Serpara Aglianico del Vulture

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L’Aglianico del Vulture celebra se stesso, dopo Venosa e Melfi, tocca allo splendido castello di Lagopesole, ripreso per volontà di Francesco Sisinni, essere espugnato da Donato Rondinella, organizzatore di Aglianica. Mostre, dibattiti e degustazioni durante il giorno, e la sera il festival nazionale della cucina delle erbe e dell’Aglianico con la partecipazione di una dozzina di chef provenienti da tutte le regioni d’Italia convocati da Gerardo Antelmo. E ancora eventi organizzati da Enoteca Italiana, Ais, Slow Food e Go Wine con la partecipazione di decine di giornalisti: insomma il Vulture, come Montefalco la settimana scorsa, insegna agli altri territori dell’Aglianico la necessità do comunicare un poco oltre la piazza del proprio paesino. Sabato, infine, prima degustazione italiana verticale dello Champagne Bruno Paillard guidata da Marco Sabellico. Il programma completo è su www.aglianica.it. Questi tre giorni sono l’occasione per girare tra i boschi e i castelli cari a Federico II dove si registra il maggiore fermento di aziende nel Sud, un terroir che sta per affermarsi bene sul mercato nazionale. Lo provano gli investimenti esterni come quello dei Feudi San Gregorio con l’Aglianico Vigne di Mezzo, che di recente hanno acquisito la stellata Locanda del Palazzo a Barile, e la presenza del Gruppo Italiano Vini con Terre degli Svevi a Venosa. E allora celebriamo la nuova edizione di Aglianica proprio con un rosso di struttura e buone prospettive di invecchiamento, il Serpara pensato nel 1998 da Nunzio Capurso, presidente ed enologo della Giv venusiana, nato dalle vigne antiche di Maschito. Mettiamo da parte lo strabiliante rapporto tra qualità e prezzo, siamo a meno di 15 euro in uscita dalla cantina: ancora una lezione per tanti prezzi poco attenti al mercato che si sono registrati in Campania. Non abbiamo difficoltà a confessare la freschezza con la quale il bicchiere si presenta sin dal colore, un rosso rubino luminoso e intenso, vivace, al naso dove i sentori di frutta ancora prevalgono sul resto, e naturalmente in bocca. In attesa delle versione 2000 che si sta imbottigliando proprio in queste settimane, ci consoliamo con l’annata 1998, molto difficile come alcuni ricorderanno perché alle premesse buone in vigna seguirono molti tradimenti della frutta in cantina, sicché è facile per molti rossi scivolare inavvertitamente verso la prevalenza della sensazione dolce, zuccherina in alcuni casi. Il Serpara non corre questo rischio, ben equilibrato dall’uso parsimonioso del legno, lo beviamo sul filetto all’Aglianico preparato da Vincenzo Al Frantoio in quel di Venosa, la bianca città oraziana in cui il nostro subconscio trova l’agognata atarassia.