un progetto di prossima attuazione. Saluti!

  • Cino

    (11 marzo 2010 - 00:32)

    Tony,
    Dopo tanto patire a Vancouver per queste Olimpiadi “primaverili” sono finalmente ritornato a casa a Boston da Lex e Francesca e credimi, la prima cosa che ho fatto e’ stata aprire una delle tue bottiglie di falerno, che qui gelosamente conservo, gustandola a cena con Peppe nell’attesa di di venirti a trovare a Casale per celebrare la Riserva 2006.
    Un caro saluto e continua cosi’
    Cino

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