Slow Wine 2011 non è per tutti: ecco le categorie di persone a cui è severamente proibita

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Donna che legge una rivista. Hurley, Frank, 1885-1962. Hurley negative collection

Vorrei dire una cosa molto semplice: non tutto è per tutti. Non sempre bisogna crescere ad ogni costo, Petrini lo sta ripetendo spesso: la via di uscita dalla crisi non è l’aumento dei consumi, è come portare un diabetico in pasticceria.
Ora perciò, ben sapendo come sia difficile passare dalla teoria alla pratica, vorrei dire che la nuova guida Slow Wine non è per tutti. No, ci sono categorie che possono assolutamente fare a meno non dico di comprarla, ma addirittura di sfogliarla. La qualità di una merce non è solo nel numero di pezzi venduti ma anche nella qualità delle persone che ci si identificano.

Ecco allora le categorie alle quali è assolutamente PROIBITO comprarla.


1-Quelli che pensano che il nebbiolo e il gaglioppo sono poco carichi di colore e usano concentratori e/o aggiunte di merlot per “migliorare” il vino.

Isabella Pelizzatti Perego: i suoi vini strepitosi sarebbero da bocciare secondo i maestri del marketing colorato

2-Quelli capaci di fondare dal nulla la cantina hi-tech disegnata dall’architetto di fama programmando l’enologo di grido e un ufficio stampa costoso. E poi: “come mai non vendiamo”?


3-Quelli ghiotti di carne argentina in Italia, di mozzarella di bufala campana in Giappone, di fragole in inverno e di patate della Sila a giugno

4-Quelli che: non importa come sia fatto il vino e il cibo, e da dove viene, purché sia buono.

Una elegante e fine riccastra russa

5-Quelli capaci di scrivere di vino senza aver visitato la vigna e guardato in faccia il produttore

'O ciuccio miezz 'e bott'

6-Chi ha comprato almeno una volta in vita sua un cd di Sandy Marton e lo considera un grande cantautore

Sandy Marton

7-Quelli che sostengono che Cotto e mangiato della Parodi sia un modo per avvicinare la gente al cibo, versione gastrosofica di chi argomentava che i libri di Liala erano propedeutici a Dostoevskij (Достоевский)

Benedetta Parodi


8-Quelli che: l’aglio di Nubia costa troppo, meglio l’aglio cinese

Aglio Rosso di Nubia

9-Quelli che: facciamo dire a Pippo Baudo che beve Brunello di Montalcino così vendiamo tutto

Pippo Baudo "beve Raffo"

10-Quelli che: non importa di che colore sia il gatto purché acchiappi il topo (cit. Deng Xiaoping cfr D’Alema op.cit.)

Deng Xiaoping


11-La banda dell’Aglianico giovane “in purezza”

12-I produttori di Albana e Müller-Thurgau sullo Ionio

Spiaggia sullo Jonio, terroir ideale per gewurztraminer, albana, nebbiolo

13-Quelli che: Slow Food è uno “sfizio per ricchi”

14- Quelli che: quando si paga per stare in guida? E quelli che”Non avevo letto la mail, posso mandare i campioni?” a guida stampata. Sembrano lontani ma sono le due facce dello stesso coglione

15-Chi fa mangiare ai propri figli cibi Ogm: “così cresce forte e sano”

Chi, infine, pensa che questa signora faccia un Barolo “non male” ma c’è di meglio in giro

Maria Teresa Mascarello


40 commenti

  • fabiocimmino

    (24 ottobre 2010 - 07:41)

    Caro Luciano non ti incazzare e scusami anticipatamentre ma per quanto scrivi al punto “4-Quelli che: non importa come sia fatto il vino e il cibo, e da dove viene, purché sia buono” , devo dedurre che ci rientri anche tu oppure devo sempre dedurre che tu abbia cambiato idea. Scrivesti non molto tempo fa esattamente l’opposto. Penso che tu abbia, nel frattempo, cambiato anche idea sulla necessità di non poter trascurare argomenti come la “digeribilità” del vino che è strettamente legata a tutto il discorso SF su qualità e naturalità…

    Ti assicuro che non c’è alcuno spirito di polemica fine a se stessa in quanto ti sto scrivendo. Perchè se hai cambiato idea la cosa può farti solo onore !

    Buona domenica.

    • Luciano Pignataro

      (24 ottobre 2010 - 08:39)

      Beh, di questo argomento abbiamo discusso e anche litigato di brutto.
      Ma la domanda è giusta, se vedi la risposta sta anche nel breve video di Petrini
      http://www.lucianopignataro.it/a/slow-wine-2011-il-video-di-carlo-petrini-ecco-la-nuova-filosofia-della-guida-gli-esami-ai-produttori-sono-finiti/16428/
      In breve credo che ci sia stata una fase in cui è stato importante distinguere il vino ben fatto dalla enorme massa costituita da quello autoprodotto e dalle stesse cantine sociali, soprattutto al Sud dove, bisogna ricordarlo, sino al 1990 la produzione di vino etichettata era considerata solo curiosità/folklore fuori regione e in regione. Vini come quelli dei Feudi hanno svolto una funzione molto positiva all’inizio
      Questo fenomeno ha poi avuto il suo eccesso quando la critica ha preferito un certo tipo di vini pronti al mercato anglosassone imponendo marmellate e concentratori e dal vino cattivo tutto uguale si è passati a quello buono tutto uguale.
      Ora che è tutto buono, si tratta di scegliere. La fase di “accompagnamento” credo sia terminata e se ci sono produttori che intendono andare avanti verso l’omolgazione che buon pro gli faccia. Io stesso sul Mattino nella rubrica cerco di evitare di presentare vini dell’ultima annata cercando di capire come sono andate le cose perché se prima era giornalistico presentare una nuova falanghina ora il confine con la pubblicità tout court è molto labile. Su qeusto sto riflettendo molto.
      Per quanto ci riguarda, credo sia bene sostenere solo chi fa alto artigianato specialistico e non prende scorciatoie. Marsella da esempio di buon Fiano è l’emblema di quanto non si deve fare: produrre Falanghina, Greco sarà stato conveniente commercialmente, ma a me come critico e giornalista non può più interessare come prima perché non è questa la prospettiva giusta su cui muoversi se si vuole passare ad una costruzione vera di un territorio vitivinicolo. E anche il pluritrebbicchierato Pietracupa, ottimo bianchista, avrebbe fatto bene a non fare Taurasi comprando uve.
      Non ho difficoltà a darti atto di aver visto in anticipo certe cose, ma da un punto di vista politico, e soprattutto giornalistico, a volte stare troppo in anticipo sulle cose non contribuisce a cambiarle.
      Pisacane fu massacrato, Garibaldi tre anni dopo fu trionfatore:-(
      Detto questo lo spirito del post è goliardico, questo tema che hai sollevato l’ho ben trattato nella mia prossima guida sui vini campani in cui rientrano solo le piccole vigne e dove questo passaggio che ho descritto in breve è molto articolato nei dettagli

  • roberto

    (24 ottobre 2010 - 08:35)

    Mi identifico con il simpatico ciuco al punto 5.
    “Quelli capaci di scrivere di vino senza aver visitato la vigna e guardato in faccia il produttore”

    A volte basta assaggiare il vino…

    E rivaluterei anche Sandy Marton che con un pezzo mediocre e un gran pezzo di fisico si è sistemato tutta la vita alle Baleari :-)

  • Andrea

    (24 ottobre 2010 - 08:49)

    Tutto da sottoscrivere tranne il punto 5 direi. Secondo la stessa logica un critico cinematografico che non é stato sul set non può scrivere sul film o un critico d’arte che non é stato di persona nello studio del pittore non puo’ scrivere su di lui.. inoltre conoscere molto bene un produttore puo’ essere un arma a doppio taglio e rendere meno obbiettivi in una direzione o nell’altra ( simpatia -antipatia ) i compilatori. Nel vino poi meglio l’esperto che azzecca la qualita’, che quello che sa vita morte e miracoli del vignaiolo e che poi non capisce i suoi prodotti ( ma non é il caso dei bravi esperti di slow !)

    • fabiocimmino

      (24 ottobre 2010 - 09:12)

      Il Punto 5 caro Andrea è fondamentale. Estremo e provocatorio ma fondamentale. I tuoi paragoni secondo me sono fuorvianti. Quando si parla di “produzione” (artigianale o industiale sempre di produzione si tratta) vedere con i propri occhi è imprescindibile. Lo so è un lavoro davvero difficile, costa tempo e danari ma è così che va fatto. Ti posso dire che nella mia esperienza nel tessile l’ho vissuto sulla mia pelle. Adesso vado almeno una volta all’anno in Cina per conoscere e visitare le fabbriche da cui compro. Ti posso garanire che ho raccolto del materiale foto e video che farebbe impallidire Report…

      Secondo me è questo il punto in cui al momento vedo l’unica grande importante sostanziale differenza tra la guida SF e le altre. E non posso che dargliene atto.

      • Andrea

        (24 ottobre 2010 - 12:21)

        Mah… fabiocimmino… mah. Un ramo della mia famiglia produce vino in una zona rinomata, ho conosciuto degli ‘esperti’ che conoscono il territorio filare per filare, sanno tutto dei tutti i vignaioli, ma poi non sono capaci di fare una buona distinzione fra un rosso vero e un rosso aggiustato in cantina. Le visite, OK giusto, ma non sono tutto, ci vuole il manico in degustazione, e se non ce l’hai puoi conoscere vita morte miracoli di un’azienda e non fare lo stesso un buon servizio ai lettori. In my opinion

        • fabiocimmino

          (24 ottobre 2010 - 12:28)

          e chi l’ha detto che sono tutto…

          Io ho semplicemente detto che sono fondamentali. Una parte fondamentale del tutto.

          Con tutti i suoi limiti.

          Non solo quelli a cui ti riferisci tu ma anche all’impossibilità di un censimento esaustivo e la necessaria pre-selezione che di certo può essere opinabile. Come del resto lo è.

      • gianluca

        (24 ottobre 2010 - 12:35)

        Concordo pienamente.
        Anzi, estendo la necessita’/opportunita’ di visitare vigne, vignaioli e territori anche a chi ama il vino per sola, vera, passione e non anche per professione.

        Facile citare qui cosa diceva Soldati 40 anni fa:
        ”Perché, fare sul serio la conoscenza di un vino non significa affatto, come forse si crede, assaggiarne due o tre sorsi, o anche un bicchierotto. Significa innanzi tutto, sulla località precisa e ben delimitata dove si pigia il vino che vogliamo conoscere, procurarsi alcune fondamentali nozioni geologiche, geografiche, storiche, socio-economiche. Significa, poi, andare sul posto e riuscire a farsi condurre esattamente in mezzo a QUEI vigneti da cui si ricava QUEL vino”.

    • Luciano Pignataro

      (24 ottobre 2010 - 12:48)

      Mi permetto di aggiungere che in Campania uno dei punti di forza della critica e del giornalismo enologico è proprio nel fatto che la pratica di girare per cantine e vigneti è antica oltre che diffusa. E la nuova generazione di narratori scarpina molto invece di fare ricerche su google e girare per enoteche. Questo il motivo per cui la scrittura è sempre densa e mai banale, costituendo sicuramente un punto positivo anche per i produttori.
      Ovvio che non è tutto, però è un fondamentale. Come parlare inglese senza mai essere stati in Inghilterra. Si può, ma è un’altra storia.

  • giancarlo maffi

    (24 ottobre 2010 - 10:00)

    Punto 17: quelli che leggono appassionatamente la rubrica del gdf sui vini francesi…:-)

  • Vignadelmar

    (24 ottobre 2010 - 10:21)

    Beh, i vini di Maria Teresa Mascarello sono molto molto buoni, tanto da averne qualche bottiglia nella mia magnummaia, però c’è chi produce dei baroli migliori…..devo proprio esplicitare chi sono ???
    .
    Ciao

    • beniamino d'agostino

      (24 ottobre 2010 - 19:18)

      tientelo per te Gajo Oste della malora, a noi ci piacciono più questi che quelli del Giove tonante, di cui io amo particolarmente il barbaresco e non il barolo tiè ;))

      • Franco Ziliani

        (24 ottobre 2010 - 20:34)

        il Giove Tonante non produce più Barolo, ma il Langhe Nebbiolo Sperss..

        • Vignadelmar

          (25 ottobre 2010 - 12:13)

          Io pensavo anche a quelli di Bruno Giacosa…..

          :-)

          Ciao

  • Giuseppe Grammauta

    (24 ottobre 2010 - 11:07)

    Bel post Luciano. Ce ne fossero di queste “cazzate”!

  • Beniamino D'Agostino

    (24 ottobre 2010 - 13:10)

    Io sono un produttore, penso di essere “amico” di Luciano e non sono chiocciolato!
    AMO ribadisco AMO questa guida ed il suo approccio.
    sono vent’anni che ho questa passionaccia, non lo chiamo lavoro perchè quando si fa ciò che ti piace non può essere classificato lavoro, ed è la prima volta che qualcuno è venuto in azienda, mi ha guardato in faccia, ha visitato le mie vigne e la mia cantina, degustato i miei vini, espresso i propri giudizi.
    Non ho letto ancora la mia scheda e non mi importa se hanno scritto che produco “merda” ma non ne potevo più di inviare campioni anonimamente senza sapere chi, come e dove venivano degustati, con 300 parole di informazione sull’azienda, territorio, famiglia, storia etc etc.
    DA CONSUMATORE AVVEDUTO E NON PARTICOLARMENTE EVOLUTO E’ QUESTA LA GUIDA CHE COMPREREI. senza piaggeria.
    Non ho mai comprato il cd di Sandy Marton ma confesso di aver ballato fino allo sfinimento PEOPLE FROM IBIZA.

  • luigi grimaldi

    (24 ottobre 2010 - 15:28)

    Beh, non è vero che tutti i giornalisti girano per vigne in Campania, c’è chi non ci ha mai messo piede e se ne vanta

  • Franco Ziliani

    (24 ottobre 2010 - 16:59)

    davvero un bel post Luciano, che mi sento idealmente di sottoscrivere in toto. Complimenti in particolare per i punti 1, 2 e 9. Quanto al Barolo, vedo che diverse guide continuano a preferire a quello di Bartolo, pardon, Maria Teresa Mascarello, quelli di personaggi che con il Nebbiolo ed il Barolo non hanno proprio nulla a che fare. Ed é una consolazione sapere che a portarli sugli altari non sia questa nuova guida, alla quale sono felice di aver collaborato, offrendo un mio piccolo contributo

  • Pasquale Carlo

    (24 ottobre 2010 - 19:05)

    Bel post domenicale, non c’è che dire. Complimenti Luciano, ancora una volta hai colto nel segno e mi trovi pienamente d’accordo, soprattutto sul punto 5. Del resto te ne parlavo a Torino: è questa la grande novità della guida. Una novità di cui il nostro gruppo si è poco accorto nella fase di lavoro, anche perchè è da sempre che prima di scrivere siamo abituati ad osservare da vicino. Ora il compito difficile è quello di far comprendere ai produttori, a tutti i produttori, che non si tratta di uno strumento valutativo, ma esclusivamente descrittivo. Del resto, lo stesso Petrini ci ha spogliato dal ruolo di esaminatori. E di questo non siamo che contenti.

  • giulia

    (24 ottobre 2010 - 19:07)

    Veronelli avrebbe adorato questa guida…:) sei sempre nei nostri pensieri Gino.

  • vigneron

    (25 ottobre 2010 - 00:52)

    Ma troppe volte si pecca di essere poco obiettivi, perchè un vino si ricorda per quello che può suscitare in un determinato momento, ma in altri momenti potrebbe restarci indifferenti… quindi non farsi prendere dalle emozioni che può suscitare un vino o una azienda, ma guardare con gli “occhi” di chi dovrà leggere la guida, trasmettendo quello che potrebbe suscitare in chiunque, compreso i tanti “ignoranti”!

  • giulia

    (25 ottobre 2010 - 08:24)

    SEI ARRIVATO A SLOW WINE CON LE SPALLE FORTI lUCIANO, è DA ANNI CHE CAMMINI LE VIGNE E CHE CI HAI INSEGNATO A FARLO COME TE

  • Mauro

    (25 ottobre 2010 - 12:40)

    18. Quelli che hanno ancora voglia di capire questo complicato mondo enocaotico e non si accontentano di bere vini industriali ed omologati (anche se tecnicamente buoni).

  • fabrizio scarpato

    (25 ottobre 2010 - 12:57)

    Scrive poco sopra D’Agostino: ” è la prima volta che qualcuno è venuto in azienda, mi ha guardato in faccia, ha visitato le mie vigne e la mia cantina, degustato i miei vini, espresso i propri giudizi.”.
    Io non so esattamente come vengono scelti e valutati i vini che compaiono nelle guide, ma certamente mi sembra si possa parlare di una sorta di ribaltamento dei ruoli: non solo, come già detto e sottolineato, SWine mi porta storie e facce dei vignaioli, ma questi ultimi finalmente vedono in faccia i propri “critici”, possono discutere con loro sul proprio campo e nella propria cantina. Attraverso il vignaiolo conosciamo non solo il suo vino ma anche chi ne ha testimoniato il lavoro, attraverso quest’ultimo possiamo meglio capire il lavoro del primo, dopo uno scambio diretto, per forza di cose, immagino, spontaneo e senza infingimenti, con una tendenza sempre più marcata vesro “la storia e il racconto”.
    Mi sembra una cosa importante, una serie di correlazioni a formare un circolo virtuoso: perché metterci la faccia (e in questo senso credo sarebbe giusto sapere il nome del collaboratore SF che anzi, quasi fosse un autore, dovrebbe firmare la scheda) è sempre nota di merito e trasparenza: buono pulito e giusto, frase straordinaria, ma, come ho sempre sostenuto, troppo “interpretabile” e “assecondabile” a interessi vari, quando applicata ad un vino, mi sembra molto più pertinente se considerata come “metodo” di conoscenza e di rapporti tra persone. Non credo sia poca cosa.

  • michele gesmundo

    (25 ottobre 2010 - 13:20)

    scusate….e tutti quelli che la pensavano così sin dal 2000 circa e si trovavano in degustazioni guidate
    sostenendo appunto questo che voi affermate oggi, e venivano tacciati sempre per bastian contrari a prescindere……che fine fanno……che rabbia…

    • fabiocimmino

      (25 ottobre 2010 - 15:05)

      quelli di cui parli sono dei poveri “frustrati”… come ha scitto in un illuminante post l’amico Mauro Erro (http://ilviandantebevitore.blogspot.com/2010/10/me-la-canto-e-me-la-suono.html) che offre un’altra ben più puntuale, imparziale ed oggettiva descrizione del fenomeno, da vero uomo SF :

      “dove purtroppo anche chi mostra di avere talento e capacità si riduce all’esibizione frustrata del proprio io, della primogenitura – basterebbe leggere i commenti che talvolta arrivano su questo blog -”

      riferendosi ad un mio “goliardico” commento.

      • michele gesmundo

        (26 ottobre 2010 - 12:49)

        non si tratta solo di primogenitura, si deve pur delicatamente far notare un pensiero
        “frustato” ma adesso sbandierato da s.f.

  • Raffaele Del Franco

    (25 ottobre 2010 - 14:42)

    6-Chi ha comprato almeno una volta in vita sua un cd di Sandy Marton e lo considera un grande cantautore.
    Presente!
    però ho comprato e letto pure la guida…che faccio adesso? Mi apro il cervello e mi annullo dalla memoria People from Ibiza o Camel by Camel ?
    (Stefania Rocca in NIRVANA)

    • Luciano Pignataro

      (25 ottobre 2010 - 17:04)

      Restituiscila subito, potresti farti male:-)

  • Maurizio Fava

    (25 ottobre 2010 - 15:43)

    beh… a parte che ora ci scrivono Luciano e Franco, direi che sono gli stessi principi che seguivamo quando la guida la facevo io… del resto, Petrini, Giavedoni e Gariglio c’erano già… e anche tanti di quelli che ci sono ora.
    eventualmente, nello specifico dei contenuti come sempre qualcuno manca e qualcuno è di troppo.
    come sempre… la perfezione non esiste, si dice.

  • Pino zivelli

    (25 ottobre 2010 - 17:46)

    Io credo che la guida ha mostrato di avere molto coraggio in Sicilia: finalmente noi appassionati abbiamo suggerimenti fuori dal coro che ha osannato grandi aziende capaci solo di fare marketing e vino omolgato abbassando il valore della viticoltura più antica d’Italia

  • marino

    (25 ottobre 2010 - 17:48)

    Scusate , e quelli ” vorrei ma non posso ? e quelli ” tengo famiglia ” ? Tutti quelli che si sono avvicinati al vino solo per soldi ( vedi fine Anni ’90) . senza storia , senza emozione ( a parte i soldi spesi !!! ) senza un sogno nel cassetto e che poi si sono piegati quasi TUTTI al VINO GLOBALIZZATO ( e qui riprendiamo magari qualche punto gia’ evidenziato ) ? Un saluto a tutti i partecipanti al blog.

  • oronzo

    (25 ottobre 2010 - 17:52)

    E in Puglia no? I Mammasantissima si stanno ancora mangiando le mani, una liberazione!

  • gp

    (25 ottobre 2010 - 21:25)

    io penso che uno dei grandi meriti di questa guida sia l’aver riportato il vino al suo giusto posto, più verso l’uomo e meno verso il mercato.
    con una squadra di duecento purissimi appassionati veri lasciati liberi di visitare (alcune mie visite sono durate anche cinque ore..in aziende che già avevo visitato peraltro) le realtà di un territorio già noto, insomma, è quanto dire.
    il ritorno ad un’agricoltura ed a una viticoltura più umana come fonte di benessere per tutti, ecco il punto di arrivo di carlin.nella sua pur vera veste anonima ed anarchica, questa guida ha dalla sua una fortissima componente artigianale: ciascuna visita aziendale, e dunque ciascuna scheda, è stata concepita proprio come un prodotto forgiato a mano, e non come pezzo industriale. è un ritorno al tekné greco, al lavoro bello ma senza firma, ad un qualcosa di democratico, finalmente libero, onesto e pulito. in una parola, giusto.

  • claudio nannini

    (26 ottobre 2010 - 10:12)

    non so chi sia gp e mi dispiace perchè merita tutto il mio apprezzamento. Questo unicamente per aver usato la parola “territorio” al posto di “terroir”.
    Grazie gp e di nuovo tanti complimenti.

  • Carmelo Corona

    (26 ottobre 2010 - 10:53)

    Sei grande Luciano! Sei tutti noi. Un post mozzafiato!!!! Conciso e potente come sempre. Un abbraccio!!

  • nico

    (26 ottobre 2010 - 13:39)

    Grande!

  • giulia

    (26 ottobre 2010 - 13:43)

    Bravo Gaspare:)

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