Slow Food Benevento | Aglianico del Taburno 2001: sei cantine, sei storie, sei vini diversi

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Giusy, Alberto Capasso ed Erasmo Timoteo

di Erasmo Timoteo

Il 24 settembre, nella splendida cornice della seicentesca Masseria Le Camerelle di Pasquale Barricelli si è svolto un evento di approfondimento della conoscenza dell’Aglianico del Taburno rosso e rosato, all’indomani della prima vendemmia all’insegna della DOCG.  Libero Rillo, presidente del Consorzio Samnium ha ricordato come sia imminente la pubblicazione, del nuovo disciplinare che riguarderà l’attuale vendemmia, ma anche quella del 2010 qualora rispondente alle norme in esso contenute. L’Aglianico tipologia “amaro” rimane un vitigno difficile dal frutto delicato molto sensibile alle malattie crittogamiche ed alle intemperie.

Ma, nel 2001, anche a Benevento, la centralina di rilevamento dei dati metereologici di Piano Cappelle aveva decretato una buona annata per la viticoltura e l’enologia sannita: qualche piaggia nel periodo estivo, totalmente asciutto con grande escursione termica tra la notte ed il giorno, nella fase di maturazione. Però, secondo la Guida Slow Wine, il vino lo fa sempre il cantiniere con le sue convinzioni e le sue scelte, per cui al Laboratorio del Gusto c’erano sei cantine con sei storie e sei vini diversi.  Essi erano inquadrabili in due distinti gruppi.

I campioni

Il primo, rappresentato dalle Cantine De.Vi di De Cicco Vincenzo e La Dormiente di Cocchiaro Guerino .
I loro vini assimilabili ad un “glianico tradizionale”, per l’utilizzo del solo acciaio e la bottiglia, avevano un colore rubino con riflessi granato, al naso, profumo vinoso con sottofondo lievissimo di frutta di sottobosco, al gusto, sensazioni ancora fortemente dominati da tannini ben presenti e vivaci nonostante l’alta presenza dell’alcool.
Il secondo gruppo rappresentato da Fattoria La Rivolta della famiglia Cotroneo, Torre del Pagus di Giovanni Rapuano, Fontanavecchia di Libero Rillo e Torre dei Chiusi di Domenico Pulcino si sono definiti:  dell’“Aglianico di studio e ricerca” per l’ottenimento della massima espressione che il vitigno  possa offrire.

Libero Rillo

In questo gruppo, che ha sapientemente utilizzato il legno, si sono riscontrati profumi terziari fortemente presenti,  espressi sommessamente o ad alta voce, ma sempre numerosi e complessi. Essi  hanno spaziato tra la confettura di frutta , la liquirizia, il tabacco, il cuoio e le spezie. Al gusto i tannini bene ammorbiditi in equilibrio con acidità e alcool. Al di là dei tratti comuni ogni vino si è distinto con le proprie peculiarità e riconoscibilità. Fattoria la Rivolta ha presentato L’Aglianico del Taburno base, dopo dieci anni, quasi nessun segno di cedimento, struttura forte, buon rapporto qualità/prezzo.

La sala

Torre del Pagus ha presentato il suo Impeto, vino progettato per le grandi occasioni, uve diradate e surmature, salasso del 10% di mosto, 16 mesi di barrique di 2° passaggio, la sua enorme potenza, soprattutto gustativa,  la dimostrava ancora tutta. Fontanavecchia ha presentato il suo cru Vigna Cataratte: al naso un’esplosione di profumi, al gusto, tannini setosi  richiamavano ad una capacità di dialogare fuori provincia e fuori regione.

Altri campioni

Torre dei Chiusi ha presentato la sua versione dell’Aglianico del Taburno in bordolese magnum:  spalle robuste, profumi delicati, ma complessi, al gusto, tannini gradevoli ed un tipico amarognolo finale.
Per concludere:  abbinamento dei vini con pane di farina di grano duro del molisano Lucarelli e pecorino stagionato di Sanniolat di Pontelandolfo.

Un commento

  • Natalie

    (29 settembre 2011 - 13:06)

    perdonatemi, ma tra questi, manca uno, l’Aglianico di Ocone…. che ha grande rilevanza

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