Serpico 2005 Irpinia doc

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Il rientro di Mario Ercolino come consulente insieme a Riccardo Cotarella ha, nei piani dell’azienda, uno scopo ben preciso: riconquistare il fascino dei rossi degli anni ’90, quello ancora attuale del Taurasi Piano di Montevergine per capirci, decisamente diluito quando si decise di lanciare il Patrimo, ossia un merlot, come top wine della cantina irpina più grande. Mario in questi anni ha fatto esperienza, in un grande gruppo qual è Farnese, nella sua (e del fratello Luciano) Vinosia, e poi in Calabria dove abbiamo pescato alcuni suoi giochi sul Magliocco da incorniciare, cito Serracavallo di Domenico Stancati e Terre Nobili di Lidia Matera. Il suo punto di forza è trovare l’equilibrio fra il naso moderno e fruttato, di stile maroniano, e il palato autentico dei ruspanti vitigni del Sud, un mix molto difficile da ottenere ma che a lui riesce spesso e volentieri. Ecco, in quattro parole, la filosofia del Serpico 2005, millesimo decisamente sottotono per i bianchi, assolutamente fantastico per i vini rossi da uve a vendemmia tardiva qual è l’aglianico, appunto. Chi cerca i sentori tradizionali di foglia di tabacco, prugne sotto spirito e amarena potrà forse restare deluso da un naso potente, ricco di personalità, tanta frutta coniugata alle spezie dolci, alle note balsamiche e al mentolato, ma si riprenderà subito bevendo il primo sorso, trascinato dalla freschezza, dalla mineralità, dal tannino morbido però ben presente, dalla lunghezza e dalla struttura di un vino che sembra eterno e che, come i grandi rossi, cambia in continuazione nel bicchiere come abbiamo potuto verificare giocando su un piatto di carne preparato da Paolo Barrale a Marennà. Una bottiglia in bilico fra antico e moderno, dunque, non appesantita dal legno, di buona piacevolezza e abbinabilità. Ancora una volta il vitigno irpino riesce a sfoderare eleganza e personalità grazie soprattutto alla natura dei terreni, il vigneto Feudi è esteso 250 ettari e alle escursioni termiche capaci di regalare profumi di stile nordico. Una base di partenza sulla quale si lavora con tecniche di cantina molto avanzate, più forti dopo l’esperienza di sedici vendemmie ormai già archiviate nella memoria. Ora la Feudi è attesa alla prova Taurasi, il banco di prova decisivo per una cantina capace di proporsi da sempre ad alti livelli, e pure sui grandi numeri, quando presenta Greco e Fiano. L’ambizione dell’amministratore Marco Gallone è quella di sfoderare una buona batteria di annate indimenticabili di Taurasi, cioé del migliore biglietto da visita della Campania nel bicchiere.r