Slow wine 2013 | Le nostre scelte nel mare di Prosecco, Lambrusco e Frizzanti

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Slow Wine 2013


di Redazione Slow Wine

Dopo i vini prodotti con Metodo Classico restiamo nel campo delle bollicine, prodotte però in autoclave o con il tradizionale metodo della rifermentazione in bottiglia ma senza sboccatura. Due sono le zone di eccellenza (qualitativa e quantitativa) per questi vini: quella storica delle colline del Prosecco e quella emiliana compresa tra le provincie di Modena, Reggio e Parma, che abbiamo chiamato Terre dei Lambruschi (al plurale, perché sono tanti e diversi).

Prosecco.

Cresce il numero dei buoni vini da rifermentazione in bottiglia, chiamati da alcuni produttori – riuniti in una neonata associazione – Prosecchi Còlfondo: sono prodotti che ci piacciono particolarmente e abbiamo avuto la fortuna di assaggiarne un grande numero, grazie al lavoro certosino dei nostri collaboratori in quella zona.

Per quanto riguarda i prodotti in autoclave si nota una dolcezza talvolta sopra le righe nella tipologia più diffusa in commercio, gli Extra Dry, che risultano spesso appesantiti nella beva dall’eccesso di zucchero. Ci sono piaciuti invece alcuni prodotti della tipologia Brut (con meno zuccheri residui) che si sono meritati la menzione di Vino Quotidiano. Sono pochi perché oramai si fa fatica a trovare, in enoteca, dei buoni Prosecco con prezzo inferiore ai 10 euro: probabilmente la fortuna che questo vino vede negli ultimi tempi ha tentato molti produttori ad aumentare i prezzi delle bottiglie più buone.

Visto il proliferare delle etichette di Prosecco nel portafoglio di tante aziende, anche con sede fuori dal Veneto, abbiamo deciso di recensire in guida solamente Prosecchi prodotti da cantine residenti nelle zone delle due Docg (Valdobbiadene e Asolo) che eventualmente producono anche vini della Doc Treviso Prosecco.

 

Lambruschi.

Vale la stessa considerazione fatta per il Prosecco: cresce il numero dei buoni vini da rifermentazione in bottiglia, un po’ in tutte le tipologie. Resta però la difficoltà di assaggiare – visti i tempi di redazione della guida – queste bottiglie al giusto grado di maturazione, soprattutto dei vini più importanti e scuri, i Grasparossa e i Reggiani/Parmensi. Infatti si è presa la decisione di non recensire i prodotti della vendemmia 2011 di Camillo Donati e di Vittorio Graziano (le due aziende con la Chiocciola nelle Terre dei Lambruschi) perché ancora chiusi e in fase di rifermentazione alla data di chiusura della guida: ne parleremo il prossimo anno, quando saranno risolti e verranno giustamente messi in commercio dai due attenti produttori.

La calda estate 2011 è stata particolarmente inclemente in queste zone e quindi in generale non è stata una grande annata per questi vini emiliani; ne hanno risentito meno i Sorbara, naturalmente dotati di maggiore acidità e freschezza, mentre sono sembrati in genere un po’ pesanti, poco fragranti e non troppo incisivi i Grasparossa e i Lambruschi Reggiani. Ovviamente tranne alcune significative eccezioni, prodotte da chi fa un’agricoltura attenta e consapevole.

 

L’Emilia però non è solo terra di Lambruschi ma in genere si producono tradizionalmente, dai Colli Bolognesi a quelli Piacentini, tanti buoni vini frizzanti: una prerogativa che non conosce eguali in altre regioni d’Italia. Vi proponiamo pertanto un Vino Slow da uve pignoletto e quattro Vini Quotidiano da malvasia di Candia aromatica, bonarda più barbera e solo barbera.
VINI SLOW

 

Valdobbiadene Prosecco Sup. Colfondo Sottoriva 2011 – Malibran

Valdobbiadene Prosecco Sup. Frizzante … Naturalmente 2011 – Casa Coste Piane

Valdobbiadene Sup. di Cartizze Brut Nature 2011 – Silvano Follador

 

Lambrusco di Sorbara Radice 2011 – Paltrinieri

Ponente 270 2011 – Denny Bini

 

Pignoletto Frizzante Bersot 2011 – Gradizzolo Ognibene
Casa Coste Piane di Loris Follador e Malibran di Maurizio Favrel ci hanno deliziato con due Prosecco rifermentati in bottiglia: il primo rimane un “grande classico”, profondo e incisivo; il secondo una bella novità (che a dire il vero già l’anno scorso ci stupì), più ricca e gustosa, proposta da un giovane che ha ripreso con convinzione questa modalità produttiva. Silvano Follador invece propone la sua personale interpretazione delle vigne della collina di Cartizze (coltivate con modalità biodinamiche), che danno un vino secco e tagliente, senza aggiunte di zuccheri, pieno del gusto dell’uva che l’ha generato.

Il Radice di Paltrinieri, piccolo produttore che possiede parte della famosa vigna del Cristo, è un Sorbara rifermentato in bottiglia pienamente fruttato, incisivo e profondo, mentre il Ponente 270 del giovane Denny Bini – un blend di lambrusco grasparossa, malbo e barbera – è un altro rifermentato in bottiglia di straordinaria carica fenolica, polposo e fragrante. Infine dai Colli Bolognesi un vino apparentemente semplice: un Pignoletto rifermentato in bottiglia da Antonio Ognibene – fragrante, gustoso e di grande bevibilità – che riprende una tradizione purtroppo abbandonata in zona.
VINI QUOTIDIANI

 

Treviso Prosecco Brut 2011 – Bele Casel

Treviso Prosecco Brut Garbel 2011 – Adami

Valdobbiadene Prosecco Sup. Brut Dirupo 2011 – Andreola

Valdobbiadene Prosecco Sup. Brut Prior 2011 – Bortolomiol

 

Lambrusco di Sorbara 2011 del Fondatore 2011 – Cleto Chiarli

Lambrusco di Sorbara Selezione Francesco Vezzelli 2011 – Vezzelli

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Canova 2011 – Fattoria Moretto

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Sfecciato 2011 – Roberto Balugani

Reggiano Lambrusco Concerto 2011 – Medici

C.P. Malvasia Frizzante Emiliana 2011 – Lusenti

Malvasia Znestra 2011 – Crocizia

Gutturnio Frizzante 2011 – Il Poggiarello

Il Mio Barbera 2009 – Camillo Donati

 

Quattro buoni Prosecchi Brut – due Doc e due Docg – pienamente fruttati, asciutti e secchi, di grande e immediata bevibilità (non metteteci l’Aperol, please!). Uno splendido Sorbara rifermentato in bottiglia (il Fondatore di Chiarli) e uno in autoclave (Vezzelli) altrettanto convincente; quindi due Grasparossa di maggiore sostanza, con bella polpa fruttata, e infine un “classico” delle colline reggiane, il Concerto di Medici. Quindi due Malvasia, entrambe rifermentate in bottiglia, che coniugano in maniera esemplare la fragranza e le caratteristiche aromatiche proprie del vitigno; un bel Gutturnio Frizzante dei Colli Piacentini e una Barbera “dimenticata” in cantina da Camillo Donati che ha terminato la rifermentazione e si propone ora al migliore assaggio.
Per chiudere il quadro dei vini frizzanti d’Italia segnaliamo altri due Vini Quotidiani prodotti in autoclave, uno trentino (ampio e gustoso, un bello Spumante dal prezzo eccezionale, per tutte le occasioni) e l’altro dell’Oltrepò Pavese (una robusta ma scorrevole interpretazione della fruttatissima bonarda):

Spumante Brut Riserva – Cesarini Sforza

O.P. Bonarda Frizzante Cresta dei Ghiffi 2011 – Agnes

Tutte queste etichette saranno in degustazione il 28 ottobre 2012 durante la presentazione di Slow Wine. Se volete farvi un bel regalo, non dovete farvi scappare questa occasione unica.

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2 commenti

  • Denny

    (21 settembre 2012 - 12:43)

    E il Gragnano di Grotta del Sole dove lo avete lasciato????

  • gino quartieri

    (24 settembre 2012 - 17:02)

    Scusate, ma qual’è la filosofia slow con la quale segnaliamo i vini frizzanti al mercato. Mi sembra che la guida abbia fatto una regressione rispetto alle novità introdotte nelle ultime due edizioni.
    Mah!!!

  • Gianmaria

    (12 novembre 2012 - 11:54)

    dieci anni fa quando sono arrivato a Parma la produzione di lambrusco non dico che non c’era, ma era marginale, per lo più quello imbottigliato e commercializzato (ma anche oggi) veniva da Reggio E. : basta verificare all’albo dei vigneti in Provincia. Adesso siamo alla terra dei lambruschi, ma chi si è inventata questa deriva commerciale che danneggia tutto quello che di buono viene fatto a Parma ? Forse si è voluto creare maggiori differenze con Piacenza?
    Per il futuro del microcosmo vitivinicolo di Parma bisogna cambiare rotta, altrimenti i nostri vicini che sono dei giganti ci cancelleranno.
    Pochi prodotti locali sia pur validi ma numericamente ripeto marginali non possono rappresentare un territorio.

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