Social eating, arriva la legge sui ristoranti a casa: stop a 5000 euro!

8/11/2016 2.8 MILA
social eating
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Lo chiamiamo social eating, tanto tutto adesso deve avere un termine anglosassone per fare figo. In realtà si tratta del fenomeno crescente di pranzi e cene organizzate nelle case private da appassionati, ma non solo: ci sono anche cuochi professionisti che fanno questa attività.
Non solo, ci sono anche delle vere e proprie residenze, non in periferia ma in case di lusso, dove ci si trova la sera pagando quattro soldi, spesso in nero.
Il fenomeno ha provato le ire dei ristoratori, una delle categorie più tartassate dal moloch burocratico italiano, soggetti a controlli e rapine fiscali un giorno sì e l’altro pure, per non parlare delle norme igieniche e sanitarie che ormai impediscono di somministrate prodotti fatti in proprio come il tonno.
Sono le leggi del mangiare infelice di Bruxelles.
Adesso sta per approdare in aula il disegno di legge alla Camera il diosegno di legge  per la “regolamentazione della ristorazione in abitazione privata”.   E allora ecco i limiti per gli home restaurant: massimo 500 pasti all’anno e 5mila euro di incasso (inteso come “utile”, ossia differenza fra ricavi e costi) per cuoco. E per evitare che in una stessa famiglia le cifre si sommino perché è più di uno a cucinare, un emendamento prevede che i 5mila euro di proventi siano calcolati “ad abitazione”.
Nessun controllo, invece, dal punto di vista sanitaria.
Un primo passo che, ovviamente, non lascia soddisfatti i ristoratori

4 commenti

    luca

    (8 novembre 2016 - 13:52)

    Nessun controllo, invece, dal punto di vista sanitaria.
    E’ assurdo.

      Massimo D'Alma

      (8 novembre 2016 - 14:11)

      in verità scorrendo il testo sono previste chiaramente alcune cose:

      Art. 3.(Obblighi del gestore).

      Comma 9. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono determinate le modalità per garantire il controllo delle attività svolte per il tramite delle piattaforme digitali di home restaurant.

      Art. 4.
      (Ambito di applicazione e svolgimento dell’attività di home restaurant).
      Comma 5. L’esercizio dell’attività di home restaurant è subordinato al possesso dei requisiti di cui all’articolo 5 della presente legge nonché al rispetto delle procedure previste dall’attestato dell’analisi dei rischi e controllo dei punti critici (HACCP) ai sensi del regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull’igiene dei prodotti alimentari.

      Comma 6. Al fine dell’esercizio dell’attività di home restaurant i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, sono tenuti a comunicare al comune competente la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA); non è necessaria l’iscrizione al registro degli esercenti il commercio.

      Art. 6.(Sanzione).
      1. Qualora l’attività di home restaurant sia esercitata senza la presentazione della SCIA ai sensi dell’articolo 4, comma 6, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’articolo 10, comma 1, della legge 25 agosto 1991, n. 287, ed è disposta la cessazione dell’attività medesima.

        luca

        (8 novembre 2016 - 16:56)

        Il post dice altro e su quello ho espresso una mia valutazione negativa. Ora tu immetti dei dati più precisi che sembrano dire il contrario. Ne prendo atto e vanno approfonditi: ma non è il mio compito. E’ stato comunque importante evidenziare l’aspetto sanitario di questa nuova attività.

          Massimo D'Alma

          (8 novembre 2016 - 17:02)

          infatti quello mi premeva sottolineare, poi quando diventerà legge, vedremo cosa ne verrà fuori

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