Il rosato è un gran bel bere con la pizza d’autore: Scalabrone 2013 Guado al Tasso e la alifana di Franco Pepe

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La pizza alifana di Franco Pepe: l’ennesima conferma di un fuori classe

di Marina Alaimo

Certe cose accadono quasi per caso, o almeno così credi. Altre le cerchi con forza, le ragioni all’infinito e non si compiono mai. Era da tempo che desideravo tornare da Franco Pepe, maestro raffinato della pizza e della lievitazione. Nello spazio di Pepe in Grani tutto prende forma in una misura molto alta. L’intuito veloce e preciso, unito alla forte passione per quest’arte, hanno disegnato, in un arco di tempo piuttosto breve, il grande successo di questo progetto e della pizza in generale.

Il piccolo borgo di Caiazzo ha acquisito un’altra luce da quando il locale in questione è divenuto un crocevia internazionale di appassionati, giornalisti, blogger e produttori di ogni tipo. Eppure il pizzajuolo non si è montato la testa, ma ha continuato a lavorare con infinita dedizione inseguendo la sua idea di pizza di altissima qualità, intesa come strumento di crecita per il proprio territorio. Una importante conferma è arrivata sicuramente dalla recente apertura del locale di Princi a Milano che ha richiesto la consulenza del maestro Pepe, il quale ha portato con se non solo la propria arte, ma tutta la filiera di prodotti da lui utilizzati e scelti soprattutto nell’areale dell’alto casertano. Il modello di sviluppo ragionato lungamente ora prende forma con coraggio e, cosa importantissima per me, grande onestà. E’ questa certamente l’unica strada percorribile in terra felix per riuscire a radicare fondamenta solide sulle quali costruire. Con ciò non voglio dire che il pizzajuolo di Caiazzo sia un santo privo di difetti, ma è cosa giusta riconoscergli ogni merito. Tornando alla bontà delle sue pizze, scelgo nel menù quella di territorio, la alifana, con cipolla di Alife prodotta da Antonietta Melillo, pancetta, scamorza affumicata e origano – una delizia. La cipolla è quasi cruda quindi mantiene integra la sua bella acidità unita alla delicatezza che la caratterizza e ben si fonde con il resto dei componenti. Penso che ci stia proprio bene un buon rosato, così arriva Scalabrone Bolgheri 2013 di Tenuta Guido al Tasso. Il vino ha ben centrato i diversi equilibri che lo rendono particolarmente piacevole. Ha una buona intensità di profumi incentrati sulle erbe mediterranee, buccia di arancia e lamponi, con sorso succoso, di buona freschezza, che invoglia a rinfrancare più volte il palato. Un rosato di punta che incoraggia la scelta verso questa tipologia di vini che finalmente anche in Italia ha le sue valide etichette da proporre.