Cantina ‘A Canc’llera, nel Sannio Antico da Giuseppe Lavorgna

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Giuseppe Lavorgna

di Franco D’Amico

Tempi giovani tra le vigne, l’esempio di Giuseppe Lavorgna, nemmeno 30 anni, che solo dal 2007 ha spiccato il volo per raggiungere il sogno di una vita, realizzare la sua cantina nella terra di origine, San Lorenzello, una parte del Sannio beneventano che riscopre i suoi valori e i suoi profumi, tra vigneti e montagne, con la Barbera sannita e la Coda di Volpe i suoi vitigni autentici del territorio.

‘A Canc’llera, i vini

TRA  STORIA E LEGGENDA NASCE SAN LORENZELLO

Il mio contatto con la valle laurentina viene da lontano, circa una ventina di anni fa, il fascino di una parte del Sannio antico ha contribuito ad accrescere le mie conoscenze di viaggiatore alla ricerca di itinerari sconosciuti e delle bontà della nostra terra, e non solo, anche apprezzare le bellezze naturali delle Mainarde, la dorsale dei monti del Matese, al confine tra le province di Caserta, Benevento e Campobasso. Per saggiare maggiormente questi luoghi bisognerebbe discendere dall’alto, così ebbi modo di fare alcune volte, arrivando giù in valle partendo da Bocca della Selva lato casertano, alla volta di Petraroja, dall’alpeggio il panorama è impressionante, millenni di storia e panorami che sono variati nel tempo tra queste montagne, dalle origini vulcaniche, un’antica laguna prosciugata che ha dato i natali al più antico dinosauro scoperto in Europa, Shipionyx Samniticus, il piccolo “Ciro”, un cucciolo fossile rinvenuto proprio qui. I monti e questi boschi raccontano un territorio incontaminato, il Tirerno tortuoso si spinge a valle con la sua forza e i suoi ruscelli, tra la biodiversità che inneggia al porcino, principale attore della kermesse autunnale di Cusano Mutri. Poco più giù si arriva alle porte di Cerreto Sannita, in un’area sismica che nel corso dei secoli ha raccontato vicissitudini e disastri ambientali, un luogo d’incanto distrutto da terremoti e rinato in maniera esemplare con il suo impianto attuale di alto valore urbanistico, poi il museo delle ceramiche che rinnova le arti e le tradizioni di intere generazioni di questa area sannita, in fondo la Valle Telesina, anch’essa ricca di storia. A San Lorenzello, il piccolo centro urbano merita una visita, ricordo già dagli anni 90 qualche incursione, non solo biscotti e taralli tipici quindi, incuriosito dal MercAntico, tra i vicoli del centro storico e le prime degustazioni in zona di coda di volpe e barbera a Palazzo Massone, un luogo imperdibile.

‘A Canc’llera, il vigneto

Pare che il fondatore di San Lorenzello sia stato un Lavorgna, quel tal Filippo che si trascina dietro storia e leggenda, bellezza e  cultura di questi luoghi, abitati da generazioni di laurentini, custodi delle valli e delle aree montane  nel rispetto delle tradizioni e del territorio. Nell’anno 864 a.c. , fu il condottiero saraceno Seodam che dirottò le sue orde sulla fiorentissima città di Telese, mettendola a ferro e fuoco. I superstiti a tale strage, trascinandosi dietro il necessario, cercarono riparo tra le montagne circostanti, aspre e difficili, per allontanarsi dal pericolo incombente. Così il gruppo di questi profughi si stabilì nella piana di Cancello-Serre, e tra questi che ascendono il Monterbano  vi è la famiglia Lavorgna, che trova comodo rifugio nella ‘Grotta di Futa’. Qui si ricoverò una famiglia numerosa, con il padre Andrea, la madre Teresa, e i figli tra cui Filippo. Il giovane un giorno seguì una fanciulla che aveva chiesto aiuto poiché suo padre era stato colto da malore, ma giunti al rifugio il vecchio era già morto. Filippo, di ritorno alla grotta dai suoi, li trovò tutti cadaveri per avvelenamento dai funghi che avevano mangiato, dopo averli raccolti insieme ad altre erbe. Provvidenziale quindi  l’incontro con la giovane Rosita che gli aveva salvato la vita, ma ora bisognava ricostruire quella di entrambi, tra il dolore e la solitudine che li aveva colpiti così duramente.

Era la sera di San Lorenzo!!  “Ecco la nostra stella – disse Filippo alla donna – fonderemo per noi e per tanti altri nostri compagni di sventura una nuova dimora’’. …. Così sotto una pioggia di stelle cadenti nacque nel tempo San Lorenzello, tra la Grotta di Futa e la leggenda.

UN RAGAZZO CHE SOGNAVA I VIGNETI

I fratelli  Imma e Giuseppe Lavorgna rappresentano  le virtù vere dei giorni nostri, impegnati a mantenere e valorizzare i sacrifici dei propri genitori, come eroi diversi del nostro tempo, custodi a tutela di quei territori inseriti nel contesto dell’agricoltura di montagna che rischiano anch’essi la globalizzazione. Il papà Italo Lavorgna si occupa di agricoltura sin dagli anni 60, principalmente di allevamento, poi anche con le colture di vitigni locali come aglianico,  barbera e coda di volpe, l’agostinella, nonché uliveti di racioppella, ortice e ortolano, la mamma Liliana impegnata nelle vicende di casa e nella cura dell’orto, mentre Giuseppe cresce all’ombra del monte Acero, in un’area largamente interessata nell’antichità da fenomeni vulcanici.  Ma da piccolo oltre che sognare i trattori e le montagne, nei suoi lavoretti disegnava delle vigne e grappoli di uva colorati, come un’innata prerogativa da seguire. Peccato che non siamo riusciti a trovare i suoi quaderni dei disegni, in altra occasione sicuramente approfondiremo. Giuseppe, precoce precursore vignaiolo, da giovane suggerisce al papà di fare una Cantina, chiedendosi con caparbia il perché di dare agli altri tutto il lavoro di un anno intero e non realizzare, invece, delle etichette proprie con i vitigni del territorio.

‘A CANCELL’ERA  LE VIGNE  DI CONFINE NEL SANNIO ANTICO

Dal 2007 l’Antica Masseria ’A Canc’llera produce vini di eccellenza. Situata sulle fertili colline della Valle Titernina, nel territorio di San Lorenzello, in Zona Cancello Massone, da cui ne deriva il nome, ai confini con l’area vitivinicola più estesa d’Italia che è Castelvenere. L’azienda, apparentemente giovane, è forte della tradizione familiare nella produzione di vini da oltre quattro generazioni. Oggi l’azienda, guidata dai giovani fratelli Imma, con  laurea in economia aziendale alla sapienza di Roma, e Giuseppe Lavorgna, con studi specifici presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari del Molise, concentra le proprie risorse nella scelta e selezione delle uve e nelle successive vinificazioni per raggiungere l’obiettivo primario di valorizzare alcuni vitigni autoctoni: Barbera del Sannio, Coda di Volpe e Agostinella, varietà quest’ultima quasi del tutto scomparsa.

L’amore per la propria terra e i lusinghieri risultati raggiunti incoraggiano ogni giorno i titolari a dare il meglio per soddisfare i palati esigenti degli intenditori.

Giuseppe lavorgna mentre assaggia uno dei suoi vini e le guide

SLOW WINE 2014 PREMIA I VINI DI GIUSEPPE LAVORGNA

Ho conosciuto tempo fa Giuseppe, di cui avevo già letto delle impressioni, attraverso un amico comune che è Gianni di Lunardo, il mastro birraio vicino di valle con la Saint Jhon’s Bier. Così, mentre a Faicchio parlavano qualche tempo fa delle potenzialità dei vini prodotti dalla Cantina ‘A Canc’llera, e che prima o poi avrebbe avuto l’occasione di essere segnalato su una guida prestigiosa come Slow Wine, da lì a poco detto fatto. La citazione sulla pubblicazione Slow Wine 2014 è stato un bel traguardo raggiunto dai fratelli Lavorgna, e Giuseppe, in particolare, ne è rimasto entusiasta, cui è seguito il quasi contestuale inserimento nella Guida Mangia & Bevi edita dal Mattino di Napoli, il riconoscimento come 1° Posto per i  Rossi delle aree interne con il Grotta di Futa, con un lavoro certosino curato del giornalista enogastronomico  Luciano Pignataro, responsabile delle guide, e allora non ci è rimasto che brindare anche noi insieme ai componenti di casa Lavorgna.

I vini segnalati sono il Coda di Volpe Don Nicola, annata 2012, bella freschezza e persistenza, pronto alla beva, piacevole nel calice, mentre il Grotta di Futa, barbera 2012, fa sentire appieno le note di sottobosco, al palato e al naso, un vino di territorio completo per struttura e freschezza. L’Aglianico Notte di San Lorenzo è un altra importante etichetta, il tannino è morbido, da provare sulle carni rosse e sui formaggi.

IL 22 DICEMBRE A SAN LORENZELLO SI PRESENTA SLOW WINE

Il 22 dicembre, alle ore 11.00, a San Lorenzello, presso il Centro di valorizzazione della Ceramica (ex macello via Pietro Fusco), sarà presentata per la Provincia di Benevento la pubblicazione Slow Wine 2014, con la presenza di Luciano Pignataro coordinatore della guida, Gaetano Pascale Presidente Slow Food Campania, Gianna De Lucia condotta Valle Telesina e Pasquale Carlo. Dopo il convegno è prevista una degustazione dei vini delle 16 aziende, cui seguirà MercAntico, nel borgo storico.

 

La Cantina ‘A Canc’llera è in via Tratturo Regio – San Lorenzello (BN) – tel.0824/814268