Sotto l’ombrellone-1 | Depardieu, Questioni di core

1/9/2011 320
Gerard Depardieu

di Fabrizio Scarpato

A me Gerard Depardieu sta simpatico. E’ uno che ha preso la vita per tutti i versi, l’ha rivoltata come un calzino, subendone tutte le conseguenze, anche tragiche. Non si può dire che non abbia fatto la vita che ha voluto, io per primo non potrei dirlo e sfido molti altri.

Depardieu è innamorato del cibo, non so se ne capisce (e poco mi interessa), ma sicuramente gli piace, sin dai tempi delle clamorose mangiate alla straordinaria Trattoria Cantarelli a Samboseto, durante le riprese di Novecento: due atti, molti mesi, tanti savarin di riso.

Sembra un corto circuito molto istintivo, assolutamente fisico, persino impellente: mangiare e bere, come voler pisciare su un aereo in fase di decollo e piantare un casino che levati. Impulsivo come acquisire vigneti e proprietà in giro per il mondo, dal Cile a Pantelleria, o aprire e chiudere ristoranti e trattorie a Parigi; compulsivo come recitare in centinaia di film o ingenuo quando, facendosi tirare per la giacchetta oversize, declama le virtù di un qualsivoglia barolo piuttosto che del caciocavallo podolico. Ma c’è da credergli, forse. “ Il mio rapporto con il cinema è lo stesso che ho con il vino e col cibo: li cerco per le sensazioni che mi possono dare. Amo il cinema così come amo la vita, entrambi mi ricambiano e mi restituiscono molto”. Avercene.

Ultimamente, a Locarno, Depardieu si è lanciato in lodi sperticate verso l’Italia, dove nel recente passato ha più volte dichiarato di volersi trasferire ( aridaje): “Amo l’Italia perché non ha mai perduto i valori della natura e della famiglia, specie nel centro-sud, in cui esiste ancora una autenticità che ha radici nella terra. C’è chi preferisce la roba internazionale, a me invece piacciono le regioni”. Ovazione. Double face, per dirla alla francese: che può andar bene al popolo mangereccio conservatore, quello del vuoi-mettere-un-bel-piatto-di-pasta-e-fagioli, come al più incallito innovatore: forse non voluta, ma illuminante sintesi di contemporaneità. Il nostro possiede trattorie che fanno cucina italiana, produce vino italiano, acquista quantità faraoniche di tartufi di Alba, ed è anche testimonial di una passata di pomodoro, in cui con voce cavernosa sibila “tengo ‘o core italiano…”
Mmm… sarà il core business?

Roberto Nepoti: Irresistibile Depardieu “Il cinema è come il cibo” – La Repubblica

4 commenti

    Giancarlo Maffi

    (1 settembre 2011 - 20:26)

    La pubblicita’ e’ un piccolo neo, con il quale probabilmente il nostro si paga a malapena la Modica quantita’ di tartufi che ingolla ogni anno. adoro jerard. Secondo me e’ uno che porta buono. Lo farei presidente del consiglio. Un francese praticamente con sangue italiano.

    lido

    (1 settembre 2011 - 23:02)

    col presidente del consiglio abbiamo gia dato, il presidente operaio, il presidente fornaio, il presidente macellaio, questo si della societa, fatta a pezzi, magari ministro della agricoltura, sicuramente più di chi sapaete Voi sa. ciao Lido.

    Albertone

    (2 settembre 2011 - 15:50)

    Beh… almeno se avessimo MONSIEUR Gerard Depardieu come presidente del consiglio, andremmo sicuramente tutti in casino xò con un sorriso sulle labbra….. che mangiate e che bevute… W LA DISSOLUZIONE….

    fabrizio scarpato

    (2 settembre 2011 - 16:40)

    Non so, ma ho la sensazione che si abbia una visione di Depardieu filtrata dai suoi personaggi cinematografici o dal suo stesso fisico (physique du role, appunto). Spaccone, generoso, irruente, sincero. E’ vero anche nella vita sembra esser tutto questo e per questo lo apprezzo: a volte, per motivi vari, e in questo agosto è stato un po’ così, tanto da ironizzarci un po’, sembra che “ci marci”, diciamo. Con la consueta improntitudine o faccia da …. ;-))

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