Spending Review: finalmente può iniziare la vera promozione del vino al Sud

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Immaginate un osso di prosciutto buttato in un canile pieno di bestie affamate: ecco l’immagine che meglio di ogni altra rappresenta un finanziamento pubblico gestito dagli enti locali (comuni, province, regioni) nell’ultimo decennio, almeno  sino alla attuale cruda realtà della spending review.

Fatte rarissime eccezioni e dovuti distinguo, da un punto di vista oggettivo gli interessi degli amministratori locali sono sempre stati contrapposti a quelli dei produttori di vino. E della economia reale delle comunità amministrate. Spesso l’ostruzionismo burocratico e politico è il vero nemico di chi produce, è molto più facile vivere senza il pizzo della camorra che senza il pizzo della politica locale.

Per diversi motivi, primo fra tutti è che in realtà la piccola casta dei politici di territorio non ha mestiere e neanche una pensione garantita come i parlamentari. Devono dunque pensare soprattutto a sbarcare il lunario e a riprodursi.
Il vino e i prodotti tipici sono stati sempre solo un pretesto: gli enti locali non hanno né una struttura, tanto meno un ceto dirigente realmente interessato allo sviluppo economico e al miglioramento perché è proprio la persistenza di un continuo stato di necessità, meglio se di miseria, che giustifica la loro esistenza e la loro occupazione delle poltrone.


Inoltre mentre il mercato dei produttori di vino oltre ad essere locale è nazionale e internazionale, quello dei politici è nel ristretto ambito territoriale in cui si riproducono.  Il consigliere comunale, provinciale e regionale non ha alcun interesse allo sviluppo del settore produttivo, ma lo usa come mezzo per farsi pubblicità sui circuiti dei media locali.
Il terzo motivo è che gli amministratori locali hanno interesse solo al consumo del territorio e non alla sua coltivazione. Questo perché le cave e le costruzioni diventano immediatamente denaro contante per gestire campagne elettorali, posti di lavoro e per rifarsi le case.

Infine, il politico in genere decide come mangia: male e a spese degli altri in cambio di promesse. Ecco allora che quando arriva il bottino, leggi finanziamento pubblico per le promozioni, ha già un pacchetto fatto di società di comunicazione non specializzate, grafici, tipografie, fornitori a cui far spolpare l’osso. E’ incredibile che in tutti questi anni siano stati elargiti miliardi e miliardi a persone che non avevano alcuna competenza per ottenerli, ma è andata proprio così: bastava fare un’associazione, spesso con il figlio del potente di turno, e i risparmi di una vita di un contadino venivano bruciati in una notte di triccabballache.

In tutti questi anni non è mai stato importante il risultato di un’azione di promozione finanziata con fondi pubblici, ma solo la sua rendicondazione burocratica, talmente astrusa e assurda da favorire solo chi in realtà non fa nulla ma tiene le carte a posto.

Il tasso di corruzione nei diversi paesi

Tutti i nodi prima o poi arrivano al pettine.
Questo ceto politico meridionale, spesso in seria difficoltà con il congiuntivo e con i vocaboli che esprimono concetti astratti è rimasto senza acqua. Troppe spese, adesso a stento riescono a garantire gli stipendi ai dipendenti e ai fornitori di beni essenziali (acqua, luce, carta igienica).

Per loro è finita. Oltre che incapaci sono anche inutili.

Adesso che questo ceto parassitario ha divorato tutto, i produttori di vino, quelli veri e non i dopolavoristi, possono davvero iniziare a pensare alla promozione seria. Lo potranno fare se hanno organizzato un consorzio che funziona. Per la prima volta non resteranno indifferenti se i soldi spesi non porteranno a risultati concreti e palpabili: sono i loro.

Si apre dunque una fase nuova, di libertà imprenditoriale in cui chi ha usato i soldi pubblici per promozionarsi è destinato a sparire nell’arco di un paio di stagioni.
Resterà solo chi ha avuto il coraggio di investire davvero, su se stesso, la cultura e la coltura. 

 

3 commenti

  • shellenberg

    (9 luglio 2012 - 09:34)

    Spero che vada veramente così.

  • Marco Contursi

    (9 luglio 2012 - 10:00)

    Condivido in pieno.E’ scritto in modo molto piu articolato e approfondito quanto io denunciavo con semplicità e rabbia nella lettera”Vale la pena continuare?”Alla politica non interessa nulla della promozione enogastronomia di un territorio tranne che per apparire un po’.E le sagre di questi giorni sono la prova lampante,sentire politici locali magnificare la sagra dello struzzo è istigazione omicidio…..mi viene voglia di prendere uno “spruoccolo”!!!

  • luciano pignataro

    (9 luglio 2012 - 10:28)

    Manco a farlo apposta! Vi segnalo l’analisi, più compassata e certamente anche più lucida, di Ilvo Diamanti oggi su Repubblica

    http://www.repubblica.it/politica/2012/07/09/news/declino_poteri_locali-38753713/?ref=HREC1-3

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