Stefano Maria Bianchi e la mozzarella: la Vera Bufala sei stato tu a Servizio Pubblico

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Stefano Maria Bianchi

Bisogna dire che Berlusconi uscì decisamente meglio dallo studio di Santoro della Mozzarella di Bufala dop. A lui è stato riservato il diritto di replica, ritengo concordato con i suoi ferrati avvocati, che ai poveri produttori di questo latticino non è stato concesso. E all’ex premier, nonché suo ex editore, Santoro ha anche riservato una buona dose di empatia almeno pari al disprezzo manifestato verso il prodotto della sua terra che salva zootecnia e reddito rurale dall’aggressione del cemento. Insomma, Berlusconi ci ha guadagnato, la mozzarella è uscita distrutta.

Ci riferiamo alla puntata di Servizio Pubblico sulla mozzarella di bufala.

La tecnica di demolizione di qualcosa o di qualcuno è ben nota dai tempi delle Catilinarie: si prende un aspetto negativo capace di colpire l’immaginario, chessò, il naso grosso, e si martella su questo sino all’ossessione.

Il servizio di Stefano Maria Bianchi usa esattamente questa tecnica nel servizio La Vera Bufala andato in onda su Servizio Pubblico che potete vedervi cliccando qui. E’ show, non giornalismo d’inchiesta perché sviluppa una tesi pre-costituita solo fingendo di dare diritto di replica agli imputati del programma. Non c’è una notizia che non sia stata già pubblicata e strapubblicata.

E’ evidente in almeno due passaggi che da soli bastano a smontare l’impianto accusatorio su cui è stato costruito il servizio, e che cioé il prodotto più amato dagli italiani dopo il grana a cui lavorano 16.500 persone, l’unica dop del Sud, è in mano ad una gang di avidi produttori collusa con la camorra che non si fa scrupolo di usare ogni trucco ai danni dei consumatori per guadagnare.

Lo è quando parla di Paestum, inquadrando delle case abusive, o i venditori di cianfrusaglie che stanno davanti ai templi, gli stessi che trovate al Colosseo e in qualsiasi monumento visitato da milioni di persone, lasciando immaginare una sorta di inferno quando la realtà, che Santoro conosce bene avendo trascorso tante estati nel Cilento, è esattamente opposta. Anzi, nella litoranea pestana tra il 1998 e il 2000 furono abbbattute oltre 400 villette abusive costruite su suolo demaniale nella più grande operazione mai fatta nella storia della lotta alla cementificazione italiana.
A Paestum si è svolto all’inizio di maggio un congresso gastronomico, Le Strade della Mozzarella, con il Gotha del settore italiano e tutti possono testimoniare che la realtà è fatta invece di caseifici visitabili, acque pulite, aria non inquinata, spazi ampi, cantine, ristoranti di qualità, alberghi ben funzionanti.

Il secondo è un trucco tecnico poco percepibile se non si è dentro i meccanismi di costruzione della notizia. La trasmissione è basata su un vecchio rapporto dei carabinieri consegnato all’ex ministro leghista Zaia al quale non parve vero di intervenire contro il Consorzio. Ma dopo è cambiato il vertice del Consorzio ed è cambiato il direttore, è stato adottato un codice etico, si è accolto anche il caseificio costruito da Libera. Bene, come si giustifica l’attacco al presente usando il passato? Con la classica domanda retorica al colonnello che ha fatto le indagini a fine trasmissione: “ci dicono che ora tutto è cambiato e che il rapporto riguarda il passato, lei cosa ne pensa?” E cosa ne può pensare un uomo delle istituzioni se non rispondere: “salvo verifiche”?
Così questo passaggio “copre” il servizio sul piano legale senza però perdere l’effetto show demolitore sulla tesi di partenza, mozzarella eguale camorra.

Stefano Maria Bianchi nel pieno delle sue funzioni nel servizio

Insomma, come se per parlare della Franciacorta si partisse dallo smog di Milano e dall’inquinamento della Padania, o dei veleni di Porto Marghera e della mafia del Brenta per un servizio sul Prosecco. Il frappé mediatico di Stefano Maria Bianchi-Gabibbo mette insieme territori distanti tra loro anche più di 150 chilometri ma che nell’immaginario collettivo nordico, su cui punta il filmato, è contiguo.

Un altro elemento fastidioso del servizio è la confusione sui due piani tra scontro sull’idea di prodotto e questione legale. C’è chi pensa che sia necessario usare latte congelato per aumentare la produzione e l’export. E chi invece difende la posizione del metro zero o della produzione contenuta.
Inutile dire noi con chi stiamo, ma pensare che da una parte ci sia legalità e dall’altra illegalità è solo un gioco sofistico per distinguere bianco e nero che nella realtà non esistono.
Come se, parlando di pasta, sostenessimo che l’industria alimentare bara essiccandola in poche ore invece di farlo lentamente. In realtà si tratta di due prodotti diversi che hanno lo stesso nome, il punto è che basta dirlo. Cosa che proprio la grande industria non vuole, quella delle mozzarelle blu di Granarolo di cui nel servizio stranamente non c’è alcun cenno. Come mai?

Michele Santoro

Lasciando da parte la triste messa in scena da show stile Iene di Bianchi-Gabibbo che vende mozzarella falsa in piazza, è infine  incredibile poi l‘artificio sulla società di certificazione: per tutto il pezzo si sostiene che i controllori avvertivano i controllati, poi si critica il consorzio perché ha cambiato i controllori!

Dopo questo servizio, la potenza di fuoco della trasmissione e la sua capacità di formare opinione, la grande industria continuerà ad agire indisturbata, quelli dell’areale che volevano diventare grandi troveranno molte difficoltà, mentre chi lavora onestamente, i piccoli e medi, prima di presentare il prodotto, dovranno prima spiegare di non essere camorristi. E così anche i ristoratori italiani che la usano e la amano, i pizzaioli che l’hanno adotatta, e tutto l’indotto.

Già, perché Bianchi non ha detto per esempio che l’incidenza delle brucellosi nel Casertano dopo il piano della regione del 2008 è attestato sotto la media italiana? Che si tratta di uno dei prodotti più controllati, senza conservanti e coloranti come invece la maggior parte del cibo che si vende oggi in Italia?

L’ennesima sconfitta mediatica di un territorio che a fatica si sta riprendendo e che vede tanti giovani coinvolti nella speranza di riscatto economico sociale. Un settore in cui la Campania primeggia nonostante la stessa coglionaggine di tanti produttori e la visione miope che sempre accompagna ogni attività umana.

Ma alla fine, decidiamoci: i Casalesi sono la camorra moderna dei traffici internazionali e dello spaccio low cost di coca a Napoli o sono solo astuti mozzarellari che non sanno neanche parlare in italiano davanti alle telecamere?

E i veri nemici della mozzarella dop sono quelli che vogliono usare latte congelato o le grandi multinazionali di cui in questo servizio pittoresco non c’è traccia?

Naturalmente, ça va sans dire, di sentenze passate in giudicato neanche l’ombra. Ma neanche di primo grado in verità. Ma questo è un trascurabile dettaglio, soprattutto se ricordato davanti a una discarica di riufiuti industriali  cui segue l’immagine di bufale.

Si dice che invecchiando si torna bambini. Non vorrei che Santoro, dopo aver creato un nuovo stile televisivo portanto le piazze che urlano Barabba dentro gli studi, terminasse la sua grande carriera tornando a fare i processi stile Servire il Popolo della sua adolescenza, dove sul banco degli imputati c’era chi giocava a tennis perché borghese.

A Stefano Maria Bianchi-Gabibbo offriamo invece questa mozzarella

Treccione di Bellopede&Golino

L’unica cosa sensata è riuscito a farla dire al ministro De Girolamo: “La mangio e la faccio mangiare anche alla mia bambina”

Questo servizio mi ha ricordato molto la copertina dell’Espresso su Velenitaly, una brutale inchiesta che prendeva le mosse da alcune vecchie contraffazioni scoperte in Veneto per mettere sotto accusa uno dei pochi settori capaci di reagire alla crisi e di crescere in questi anni.

Le ragioni dell’economia non possono nascondere magagne, truffe e falsi. Ogni settore economico florido ne ha, per carità. Lo sa bene Bianchi che viene da Taranto dove c’è l’Ilva.

 

Ps.
Sono sempre più affascinato dai moderni comportamenti antropologici di massa, ossia quando una comunità si muove come un individuo e spero di poterli studiare con il tempo perché alla fine è il succo di cui mi sono sempre occupato.

Il Primo è la dialettica produttori-commercianti che ritroviamo anche in questa filiera e che noi ben conosciamo sul vino. Da sempre i produttori di materia prime accusano i commercianti di rubare e di sfruttare il loro prodotto. Salvo poi spesso fallire quando si mettono in prima persona a farlo. Una dialettica ancestrale che risale alla trasformazione dei prodotti in merce e che nella filiera bufalina si ritrova pari pari.
Il secondo aspetto che mi affascina è questo. Il servizio sfrutta bene, è il suo pieno psicologico di tutta l’ora e venti,  i radicati luoghi comuni antimeridionali possibili e immaginabili così come li ha fissati a partire dal ‘600 la Commedia dell’Arte: il genovese avaro, il milanese operoso, etc etc
Al tempo stesso sfrutta anche la coglionaggine individualista dei meridionali: di fronte a uno che ti dice che la mozzarella, la bandiera di un territorio, è in mano alla camorra, qual è la reazione? Di sfruttare l’opportunità individualista affermando: ma io non c’entro, anzi ti dico io come stanno le cose.
Una sindrome di Stoccolma che punta a sfruttare le piccole opportunità, ad accontentarsi delle molliche invece di puntare alla briosche perché risultato di una sconfitta segnata dalla nascita.
Insieme non ce la possiamo mai fare, ma da solo forse riesco a cavarmela: in fondo il Sud è questo
Così il cerchio magico è completo e la fiaba termina con: ci sono anche piccoli e bravi produttori onesti. Che non daranno mai fastidio commerciale alle Granarolo dalla mozzarella blu.

 

71 commenti

  • Maria Teresa Scarpato

    (23 giugno 2013 - 09:13)

    condivido…è l’ennesima sconfitta mediatica che massacra il lavoro e gli sforzi di tante persone oneste che cercano di creare un’alternativa attraverso la ricerca e la tutela dei buoni prodotti del nostro territorio…ma a Santoro, e a molti altri, interessa solo lo “share!”

  • vincenzo

    (23 giugno 2013 - 09:29)

    Grazie per il bellissimo articolo, a quella voce sempre più sola che difende la Napoletanità e tutto ciò che ne deriva su “il Mattino”

  • Carmine

    (23 giugno 2013 - 09:31)

    …non ho ancora visto la trasmissione ma credo che effettivamente non si puo’ criminalizzare l’opera di tanti produttori di una perla del sud. Granarolo = Emilia=PCI=Santoro ? oppure Casal, di Principe = Camorra = Mozzarella ?
    In ogni caso, quando la gente imparerà a pensare con la propria testa e non con quella dei media, molti di questi problemi non esisteranno piu’ o saranno problemi gestibili caso per caso semplicemente in sede giudiziaria. Santoro ha sbagliato, dovrebbe occuparsi di altre cose, di impresa, ecologia,lavoro, disoccupazione…altro che mozzarelle, quelle sanno difendersi da sole.

  • Gennaro De Gregorio

    (23 giugno 2013 - 09:34)

    Non guardo più Santoro da un bel pezzo, e sinceramente non capisco chi vede le tesi precostituite, solo quando gli pare. Quella tecnica è stata la cifra dei Talk Show italiani e della stampa per oltre venti anni, ma naturalmente essendo Berlusconi il bersaglio, la cosa andava bene, quasi fosse legittimo a prescindere insultare il personaggio in questione. Ciò detto, mi trovo completamente d’accordo con l’articolo ed ancor di più con il post scritto. Quanto a farci del male siamo meglio della Lega, non sono invece certo che le ragioni siano quelle indicate nell’articolo, sono invece sicuro che finché continueremo in questo modo, saremo destinati ai margini del benessere. Io per parte mia ho una piccola pizzeria e le mie scelte le ho fatte, senza se e senza ma, solo prodotti Campani DOP.

  • PASQUALE COZZOLINO

    (23 giugno 2013 - 09:48)

    ” La mappa non è il territorio..” dicono gli psicologi sistemici e sicuramente il Servizio di Stefano Bianchi non è stato tra è più felici per descrivere e far capire alle persone un fenomeno così complesso, integrandolo all’interno del problema del degrado ambientale in cui vive buona parte della terra di lavoro che produce questi stessi prodotti… Forse durante le pubbliche manifestazioni siete più fortunati ad assoporate queste genuità come in foto così come prevede il loro disciplinare, ma è nel quotidiano che c’è l’amara verità: ormai tutti, anche i più rinomati caseifici, vendono un prodotto che ha perso molto di qualità… E’ il gusto che parla… Non sono gli esperti a dirlo ma la gente comune , gli acquirenti, i più golosi… basta chiedere,, viene sempre più definita “allungata”, annacquata, il cui sapore di bufala è a volte un miraggio… Io credo sarebbe interessante ed utile ,di fronte a servizi giornalisti di questi tipo che sono sì fuorvianti e parziali, cercare di essere un pò realisti ed andare a chiedere ai destinatari, i consumatori, della stato attuale del prodotto… Si protrebbero convolgere le associazioni dei consumatori con dei questionari anonimi, Lei stesso ha un blog con migliaia di utenti con questionari online… Così si laverebbero meglio i panni sporchi in casa.. Un caro saluto

  • Basilio Minichiello

    (23 giugno 2013 - 10:13)

    Da premettere che conduco una piccola azienda agricola e di questi tempi è già dura sopravvivere alla crisi economica e alle eccessive tasse dello stato. Bisogna fare tante lotte per poter sistemare il prodotto agricolo e fare tanti sacrifici per renderlo abbastanza biologico che solo chi è addentro a questo settore sa. Non possiamo permettere quindi a un personaggio come Santoro, che fa solo terrorismo mediatico, di poter distruggere con le chiacchiere inutili ciò che viene ottenuto con mesi di duro lavoro. Si dovrebbe vergognare, non si può tradire così la propria terra e le proprie origini.

  • Virginia

    (23 giugno 2013 - 10:29)

    un giornalismo sensazionalistico che all’inizio si riusciva ad arginare cambiando canale o tenendo spenta la televisione. Adesso invece si cominciano a calcolare i danni. Il resto, sono d’accordo con Pigna, è l’autodafè distruttivo tipico dei meridionali.

  • acino ebbro

    (23 giugno 2013 - 10:45)

    Io lo chiameri Disservizio Pubblico. E’ palese in questa trasmissione la volontà di distruggere il Consorzio. Ma in quale servizio giornalistico serio non si riconosce il diritto di replica? Il direttore ed il presidente del consorzio praticamente non hanno mai parlato. La totale disinformazione dimostrata da Bianchi che con fare saccente muoveva accuse terribili denota una totale mancanza di professionalità. E vista la grande disinformazione dimostrata sulla filiera di produzione legata alla mozzarella di bufala campana dop, mi chiedo quale sia la ragione per cui a questi pseudo giornalisti sia venuto in mente di fare un servizio sulla mozzarella? Chi gliel’ha commissionato?

  • peppino t.

    (23 giugno 2013 - 10:48)

    Latte cancerogeno in Friuli arrestato il presidente della Cospalat,latte tossico pericoloso per la crescita dei bambini.Servizio Pubblico chiedo un approfondimento giornalistico,altrimenti che Servizio Pubblico è?.

  • gianfranco199

    (23 giugno 2013 - 11:18)

    Mi sembra che oramai ti stia berluscanizzando alla ennesima potenza.,diove il concetto di legalità è un optional. Questo tuo commento di parte,è peggio dei corsivi del giornale e di libero,distorce una verità chiara,a tutti quelli che hanno visto la puntata.Bianchi ,evidenzia notizie vecchie come il cucco,dicendo con denunce pubbliche,che la produzione delle sette sorelle ,dedite sopratutto alla grande distribuzione ,avviene con cagliata.E questo servizio con l’esempio dell’eccellenza alla Vannullo,salvaguardia la professionalità della piccola produzione di qualità.

  • Milko PELLEGRINO

    (23 giugno 2013 - 12:53)

    Io sono ttimista, a ragion veduta, perchè questo Gennaio 2013, in occasione del mio 51° compleanno, ho acquistato via mail e spedita col corriere espresso una “Zizzona ‘e Battipaglia” dal Caseificio “La Fattorìa” di, Battipaglia e posso dire che il prodotto era eccezionale per qualità, bontà, freschezza e tipicità e pure per il confezionamento protettivo molto accurato. Complimenti ancora.
    Vi rivelo poi che nel cuneese, precisamentw CARAGLIO, vi è un produttore che alleva da circa dieci anni oltre 600 bùfale allo stato semi brado e produce una mozzarella di bùfala stupenda, anche se, logicamente, senza la D.O.P. La ditta di chiama Caseificio MORIS. Dato poi che, sulle montagne della zona, la Val Grana, a circa 2.000 m. s.l.m., viene prodotto, col latte delle mucche locali, il famoso formaggio D.O.P. Castelmagno, hanno in studio un progetto di portare, per la pròssima estate, alcune loro bùfale a nutrirsi delle erbe di quei pàscoli d’alpeggio, per provare un nuovo interessante prodotto: la mozzarella di Bùfala d’alta montagna.
    Che ne dite?

  • Luigi Moccia

    (23 giugno 2013 - 12:58)

    Due torti non fanno una ragione.
    Cercate di capire questo principio basilare dell’etica.
    Questo vostro articolo di risposta a Servizio Pubblico cade in più parti su questa fallacia argomentativa (le mozzarelle blu granarolo, lo smog di Milano, l’Ilva, etc).
    Che c’entrano gli esempi di altri scandali alimentari-ambientali?
    Il servizio ha messo in luce tantissime storture della DOP.
    Che queste storture stiano in precario equilibrio sul filo della legalità non cambia la natura dello scandalo.
    Vi sembra eticamente giustificabile che l’ente di certificazione sia controllato dall’associazione allevatori?
    E l’uso di latte e caglio congelato?
    E i controlli “apparecchiati”?

    Di fronte a tutto questo si dovrebbe levare alta la voce di protesta in primis da parte dei giornali e dall’opinione pubblica campana.
    Invece no, voi gridate al complotto nordico. Fate relativismo morale.
    Dimostrando così che non c’è futuro per il Sud, perché la bancarotta morale è di così vaste proporzioni che nulla si può fare.
    Questa è una vergognosa chiusura corporativa.
    E voi dovreste proteggere, valorizzare, tutelare l’enogastronomia del sud?
    Se non fosse un dramma ci sarebbe da riderne.

    • Luciano Pignataro

      (23 giugno 2013 - 13:22)

      Due torti non fanno una ragione, ma un servizio giornalistico che ne analizza uno solo s-ragiona.
      Poi lei mi spiegherà cosa centra l’abusivismo edilizio con la mozzarella a Paestumk, visto che non c’è neanche una delle aziende messe sotto pressione.
      Noi abbiamo sempre sostenuto l’artigianato di qualità e uan ricerca con la parola mandara su questo blog lo può verificare, dando conto di tutto, compreso delle accuse da cui poi è stato scagionato.
      La verità è che questo non è un servizio giornalistico, è un attacco preciso contro il Consorzio, il prodotto.
      Mi sembra evidente.
      Qualcuno ha messo in discussione le doc in veneto dopo la scoperta delle truffe? O il consorzio del Parmigiano dopo i falsi? Nessuno, proprio perché sono due cose separate.
      Se poi si sostiene che il Consorzio è colluso, serve una denuncia precisa, una indagine e una sentenza, non quattro immagini messe insieme a caleidoscopio.

      • Luigi Moccia

        (23 giugno 2013 - 15:35)

        Non mi è sembrato un attacco al prodotto. Anzi, tutt’altro. Nel servizio ci sono stati molti passaggi dedicati a produttori orientati alla qualità. L’immagine di questi produttori ne esce notevolmente rafforzata. Anche perché quei produttori eroicamente si differenziano da un contesto opaco.
        Ma come li volete definire i proprietari di quei grandi caseifici che, pure intervistati, sfuggono alle domande, cercano di relativizzare, etc?
        L’unica tesi precostituita del servizio è la critica dell’abuso della denominazione per un formaggio industriale che, se pure “commestibile”, non ha nessuna specificità territoriale, e nessun merito gastronomico.
        Dov’è lo scandalo?
        Criticate la contestualizzazione territoriale (abusivismo, discariche illegali).
        Ma queste sono le condizioni in cui vive il sud, non un dettaglio insignificante amplificato ad arte da nemici esterni!
        Bisogna prenderne atto e far fuggire i devastatori del territorio. Non chi le devastazioni coraggiosamente le denuncia e per questo deve vivere sotto scorta!!!
        Il detto “tutto il mondo è paese” è un pessimo criterio di giudizio.
        Come Sud abbiamo secoli di progresso morale da recuperare. E prima cominciamo meglio è.
        Caro Sign. Pignataro, il suo giornalismo enogastronomico (apprezzabilissimo) riconoscerà pure le eccellenze meridionali, ma si crogiola in un irenismo conciliatorio che porta a non voler vedere le storture esistenti.
        La flaccidità delle mozzarelle l’apprezzo nel carrello dei formaggi, non nell’etica pubblica.
        Ostracizzate i gaglioffi, non chi li critica.

        • Luciano Pignataro

          (23 giugno 2013 - 16:05)

          Caro signor Moccia,
          se a lei piacciono i processi medioevali alle streghe capisco che questo genere di servizi le facciano gola. Le assicuro, non ci vuol alcun coraggio a farsi qualche settimana al Sud, sparare qualche frase a effetto montata con la musica del “camorrista” e tornarsene a casa. Il coraggio è di chi ci vive e ci lavora ogni giorno, misurandosi con la realtà e per quanto mi riguarda, come attesta questo blog, acnhe denunciando le storture.
          Ho però ben chiaro che una strategia commerciale sbagliata, o anche la stessa avidità, non è un reato penale. Ne conosco abbastanza di camorra per capire che dal commercio delle carni sono passati 50 anni e che dal dopoterremoto in poi il salto è sugli appalti e la droga, altro che sui bocconcini.
          Credo che ogni reato penale debba essere dimostrato non solo da chi accusa, ma valutato in un aula.
          E infine penso che la responsabilità penale è personale non sistemica, altrimenti l’unico rimedio sarebbe la deportazione di massa.
          Trovo deprimente un servizio giornalistico che attacca un Consorzio impegnato nella legalità e in una colossale battaglia culturale. Vuol dire aver sbagliato un bersaglio. E mi chiedo perchè non abbia chiesto agli amici di Libera come mai vi aderiscono se sono vere quelle tesi. Anche loro collusi?
          In ultimo, la mozzarella non deve essere flaccida, quella davvero buona scrocchia in bocca e pochi casari la sanno fare bene.

          • massimo

            (23 giugno 2013 - 17:28)

            Signor Luciano Pignataro sono un chef della piana del sele e amo molto il mio territorio che reputo ricchissimo di eccellenze come pochi territori in italia e ( forse al mondo), tra questi sen’altro un posto di rilievo lo merita la mozzarella D.O.P., vanto di campania, sud del lazio ( provincia di frosinone) e puglia ( provincia di foggia ). Posso dire in merito al servizio andato in onda che calca molto la mano attraverso un filo logico precostituito e quindi malevolo per sua stessa natura aldilà che i fatti riportati sia veri o falsi. Però allo stesso tempo devo, con mio grande rammarico, che almeno in campania troppe volte il mercato dell’oro bianco si è macchiato per la sua connivenza con la criminalità organizzata, nella maggior parte dei casi tale connivenza si è limitata solo al livello economico senza intaccare la qualità stessa del prodotto, in altri casi ( per fortuna minoritari ) tale unione è andata a discapito del prodotto stesso. Oltre che chef sono sono laureato in lettere e filosofia ( la mia tesi in storia contemporanea è stata incentrata sulla criminalità organizzata ) e in più mi occupo da anni di mafia e cammorra correndo pericoli sulla mia stessa pelle. Non sono io che le devo ricordare l’inchiesta agricamorra avvenuta nel 2006 dove un gruppo criminale con sede ad albanella precostituito tentò con metodi cammorristici di appropriarsi dell’intero indotto legato all’oro bianco … fui a suo tempo testimone di due attentati incendiari contro chi era restio a piegarsi a tale logica. Si scopri poi che tale gruppo aveva contatti sia nel casertano ( casalesi ) e allo stesso tempo tentava di farsi largo nei palazzi che contano a roma. Essendo la mia famiglia nell’ambito del settore agroalimentare posso testimoniare che più volte ho visto e ho sentito autotrasportatori mentre ne parlavano di latte confezionato a nord o all’estero ( paesi dell’ est ) diretti in alcuni caseifici del casertano e della piana del sele. Se si tiene conto del numero delle bufale, del latte che ciascuna produce al giorno e di quanto prodotto viene immesso sul mercato ne converrà anche lei che i conti non tornano. Se poi si calcola anche la crescita esponenziali nei punti vendita di taluni caseifici i conti a non tornare raddoppiano. La mia conclusione è queste le mele marce dovrebbero essere estirpate altrimenti col tempo andranno sempre più a discapito per i tanti che lavorano ogni giorno onestamente.

          • Luigi Moccia

            (23 giugno 2013 - 17:56)

            Caro Sig. Pignataro,
            mi creda, sono garantista anch’io. Ma qui il garantismo non c’azzecca nulla.
            Il penale (di cui deve occuparsi la magistratura) è sempre e solo la punta dell’iceberg.
            C’è poi la cultura diffusa, che invece deve essere argomento di dibattito.
            Lei come giornalista è chiamato ad una grande sensibilità sulle notizie (fatti) che puntano alla parte sommersa dell’iceberg.
            Il servizio sarà stato pure presentato con qualche enfasi di troppo, ma i fatti c’erano.
            Non dovreste essere voi estimatori della mozzarella di bufala dop ad inorridire di fronte al disvelamento del giochino controllore-controllato della società di certificazione?
            E le manovre dei grandi caseifici (con i piccoli contro) per l’allentamento del disciplinare?
            Questo (ed altro) nel servizio è ben documentato. E non c’è possibilità alcuna di sviare il discorso con trucchetti retorici della “campania sotto attacco del nord”, “processi di piazza”, etc.
            Queste sono reazioni di chiusura localistica.
            Lei dovrebbe avere gli strumenti intellettuali per capire che queste contro-argomentazioni convincono solo e soltanto “gli indigeni”.
            Ma lei crede davvero che il problema del sud sia l’immagine che i cattivi giornalisti del nord dipingono?
            La qualità di un territorio si costruisce lentamente con tante azioni di tolleranza zero verso i “furbi”.
            E’ l’abbondanza dei “furbi tollerati” che poi crea le degenerazioni di cui si deve occupare poi la magistratura.
            Ma l’iceberg è questo. Non si può far finta di non vederlo. E’ enorme. E sono sicuro che anche Lei comprende questa prospettiva (altrimenti non mi sarei preso la briga di scriverle).
            Ma questo articolo d’attacco al giornalista Bianchi, non so se se ne rende conto, va nella direzione contraria.

          • Luciano Pignataro

            (23 giugno 2013 - 18:11)

            Signor Moccia, non è la critica a Bianchi che va nella direzione sbagliata, ma il servizio di Bianchi contro il consorzio. Ha sbroccato completamente perché è il Consorzio con il nuovo corso che ha invertito la rotta.
            Ecco perché è politcamente sbagliato oltre che giornalisticamente insulso.
            Lei torna sulla questione dei controllori. Prima c’era A che, secondo il servizio, avvertiva prima di andare a fare i controlli. Il Consorzio ha cambiato A e scelto B, sulla base di un albo ministeriale. Allora, critichiamo il consorzio peché non ha mantenuto A o perché ha scelto B? Capisce, è un autogol clamoroso.
            Non credo che i giornalisti siano responsabili di nulla, figuriamoci. Ma credo di aver la libertà di dire, anzi di urlare, che questo è un servizio sbagliato che colpisce chi si è sempre battuto per la legalità e soprattutto per la qualità del prodotto. Ed è intriso di incredibili luoghi comuni antimeridionali da fare schifo.
            Mi creda, se lei fosse un onesto e piccolo produttore artigiano di mozzarella la penserebbe così. Perché se si parla male di un prodotto generale il consumatore, anche colto, non fa più distinzioni.
            Su Fb mi chiedono se è pericoloso venire in Campania perchè inquinata. E me lo chiede una che abita in Lombardia. Capisce?

      • Luciano Pignataro

        (23 giugno 2013 - 17:37)

        signor Massimo
        oggi sul Corriere della Sera c’è un pezzo di Aldo Grasso sull’arresto di Renato Zampa, uno dei leader friulani della protesta sulle quote latte, con l’accusa di aver messo in commercio latte pericoloso per la salute. Nome, cognome, fatti.
        Le mele marce esistono ovunque ci sia danaro, in tutti i settori e in tutte le latitudini. Quello che non accetto è il reato geografico o di etnia.
        Avendo lei ascoltato quelle cose, posto che quel latte servisse per la dop e non per i semplici latticini senza marchio, spero che non si sia limitato a una denuncia sul blog.
        Altrimenti secondo Bianchi anche lei è un colluso:-)

        • Stefano

          (23 giugno 2013 - 22:51)

          Ma quale reato geografico? ma cos’é questo vizio pernicioso di dire “ma anche gli altri fanno porcherie”? Pensate veramente di fare un favore ai produttori criticando gli altri che sbagliano? Fate solo capire quanto di vero ci sia in questo tipo di servizio.

          La realtà non si puo’ mica nascondere. Molti grossi produttori si comportano come delinquenti e poi votano i provvedimenti del consorzio da posizione dominante grazie al volume delle proprie vendite.

          • Luciano Pignataro

            (23 giugno 2013 - 23:08)

            Nei consorzi si vota così, non solo in quello della mozzarella, il peso è legato alla dimensione aziendale.
            Nessuno dice “anche gli altri fanno porcherie”, notiamo che quando le fanno non si punta a generalizzare mentre il servizio di Bianchi è un pestaggio mediatico antimeridionale che non ha dato possibilità di replica, è partito da una tesa precostituita, non ha ascoltato tutte le voci rendendo un grande servizio alle multinazionali alimentari che hanno sempre visto male il consorzio dop della mozzarella, l’unico al Sud operante.
            Inoltre ha dato una visione di Paestum dove sicuramente esiste l’abusivismo, come a Positano, Capri, Ischia e in tutti i luoghi belli, ma che non ne caratterizzano il panorama che invece è di altro spessore e bellezza.
            Nei prossimi giorni documenteremo anche i veri e propri falsi costruiti nella post produzione del servizio.
            Non si può venire in un territorio, insultarlo, dileggiarlo a livello nazionale solo perché ci si sente onnipotenti e protetti. A Paestum ci sono almeno una decina di caseific gioiello visitabili da tutti a tutte le ore e di imprenditori che hanno investito nella zootecnia e delle strutture alberghiere. Di loro non è stato detto nulla preferendo presentarlo come il regno dell’abusivismo edilizio. E’ un vero scandalo che mortifica chi flavora onestamente. Una operazione costruita a tavolino per distruggere la zootecnia del Sud, l’unica che funziona in Italia.
            Vorrei proprio organizzare un dibattito ad armi pari tra Bianchi e i vertici del Consorzio che si è ben guardato dall’ascoltare. Giusto per capire se è solo chiacchiere e distintivo ho se ha anche le palle.

        • massimo

          (24 giugno 2013 - 17:30)

          Signor Pignataro ai tempi in cui ho ascoltato sia autotrasportatori, sia testimonianze di amici che vivevano nei pressi di taluni caseifici ho avvertito gli organi di competenza , così come ho fatto in ogni mia singola inchiesta o in ogni mia singola denuncia pubblica , ora sto monitorando un caseificio a circa 200 metri da casa mia ( io vivo nella piana del sele ) la cui nuova gestione a quanto si è saputo arriva direttamente da casal di principe se sia una gestione onesta o meno lo si saprà in futuro. Con ciò non voglio colpevolizzare l’intero consorzio della Mozzarella ma bensi denunciare il fatto che dovrebbe essere fatta un ulteriore scrematura proprio per tutelare chi lavora onestamente, e cmq è vero che Bianchi è stato altamente scorretto nella proposizione del servizio ma non dobbiamo dimenticare che il ramo della scorrettezza a cui aggrapparsi glie l’abbiamo offerto noi ( in particolr modo la cattiva gestione in passato dell’ intera filiera dell’oro bianco ) che troppo spesso ha tollerato al suo interno figure lavorative di dubbia provenienza. Lei parla dello scandalo che sta scoppiando al nord sul latte adulterato ed altamente nocivo che è di base anche per un noto formaggio d.o.p. – Tirando in causa gli scandali altrui cade del solito ragionamento che è uno dei mali dell’italia ossia cercare di giustificarsi gridando ” Ma anche altrove fanno imbrogli , anche altrove non sono onesti ” a questo punto giustifichiamo tutti i reati e non se ne parla più. A me non interessa se a nord si vogliono autodistruggere con gli agenti chimici o vogliono autodenigrare i loro prodotti , a me interessa quello che succede qui in campania nella mia zona e se accade come , purtroppo accade, che ci sono dei illeciti e dei disonesti che provano a fare guadagni illeciti e giusto che si sappia e non si tenti di nascondere tutto sotto il tappeto. Ora le cose sembrano , come lei giustamente dice, cambiate, la gestione del consorzio è cambiata e spetta al consorzio l’onere della prova che realmente siano cambiate le sue politiche sperando che siano improntate sempre di più verso l’onesta e nella chiarezza anche nei dati e nei numeri e specialmente nel prodotto.

  • Annito Abate (Lato Sociale)

    (23 giugno 2013 - 13:00)

    QUANDO PASSANO FALSI MESSAGGI SI GIOCA CON LA PELLE DELLA GENTE E DEL TERRITORIO CHE, A FATICA, SI TENTA DI NON FAR MORIRE … SI DEVE ALLORA REAGIRE!
    INNANZITUTTO “SOMMERGERE” DI QUALITA’ OGNI CALUNNIA PROFERITA … ARTICOLI, RUBRICHE, TRASMISSIONI, EVENTI, ECC … POI, CHI PUO’, DEVE CHIEDERE UN “SERVIZIO PUBBLICO” DI REPLICA E “PULIZIA”.
    Alla fine la qualità unita al tempo lascierà liberi solo i gradi di libertà che portano alla solita ed evidente conclusione che la “Mozzarella di Bufala Campana DOP” è buonissina ed inimitabile … andando e tornando dal mare saranno in tantissimi che continueranno a provare emozioni sensoriali e questa sarà la risposta più valida, vera e convincente!

  • Marco Contursi

    (23 giugno 2013 - 13:28)

    Che il servizio di Santoro fosse tendenzioso è palese ad iniziare dalle musiche tratte dal film il Camorrista.Tuttavia il tema del latte estero usato da alcuni disonesti casari c è anche per il fiordilatte prodotto in zone un tempo vocate e oggi senza una mucca.Eppoi se Lombroso aveva ragione,da Mandara non ci comprerei neanche un grissino.

    • Alba

      (24 giugno 2013 - 10:57)

      Parliamo con i documenti alla mano: Mandara non ha mai avuto una denuncia per importazione di latte estero. Allora? vada in Procura e si faccia dare i nomi. tra l’altro il Sig. Bianchi ha sostato presso il ns Stabilimento per un giorno e mezzo./intervista durata 5/6 ore dove è stato spiegato il processo industriale e le logiche di mercato. Ha mangiato le ns mozzarelle e se ne è portato a casa una buona provvista.

  • giovanna gambardella

    (23 giugno 2013 - 15:34)

    Nel 1977 avevo un supermarket a paestum.Un noto produttore di mozzarella me ne forniva 50 kg in piena estate. Un giorno me ne porto’ solo 10kg.alla mia richiesta di spiegazioni l’addetto alle consegne mi riferi’ che PURTROPPO ERA FINITA LA PASTA TEDESCA , .la vado ad assaggiare e sento finalmente il sapore del latte!!!!!!!Ce ne sono di allevatori e trasformatori seri ma come in ogni settore ci son delinquenti e conniventi con le autorita’….se fossi foco arderei st’ITALIA

  • toni tota

    (23 giugno 2013 - 18:07)

    Sig. Luciano Pignataro, non si dovrebbe nemmeno soffrire della sindrome di stendhal nel descrivere le bontà agroalimentari del proprio territorio!Se storture vi sono nel comparto della trasformazione agroalimentare è bene che vengano a galla per un duplice motivo:
    a) Garantire il consumatore della genuinità dei prodotti agroalimentari.
    b) Garantire agli agricoltori onesti nello spuntare dei buoni prezzi di mercato per le proprie produzioni, in modo da metterli in grado di competere sul mercato e di ottenere prezzi di vendita decorosi per la loro sopravvivenza!
    Sappiamo bene che a monte dei servizi da voi fatti sull’enogastronomia e la ristorazione di qualità esiste una materia prima che dovrebbe essere prodotta in Italia, ma così non è!
    Il comparto agricolo è in forte crisi, nonostante blasonati blogs e testate giornalistiche dichiarino che l’agroalimentare italiano sia un settore trainante e strategico!Forse il settore ALIMENTARE è trainante, non di certo il settore AGRO!
    Quale la differenza?Il settore alimentare si fregia di un marchio MEDE IN ITALY che letteralmente significa “prodotto in Italia”, ma con materia prima proveniente dall’estero a basso costo e non sempre di ottima qualità!
    Posso spaziare dal comparto cerearicolo, grano duro e tenero, importato da tutto il mondo, spesso OGM, fornito ai pastifici e panifici, il comparto olivicolo con oli tagliati provenienti dal nord Africa, il comparto vitivinicolo, il settore ortofrutticolo con prodotti importati dal nord Africa dopo gli accordi comunitari per il “corridoio verde”, il settore delle carni con bestiame proveniente dall’est Europa, ed infine il settore lattiero-caseario che utilizza latte proveniente dalla vicina Germania perchè rende molto di più, ma di scarsa qualità perchè pastorizzato più volte lungo il tragitto con perdita di proteine nobili!
    Come vede la concorrenza sleale verso il comparto agricolo è impressionante!Non possiamo lasciare il valore aggiunto solo nelle mani della industria di trasformazione e non distribuirlo lungo tutta la filiera, perderemmo le nostre tipicità AGRO-alimentari!
    Inoltre voglio rammendarvi, oltre al servizio di Santoro, di parte, che un vostro conterraneo, Roberto Savaiano, con il suo libro denuncia Gomorra, che ho avidamente letto, sottolinea come nel vostro territorio la Camorra, per decenni, collusa con le istituzioni, utilizzasse i vostri terreni agricoli come discariche di prodotti tossici provenienti da aziende di tutta Italia e mezza Europa!Infatti è stato minacciato di morte e vive costantemente sotto scorta, denigrato dalla sua stessa popolazione, perchè?Campanilismo!
    Riusciremo mai a fare delle sane autocritiche e ad uscire dall’omertà che ci contraddistingue?
    Se poi vogliamo fare solo operazioni di marketing senza avere la sostanza delle cose, materia prima di qualità, benvenga!Sarà solo operazione di make-up!Buongiorno e buon lavoro, con un occhio anche agli agricoltori!

  • Luigi Moccia

    (23 giugno 2013 - 19:17)

    Sinceramente a me il servizio ha fatto venir voglia di mozzarella. Non il contrario. Però di quella dei produttori critici verso il consorzio (rif l’intervista al caseificio Vannulo, e all’artigiano che è uscito dal consorzio ma vende a Eatitaly).

  • alfredo

    (23 giugno 2013 - 19:29)

    egr. sig pignataro,
    dimentica pero’ il fatto che il nuovo controllore non è altro che una società di propietà dell’aia, e mi sembra che Lucisano nella sua intervista cercava di far scorrere via la cosa …
    purtroppo è innegabile la presenza di una classe che opera per la distruzione di una ricchezza, ricordiamo anche che l’unico caseificio di paestum intervistato non fa parte del consorzio, viva vannulo

    • Luciano Pignataro

      (23 giugno 2013 - 21:05)

      Infatti, come mai non hanno intervistato Rivabianca, Barlotti, Libera, La Baronia, il Casolare, Bellopede e tante altre eccellenze conosciute in tutto il mondo che oggi ho di proposito messo in home? Qualsiasi reporter che non fosse stato teleguidato da piloti locali lo avrebbe fatto. Anche il signor Moccia, più che con Mandara sembra avercela con il Consorzio. Mi risulta che Mandara abbia fatto caus aal Consorzio, ma questo non è stato detto.
      Mi pare chiaro che questo servizio parte da uno scopo e si prefigge un risultato: cancellare il consorzio e fare una bella dop Mozzarella Italia, magari con qualche multinazionale

      • alfredo

        (24 giugno 2013 - 13:01)

        ed allora smettiamola di prestare il fianco a delle polemiche pilotate, cerchiamo davvero di fare sistema senza la presunzione di essere magari più bravi (o più furbi) degli altri, raccogliamo le idee, si faccia una selezione e magari si potrebbe anche pensare di partire con la mozzarella di paestum, ma cosa principale iniziassero i caseifici a retribuire in maniera equa gli allevatori.

  • Carmine

    (23 giugno 2013 - 19:38)

    Trovo alcuni post orribilmente neodipietristi,con un enfasi fuori luogo su anni e anni di primato morale da recuperare:Sig Moccia ma lei pensa davvero che chi vive e pensa queste latitudini non sia l’artefice del superamento di quelle sacche “grigie”?Lei riduce un mondo così complesso e articolato ad un articolo o servizio pessimo ,da persuasione occulta.L’autore fece “la pipì fuori il pitale”,sbagliando bersaglio e messaggio.Da giovane facevo “anticamorra militante” e durante una manifestazione tenuta presso una scuola(con Don Riboldi)uno zelante commissario di Polizia volle identificarmi, perchè denunciavo il nome dei “capozona” pubblicamente.Ecco l’autore ha prodotto il pezzo in questa scia.Il consorzio,e quello che è avvenuto dentro esso ,va difeso e tutelato,senza se e senza ma,non capirne la valenza,e la funzione, è dipietrismo puro

  • Stefano

    (23 giugno 2013 - 22:45)

    Possiamo dire cio’ che vogliamo ma :

    1) il latte congelato di bufale brasilane ed il caglio di provenienza straniera sono usati nelle mozzarelle DOP da 20 anni. Anche lo speck e la bresaola vengono dal Brasile all’80%, ma non sono denominati DOP. Anche l’olio d’oliva viene fatto con olive greche e turche, ma non sono DOP.Già solo questo vanifica ogni forma di difesa dal cosiddetto attacco dei media attaccando altri aspetti oscuri dell’agroalimentare italiano.

    2) Un grossista francese o tedesco puo’ comprare mozzarella di bufala DOP di qualità a 7,50 euro al Kg. Se si va sulla Galbani di bufala puo’ pagarla 5 euro. Com’é possibile questo conoscendo i prezzi del latte di bufala? Ma chi si vuole prendere in giro?

    3) Il consorzio della mozza di bufala campana é formato da bravi lavoratori onesti e da società senza scrupoli. Come si puo’ difendersi da questi ultimi se il consorzio stesso non fa distinguo?

    4) PErché cambiare la società di certificazione introducendone una di proprietà dell’associazione produttori?

    Smettiamo di fare gli ipocriti e cerchiamo soluzioni per identificare in maniera esatta la mozzarella fatta solo con il latte delle nostre vacche che abbiano pascolato nella zona DOP.
    Eliminiamo dal consorzio quelli che producono mozzarella con latte proveniente da fuori oppure dall’estero. Non é mica difficile.

    • Mauro

      (24 giugno 2013 - 16:50)

      1) Anche il Montasio, il prosciutto di Parma e l’Olio Extravergine di oliva, per dirne solo alcuni, sono dop eppure in diversi casi sono state documentate truffe effettuate proprio acquistando materia prima di provenienza estera.

      2) Stesso discorso per il prezzo: si vedono salumi dop e vini Docg a prezzi ridicoli!

    • Roberto Vanni

      (25 giugno 2013 - 06:34)

      Stefano, cosa dici? Non è difficile eliminare quei soggetti dal consorzio? E chi li muove poi i fili dei burattini?

  • gaspare

    (24 giugno 2013 - 00:17)

    che pena santoro. che pena. una carriera buttata. eppure era intelligente e televisivo. che pena.

  • Marco Contursi

    (24 giugno 2013 - 00:35)

    Domando:ma il consorzio non dice niente?credo sia il primo a dover prendere misure inerenti l attacco mediatico subito che pur avendo alcune premesse valide e innegabili ha chiaramente cercato di fornire una immagine brutta e solo parzialmente veritiera del mondo che ruota intorno alla mozzarella.Su Paestum ha toppato di brutto e fossi io il sindaco Voza gli farei a Santoro il culo a “cappello e prevet” :-) Per i consumatori peró urge far chiarezza tra un prodotto che non rispetta il disciplinare e uno che non rispetta le leggi sanitarie,poiché il primo non fa male,il secondo si.Sul fatto che molto latte sia di bufala che vaccino venga dall estero è cosa ovvia ma solo in parte conosciuta,come è ovvio ma a parer mio sbagliato,che siano rappresentati dallo stesso consorzio realtà artigianali come Ponte a Mare e colossi come Mandara:interessi,prodotto,impianti e necessità aziendali troppo diverse per stare sotto la stessa bandiera pur facendo un prodotto con lo stesso nome ma che in comune ha poco altro.Sempre in tema a me piace quella di Polito di Agropoli,solo latte Dell allevamento aziendale e un bel sapore davvero.

    • Luciano Pignataro

      (24 giugno 2013 - 07:58)

      Hai ragione, ma domani c’è la conferenza stampa del Consorzio a Roma convocata da qualche giorno

  • Giuseppe Di Martino

    (24 giugno 2013 - 00:51)

    Caro Luciano, sono d’accordo su tutta la linea, approssimazione e superficialità troppo becere per essere considerati ingenuità . Queste armi di distruzioni di opinioni di massa dovrebbero essere regolate, giammai censurate, credo un contraddittorio in studio con i vertici del Consorzio avrebbe aiutato a comprendere meglio. Lo ho già detto, ma il sottofondo de il Cammorista mi offende, mi dileggia, mi è insopportabile! chi vive ed opera sul territorio conosce gli sforzi immani che esso ci chiede in ogni ruolo in cui si è impegnati, le notti insonni i timori e i morti ammazzati per strada da quando sei un bambino ti segnano ti lasciano il nervo scoperto e non accetti un tale gratuito e superficiale uso del male che tutti insieme cerchiamo di estirpare. Non sopporto come hai ricordato l’uso criminale del mezzo di comunicazione come nel caso in cui si finge di non sapere che tutti i consorzi di tutela in Europa sono gestiti in maniera proporzionale alla produzione (come altrimenti?) o il caso in cui si fa il parallelo se sei nel consorzio sei cammorista e truffatore, se sei fuori sei un santo e un grande produttore. Sul latte congelato, io comprendo sia la parte che dice cosa facciamo del latte munto ed inutilizzato, sia chi dice che da consumatore vuole saperlo, non sono un tecnico del latte, ma non vedo le due posizioni inconciliabili, poi mi chiedo fosse stato previsto e regolamentato nel disciplinare presentato all’inizio di cosa staremmo parlando? . Concludo ti lancio una provocazione: costituiamoci insieme al consorzio della mo

  • Giuseppe Di Martino

    (24 giugno 2013 - 00:54)

    Ops manca un pezzo! Costituiamoci in massa e chiediamo i danni alla trasmissione, dovessimo vincere utilizziamo la somma per promozione del territorio, oppure una trasmissione riparatrice.

    • Luciano Pignataro

      (24 giugno 2013 - 08:17)

      Ci vorrebbe una bella class action dei consorzi del sud, dei sindaci e delle province colpite dalla diffamazione, dei rivenditori. Se ci pensi il messaggio che è passato è questo: in Campania, dalla frutta agli ortaggi alla mozzarella tutto è in quinato e, nella migliore delle ipotesi in mano alla camorra che a tempo perso costruisce discariche e case abusive.
      Ma davvero è questa la realtà? E voi che lavorate, promuovete pasta, pomodo, mozzarella, vino, olio chi siete? Ufo?
      Che vergogna!

  • Vincenzo

    (24 giugno 2013 - 08:42)

    Da un uomo del Sud non mi aspettavo questo servizio basato solo sulla denigrazione del Sud e di Napoli, parlando di Mozzarella ma fa’ vedere la monnezza, sistema corrotto e si parla di camorra, musica di sottofondo il camorrista, poi il soggetto del servizio e’ il latte e perche’ non menzionare quello cancerogeno in Friuli, arrestato il presidente della Cospalat,latte tossico pericoloso per la crescita dei bambini.Servizio Pubblico chiedo un approfondimento giornalistico,altrimenti che Servizio Pubblico è?.

  • aemilius

    (24 giugno 2013 - 09:03)

    1) Senza contraddittorio
    2) Di Paestum non sono degni neanche di pronunziare il nome
    3) Tutti questi mesi per montare ad arte il servizio….. con inquadrature per far apparire un disagio che non c’è o è causato da altro…….

    4) Mia moglie è stata intervistata in quanto è responsabile qualità di un noto caseificio. Dove è finita la sua intervista? E’ stato spiegato + volte lo stoccaggio ex lege del latte congelato. Eppure lo tagliano sempre……

    5) Inoltre quel pisciaiuolo salernitano di Santoro come può permettere questo fango da parte di un pugliese un po’ invidiosetto?
    6) Perchè questo servizio viene mandato in onda proprio a giugno quando la domanda sta per aumentare?
    7) Oltre ai sequestri perchè non si pubblicizzano anche i dissequestri?
    8) I NAC sono stati presenti nelle strutture che producono mozzarella DOP nel periodo clou della produzione del 2010 e nulla è risultato irregolare. Non parliamo solo delle inchieste e dei sequestri. Parliamo anche dei risultati finali.
    9) E’ bello fare i servizi tagliando, montando e pilotando. Al cittadino che ascolta sembreranno grandi scoop è verità. Fa bene Grillo che non va in tv, è tutto finto, anche quando mostrano la realtà.

  • cantini luca

    (24 giugno 2013 - 14:53)

    24 giugno 2013

    FACCIAMO SEGUITO ALLA VILE, FALSA E FUORVIANTE AGGRESSIONE DA PARTE DELLA TRASMISSIONE DEL SIG. SANTORO “SERVIZIO PUBBLICO” ANDATA IN ONDA SULLA 7 IL 20 GIUGNO ALLE 21.10 PER ESPRIMERE TUTTA LA NOSTRA AMAREZZA E IMPOTENZA DI FRONTE AD UN SERVIZIO COSI’ FALSO E BUGIARDO NEI FATTI E NEI CONTENUTI CHE NON CI RIGUARDANO MINIMAMENTE, UN SERVIZIO FUORVIANTE CON UNA REGIA ATTA AD ELIMINARE DAL MERCATO AZIENDE SERIE ATTENTE ALLA SANITA’ E ALLA QUALITA’ DEI PRODOTTI CHE SI SONO COSTRUITE IL MERCATO IN DECINE DI ANNI CON DILIGENZA E CON FATICA SEMPRE ATTENTE AL CONSUMATORE FINALE AI DIPENDENTI TUTTI E AI LORO POSTI DI LAVORO, ALLE FAMIGLIE E AI LORO IMPEGNI PRIVATI; AZIENDE PLURICERTIFICATE CON UNA TRACCIABILITA’ DI FILIERA IMPECCABILE, CONTINUAMENTE SOTTOPOSTE AI CONTROLLI SANITARI DEGLI ENTI ISTITUZIONALI (U.S.L. – MINISTERO DELL’AGRICOLTURA – N.A.S. – GUARDIA FORESTALE E AMBIENTE) QUOTIDIANAMENTE, COME PREVEDONO LE LEGGI IN MATERIA DEGLI ALIMENTI CHE IN ITALIA SONO LE PIU’ RIGIDE ED EFFICIENTI E GARANTISTE AL MONDO. SECONDO IL SERVIZIO DI SANTORO SEMBREREBBE CHE SIAMO COLLUSI CON LE ISTITUZIONI VISTO CHE MAI UN NOSTRO STABILIMENTO E’ STATO CHIUSO O AL CENTRO DI UN QUALSIASI TIPO DI SOFISTICAZIONE SOSTANZIALE O SANITARIA, TUTTI I NOSTRI DIRIGENTI E AMMINISTRATORI HANNO LA FEDINA PENALE PULITA, MAI UNA CONDANNA IN 25 ANNI DI DURO E SERIO LAVORO! PURTROPPO NON CAPIAMO A CHI O A CHE COSA O QUALE OBIETTIVO SI VOGLIA RAGGIUNGERE CON UNA TRASMISSIONE DEL GENERE O A CHI POSSA GIOVARE TUTTO CIO’, UNA COSA E’ CERTA: E’ TUTTO FALSO!!!! NOI NON ABBIAMO UNA TELEVISIONE A DISPOSIZIONE E NEANCHE LA POSSIBILITA’ DI AVERE A DISPOSIZIONE UNA TRASMISSIONE TELEVISIVA PER POTER DIMOSTRARE AL PUBBLICO DI SANTORO CHE ALMENO QUESTA VOLTA HA VERAMENTE MANDATO IN ONDA UN SERVIZIO DI FALSITA’ E DI BUGIE, SUBDOLO E MALIGNO CON UNA PERVERSIONE IDEOLOGICA DISTRUTTIVA SENZA ALCUN RISPETTO PER IL LAVORO ALTRUI E PER LE DECINE DI MIGLIAIA DI LAVORATORI DEL COMPARTO DI FILIERA DELLA MOZZARELLA DI BUFALA.
    FACCIAMO APPELLO ALLE ISTITUZIONI PERCHE’ FACCIANO CHIAREZZA SUL NOSTRO E IL LORO OPERATO E IL SERVIZIO “LA VERA BUFALA” MANDATO IN ONDA DA SANTORO SU LA 7, VOGLIAMO GIUSTIZIA, PAGHIAMO LE TASSE E VOGLIAMO GIUSTIZIA!!!!NELL’INTERESSE COMUNE DI TUTTI GLI ITALIANI CHE HANNO VISTO LA TRASMISSIONE…NE HANNO PIENO DIRITTO.
    VOGLIO INOLTRE AGGIUNGERE CHE IN POLONIA,LETTONIA,LITUANIA NON CI SONO LE BUFALE E NON CI SONO NENCHE NEL RESTO DELL’EUROPA IL LATTE DI BUFALA SI PRODUCE SOLO IN ITALIA!!!!! SENZA POI MAI DIMENTICARE CHE TUTTI I PRODOTTI CASEARI CHE ENTRANO DALL’UNIONE EUROPEA SONO TRACCIATI E L’UVAC UFFICIO VETERINARIO DI CONFINE E’ IN POSSESSO DEL TRAFFICO E DEI QUANTITATIVI DI TUTTE LE MERCI CHE TRANSITANO DAL RESTO DEL MONDO ALL’ITALIA…..E’ TUTTO TRACCIATO, MA NESSUNO PRIMA DI FARE IL SERVIZIO, TANTOMENO IL SIG. SANTORO, HA PENSATO DI INFORMARSI PRESSO GLI UFFICI ISTITUZIONALI ADDETTI AI LAVORI ALTRIMENTI NON AVREBBE POTUTO MANDARE IN ONDA UN SERVIZIO COSI’ MANIPOLATO E FALSO IN TUTTO E PER TUTTO

  • cantini luca

    (24 giugno 2013 - 15:06)

    DIMENTICAVO DI RINGRAZIARE LUCIANO PIGNATARO PER AVER ACCESO I RIFLETTORI SU QUESTO CASO E GLI CHIEDO DI NON ABBANDONARE LA CAUSA DELLA CAMPANIA E DELLA MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA A CUI SONO LEGATI I DESTINI DI DECINE DI MIGLIAIA DI LAVORATORI ONESTI CON LE LORO FAMIGLIE.
    GRAZIE MILLE

  • Andrea

    (24 giugno 2013 - 16:14)

    La soluzione del dilemma non c’è, il danno è stato procurato, sicuramente a lungo si sentirà in maniera devastante..Per poter difendere il territorio e fare voce grossa, è il buon Pignataro. L’unica arma che ha è, codesto blog; la penna e noi che lo seguiamo. Ai posteri l’ardua sentenza.

  • Antonio

    (25 giugno 2013 - 00:45)

    Dico sempre a mia madre: segui tg, inchieste e giornalisti vari, ma solo per sapere cosa non è vero! La tv dice bianco? ok non sará forse nero ma stai certa al 100% che bianco non è. La verità non la saprai mai ma almeno sai cosa è falso. Il giornalismo di inchiesta é solo propaganda strumentale all’appagamento di uno spettatore coprofago, quando (quasi mai) non ha secondi fini.

  • Roberto Vanni

    (25 giugno 2013 - 06:28)

    Caro Pignataro, sino ad oggi la seguivo con simpatia. Dopo questo pezzo un po’ meno, e non mi creda un seguace di Santoro e del santorismo forcaiolo. Mi intenda bene, perché oltre all’antipatica attitudine a sviluppare un racconto sapendo dall’inizio dove andrà a parare, il lavoro che lei così impavidamente osteggia porta al grande pubblico elementi di riflessione che non emergerebbero dal suo egregio lavoro né tantomeno dalla comunicazione istituzionale del consorzio. Gliene evidenzio alcuni, invero solo alcuni tra i più rilevanti:
    – Mandara vuole usare il latte congelato alla luce del sole; il futuro disciplinare ammetterà il latte congelato (una semplice coincidenza? non sarà forse che il consorzio obbedisce a i grandi produttori?)
    – le differenze tra produttori industriali e produttori artigianali (e artistici, me lo consenta, pensando a Vannulo, e non solo a Vannulo) sono abissali; ce lo fa capire uno chef che lei coisce bene, e sa a cosa mi riferisco
    – i produttori industriali strozzano gli allevatori: parli con qualche bufalaro che serve i grandi, se non altro per consentire loro di avere qualche piccola fattura di acquisto italica, e senta cosa le dicono sulle autocisteerne che arrivano da ogni dove
    – il consorzio sta con gli industriali, ovvero gli industriali hanno il consorzio in pugno: come si fa a parlare di eccellenza – mi ririsco alla Dop – se le eccellenze sono quelle che sa scegliersi Gennaro Esposito, a cui possiamo accostare altre eccellenze artigiane, quasi tutte ormai fuori dal consorzio?
    – ce ne sarebbero ancora di cose rilevanti di cui ringraziare la trasmissione ‘Servizio Pubblico’, ma concludo non a caso con una nota “extrasettore”: nei supermercati arrivano fragole e altri prodotti agricoli che non dovrebbero arrivare; questo la tv in genere non lo racconta. Santoro e Bianchi sì.
    Grazie Santoro. Grazie Stefano Maria Bianchi

    • Luciano Pignataro

      (25 giugno 2013 - 08:15)

      1- Che il futuro disciplinare usi latte congelato è una sua opinione, di fatto è in vigore l’attuale. Se c’è una proposta in questo senso non ci vedo nulla di male. Personalmente ritengo che l’uso dovrebbe essere ammesso ma specificato.
      Non ci sono panel test che raccontano cosa cambi dal punto di vista gustativo, e neanche test scientifici che provano un impoverimento del latte. Del resto, lei saprà benissimo che quando mangiamo pesce crudo è stato tutto abbattuto per legge.
      Infine, sostenere che chi vuole il latte congelato è un camorrista inquinatore è paradossale. E’ semplicemente la logica del grande che ha portato a vender ein Italia la maggior parte dei cibi con coloranti e conservanti per legge.
      2- L’esperienza di un settore maturo come il vino e la pasta insegna che con buone regole possono convivere grandi artigiani, grandi industriali, prodotti di lusso o prodotti da discount senza che nessuno accusi gli altri di essere delinquenti.
      3-Gli allevatori devono solo temere una cosa: che salti il consorzio dop, dopo di chè potranno portare le loro bufale al circo per farle vedere ai bambini.
      4-E’ assolutamente falso, questo è l’errore di fondo della trasmissione, che il Consorzio stia con i grandi. Certo, in una qualsiasi associazione ci sono esigenze diverse. Mi sembra che l’attuale dirigenza abbia mediato per cercare di tenere unito il settore. Facile dire vado via. Alla fine, mi creda, resteranno Mandara e Vannulo per citare i due opposti, cioé i marchi. E’ questo quello che si vuole?
      5-Che sui mercati arrivino cose che non dovrebbero arrivare non lo so. Mi fido dei controllifino a prova contraria. In ogni caso ho molta più paura degli ogm che entrano e non dovrebbero entrare in Italia che delle fragole di Caserta che sono buonissime. Parlare dell’ortofrutta campana mettendo insieme territori distanti oltre 150 chiloemtri significa fare terrorismo, come se parlassi dei carciofi romani partendo dalle immagini di Malagrotta
      6-Di questi temi se ne parla da sempre sul Mattino, sui giornali locali e ora in questo blog, schierati da sempre con l’artigianato di qualità. A Santoro e Bianchi non frega niente della mozzarella, come a Laudadio nulla della cucina moelcolare, quel che conta per questi show è lo share.
      7-La loro forza è dimostrata dal fatto che persone come lei ci credono. Ma del resto questo è un paese di grande sueprficialità, capace di esprimere in meno di un secolo leader Mussolini e Berlusconi.
      Grazie per la simpatia, spero continui a seguirmi

      • francesco guerisoli

        (25 giugno 2013 - 09:49)

        alcune repliche piccate mi ricordano immagini di cuffariana memoria televisiva.ma davvero non si vuol vedere e capire la differenza tra artigianalita’ e prodotto industriale?ma come fanno a coesistere realta’ simili in un consorzio che ammette disciplinari che favoriscono il mercato?se volete continuare a difendere i supermercati del gusto farinettiano fatelo pure.c’e’ posto per tutti,ci mancherebbe.ma nessun sepolcro imbiancato per favore.vale lo stesso per la carne proveniente dall’est e macellata e conservata in emilia,ovviamente.ma per favore provate a guardare la luna e non prendervela con il dito.il tengo famiglia non basta piu’

        • Roberto Vanni

          (25 giugno 2013 - 11:47)

          Caro Pignataro, tutto discutibilissimo tranne il darmi del superficiale, visto che per lavoro mi occupo di latte e formaggio, dalla bocca dell’animale alla cantina di stagionatura. Quando può passi un’oretta di tempo con Palmieri per farsi spiegare le varie differenze tra quei due mondi. Lui potrà dirle cose che Mandara non le direbbe. Anche perché in parte non le sa: lui sa come gira un certo mondo. Il mondo dei burattinai.
          Poi quando trova un’altra oretta di tempo chieda al professor Cozzi dell’UniPD cosa cambia in un latte se solo lo mischia ad altri latti di altri allevamenti, o se solo lo scarrrozza in una cisterna per ore, o se lo pastorizza. O, ancora più a monte se alle bufale dà fieno, foraggio o unifeed.
          Buono studio, e… mi stia bene! :)

        • Francesco

          (25 giugno 2013 - 15:21)

          Premesso che il servizio, a parer mio, è stato un atto di vero e proprio killeraggio mediatico chiedo al Sig. Guerisoli di trarre le logiche conclusioni dal suo ragionamento. Certo, la differenza tra un prodotto artigiaale ed uno industriiale esiste (ma non sempre l’industriale soccombe..) ma se si ragiona così bisogna avere il coraggio di dire che il sistema va ridimesnionato. con tutto quello che comporta in termini di visibilità proodtto, filiera, occupazione etc. Se vogliamo la mozzarella solo a km zero (bello slogan, ma dire che è una cazzata è un eufemismo, gli insilati usati per l’alimentazione animale sono a km zero? o lo sono forse gli incarti? o le stesse macchine per produrre? e i furgoncini per la distribuzione, li fanno tuttti a Mondragone o a Paestum?) benissimo, basti sapere cosa comporta, e lo stesso dicasi per la pasta (ricordate la polemica stupida sul frumneto Barilla?) o la bresaola o lo speck. Quanto alla MBC questa viene fatta solo con latte dop fresco, la mozzarella di latte di bufala può invece essere fatta anche con il latte congelato e chiaramente non si può fregiare del marchio dop, ma se non ci fosse mi dite dove si metterebbe l’eccedenza di latte invernale? lo beviamo? lo buttiamo? così, tanto per sapere…

          • francesco guerisoli

            (25 giugno 2013 - 17:20)

            la logica conclusione e’ che cosi’ si mandano a quel paese il valore di marchi.come nel vino grandi produttori escono da doc e docg perche’ solo per i consumatori piu’ superficiali e produttori attenti al listino prezzi ha ormai senso.la logica conclusione e’ che il consumatore(non solo di prodotti alimentari)italiano non ha sufficenti tutele informative.va ridimensionato cosa?chi si sforza di lavorare onestamente,con criterio e coscienza?esiste una ordinanza medica che impone di lavorare il latte in campania e vendercelo(tradotto:lo dice il dottore)?ripeto:se il fine e’ solo gestire in economia e profitto non lamentiamoci.dove la legge e’ gestita dal soldo anche i furbi ci sguazzano.ma in questi anni di crisi si e’ capito qualcosa?io ricordo la polemica sul Brunello( e ci sono voluti gli americani,cazzo,a farci presente quanto noi ciechi immaginavamo)e la conseguenza quale e’ stata?si potrebbe modificare il disciplinare per evitare simili errori in futuro.mi ripeto: il tengo famiglia non basta.si possono trovare slogan,kilometri,territorio,biostrati steineriani etc etc ma IL SISTEMA DEVE ESSERE RIPENSATO non so se ridimensionato,ma ripensato certo.sul frumento Barilla poi lascerei stare.http://www.youtube.com/watch?v=W04b1s5xuH4 come se il conte Dracula si eleggesse a presiedere la banca del sangue.il “non si butta via niente”mi sta bene,benissimo ma non farmelo pagare per prima scelta.sulle eccedenze e le quote latte se ne parla in friuli anche in questi giorni…cosi’ tanto per dire

        • Francesco

          (25 giugno 2013 - 17:34)

          Mah, sinceramente dal basso della mia ignoranza non ho capito la sua risposta ne tantomeno il link all’intervista di Barilla (personalemnte mangio pasta Garofalo, certo non sarà Cavalieri (che uso qualche volta) ma per me è ottima per l’uso quotidiano).
          Sulla tutela informativa mi sembra che per la MBC ci sia la dictura DOP, per l’altra no. E la legge sull’etichettatura non prevede l’indicazione della dicitura latte congelato, quando e se lo prevederà dovrà essere inserita. Poi si potrebbe discutere sul fatto che i conumatori conoscano o meno il significato di DOP IGP IGT etc e qui un po’ di informazione in più sicuramente non guasterebbe, ma non mi ha risposto sul che fare qui e ora del problema dell’eccedenza stagionale. In soldoni, chi lo paga questo latte? che ci facciamo? Riportiamo (tra l’altro, come, in che modo?) la MBC alla filiera allevamento>piccolo caseificio con vendita diretta e basta? Io non saprei come fare, se qualcuno mi illumina sarei ben lieto di ascolatre le soluzioni.

      • massimo

        (25 giugno 2013 - 21:28)

        @Signor Pignataro come esperto nel suo campo la stimo moltissimo ma al di là di esso lei dimostra un’ingenuità, non so se voluto o meno, che mi porta a sorridere, lei fa bene a difendere la mozzarella di bufala campana d.o.p. fa bene a dire che non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma fa male a negare certe realtà che sono visibili anche ad un cieco a questo punto viene da domandarsi se anche lei non si fazioso e tendenzioso nelle accese difese anche , talvolta, dell’indifendibile, e parecchio di quello che il servizio è realtà che ho potuto constatare con i miei occhi, parecchie cose sono vere, e non mi può dire che non è così, non è mica lei che si espone, non è certo lei che le ha buscate per aver parlato o visto troppo, non è mica lei che alle tre di notte ha seguito camion che in terreni coltivabili hanno scaricato materiali di risulta anche altamente nocivi. Nono è mica lei che è stato più volte contattato per entrare a fare parte del grande affare essendo sino a pochi anni fa la mia famiglia nel settore agroalimentare… io ho l’onere della prova, delle chiacchierate fatte con alcuni mastri casari che a mezza bocca ammettevano qualche illecito ecc … io so cosa c’è sotto le nostre strade che con le piogge poi defluisce nei terreni anche agricoli, io so perchè mi sono addentrato in quel mondo fino a che ho potuto

  • Moretti Vitto

    (25 giugno 2013 - 16:44)

    scusate l’intromissione ma , senza nessuna polemica, e da semplice consumatore del nord , mi potete certificare che la mozzarella campana dop di Mandara e ‘ assolutamente buona e fatta al 100% con latte di bufala certificato ?

    • paola riccio

      (26 giugno 2013 - 09:44)

      Da persone esterna al consorzio, da semplice consumatrice casertana, le dico che non so come sia fatta la mozzarella di Mandara. Le dico anche che una sola volta l’ho comprata perchè , all’epoca, era l’unica che si poteva acquistare all’interno dell’aeroporto di Capodichino, dopo aver superato i controlli, quindi l’unica trasportabile in cabina, per portare un omaggio ad amici milanesi, e che ho fatto una pessima figura. Forse la mozzarella era accettabile per standard settentrionali, ma assolutamne inaccettabile per i miei, e quindi non la comprerò mai più.

      • Moretti Vitto

        (27 giugno 2013 - 12:15)

        Grazie Paola.
        trovo la questione davvero imbarazzante per tutti i produttori di prodotti DOP .

        E, per quanto mi riguarda, spendere 16€ al kg per una MBC e scoprire che non e’ fatta con latte fresco o, addirittura, con latte in polvere e’ davvero assurdo …

  • Luca Mauri

    (25 giugno 2013 - 17:30)

    Ma perchè ogni volta che qualcuno parla dei problemi della Campania ci si indigna senza chiedersi se ciò di cui si parla corrisponde o meno al vero ?.
    Qualcuno può giurare che non ci sia un problema camorra collegato al tessuto industriale e produttivo campano, di cui la mozzarella (2° consorzio in Italia) rappresenta uno dei motori trainanti ?
    ll fatto che nel servizio non faccia riferimento a problemi di altri prodotti non c’entra niente questo non sminuisce il problema.
    Io mi rendo conto che parlare dei problemi della Campania fa più sensazione e che i gornalisti ci marciano e questo purtroppo si ripercuote sui produttori onesti.
    Ma se un problema esiste la colpa non è di chi lo racconta ma di chi è disonesto che inganna i consumatori e rovina il lavoro di chi invece resta onesto.
    E poi cosa vuol dire il discorso che i casalesi sono trafficanti di cocaina o mozzarellari ? Secondo lei i soldi sporchi come si puliscono ?
    Il discorso sulla mozzarella blu della Granarolo non c’entra niente … Granarolo non vanta nessuna denominazione d’origine.

    Se volete difendere il nostro prodotto per eccellenza l’unico sistema è dire esattamente come stanno le cose. Se il consorzio sapeva e non ha controllato (o ha preso mazzette) deve pagare e così tutti i produttori disonesti che hanno rovinato un prodotto e chi ha scelto l’onesta come filosofia di lavoro.

    • Luciano Pignataro

      (25 giugno 2013 - 22:09)

      Ho fatto il cronista di giudiziaria per quattro anni e ho avuto anche molti fastidi tra denunce, lettere anonime, qualche minaccia, molti insulti e cause di risarcimento danni avanzata e da politici e camorristi sotto inchiesta toccando la cifra record di 5 miliardi complessivi. Me la sono cavata sempre (tranne quando sono stati i magistrati coinvolti nella inchiesta Galasso del 1993 a chiedere soldi) perché a me piace parlare di cose concrete, altrimenti si può dire tutto è il contrario di tutto.
      Certo che i problemi non li creano i giornalisti, ma c’è modo e modo per raccontarli.
      Mettere insieme realtà distanti 150 chilometri, censurare chi ha detto cose diverse, parlare di abusivismo quando non c’entra nulla (mancava solo lo spaccio di droga) non è fare giornalismo, ma creare show, fare propaganda.
      Le pare normale fare un servizio sulla dop e non far parlare i vertici del Consorzio? Non dire che Libera e tutti i produttori dell’eccellenza ne fanno parte tranne due (Vannulo e La Fenice).
      Si è trattato di un attacco politico per far saltare il Consorzio.
      Chiediamoci a chi giova.
      Sicuramente alla grande industria che veicola i marchi e a chi vuole la dop Italia per tutti i prodotti dell’agroalimentare e che non può battere sullo scontrino mozzarella dop perché la sua ragione sociale non è nell’areale.

      Questo servizio è mirato a colpire proprio coloro che si battono per un prodotto di qualità, perché sono loro che danno fastidio, non Mandara e i big del settore che a mio giudizio hanno una visione industriale sbagliata del prodotto. Sbagliata, miope, ma legittima fino a prova contraria che non sono le denunce e le inchieste, ma le sentenzze, almeno quelle di primo grado.

      Sfugge ai più che la dop copre appena il 25% il mercato totale della mozzarella.

      Tutto questo è talmente chiaro che mi meraviglio ci sia qualcuno che non lo capisca ancora. O ci è o ci fa.

      • Roberto Vanni

        (26 giugno 2013 - 00:12)

        Un consorzio che anni fa aveva assai più del 25% del mercato della mozzarella, e molti erano proprio in zona dop. Chissà com’e che perde tanti pezzi per strada…
        Faccia un’altra cosa, Pignataro, oltre a informarsi su cosa sia l’unifeed e oltre a sentire Palmieri e Cozzi per quelle faccenduole: si faccia dire cosa è capitato ai caseifici che hanno osato uscire dal consorzio. Si faccia raccontare da Lucidano delle visite ispettive fatte dai suoi ispettori presso i negozi.
        E poi, se ne vuole sapere altre, un po’ alla volta la porto a capire quanto quel servizio avrebbe potuto essere più duro, molto più duro. Ipofertilità, migliorameno genetico, seme sessato, annutoli, latte tagliato con latte bovino, acido citrico… Oh, se ne volesse di spunti per capire che la MBC fatta dentro il consorzio oggi ha tagliato i ponti col passato, che non è più tradizione, che non è più legata al territorio (la gran parte dei mangimi viene da fuori, ed è globalizzata), che non è più identitaria, ce ne sarebbero a iosa.
        Mi stia bene, e si occupi più spesso di vino, ché seguendo i suoi molti consigli alcune volte mi è capitato di bere egregiamente.
        Buonanotte!

        • luciano pignataro

          (26 giugno 2013 - 07:13)

          Vanni a lei piacciono i processi alle streghe ecco perché è un sostenitore della trasmissione.
          Non so quale toroto abbia avuto dal Cosnorzio, ma così facendo sega il ramo su cui sta seduto. Poi non capisco: il Consorzio i controlli li fa o non li fa?
          Cmq: i dati della dop sono in crescita da circa 12 anni. Le pratiche che lei cita sono comuni purtroppo a gran parte del lattiero caseario, non riguardano la dop della mozzarella che è certificata su un procedimento preciso.
          Se lei sa cose diverse, faccia nomi e cognomi, almeno qui non dico in Procura.
          Magari firmandosi con il suo vero nome visto che è coinvolto in una battaglia precisa contro il consorzio. O ha bisogno di gente da fuori perfar valere le sue ragioni?

          • Roberto Vanni

            (26 giugno 2013 - 07:44)

            È lei Pignataro che fa caccia alle streghe: come funziona, vuol vedere la mia carta d’identità prima che io commenti? Se non erro il blog è il suo e lei ha stabilito le regole, quindi se le faccia andar bene (faccia pace con se stesso!).
            Il problema è un altro, nel nostro povero paese (con la p minuscola): a toccar materie in qualche misura tecniche, bisognerebbe prima acquisire i fondamenti, mentre lei mi risulta alquanto all’asciutto in materia zootecnica, lattiero-casearia e persino agronomica.
            Se lo faccia dire, infine: con affabulatori come lei, i lettori anziché accrescere la loro consapevolezza si trovano nella spirale del pressapochismo che non serve a nessuno, se non a pochi accentratori di potere (gli amici consortili di buoni budget, che sanno come fanno girar la giostra).
            Comunque non se la prenda più di tanto, anzi, grazie per essersi prestato al gioco e mi passi una Buona Giornata!
            Con simpatia :)

        • Luciano Pignataro

          (26 giugno 2013 - 07:48)

          Forse non è chiaro. Io già so chi è lei, ma sarebbe più etico che lei si manifesti con quello che sostiene visto il suo coinvolgimento personale contro il Consorzio. Non è un lettore che manifesta la sua opinione, ma un nemico della dop per precisi interessi personali.
          Finchè lo scambio è di opinioni, ok, ma siccome lei fa accuse gravi , sarebbe carino mostrare la faccia, altrimenti è anche lei uno che scioglie la cagliata di notte di nascosto.
          No?

          • Roberto Vanni

            (26 giugno 2013 - 08:37)

            Non vedo accuse gravi, non ho coinvolgimenti con alcuno e lei non può sapere chi sono io, perché se così fosse (cronisti ed ex cronisti di nera possono quasi tutto, ma quasi sempre borderline con la legge) sarebbe affare assai serio. Ripeto: con simpatia, la saluto :)

        • Francesco

          (26 giugno 2013 - 14:41)

          Non parlo delle bufale perchè non è il mio campo, ma x quanto ne so io i controlli a tappeto su presenza di latte estraneo o citrico li fa la GD (più o meno tutta). Piaccia o no li fanno e se ti pescano il giorno dopo sei fuori, è un rischio che ben pochi sono disposti a correre con leggerezza, e in questo caso soprattutto “i grandi”.
          unica nota sui mangimi, beh, se vogliamo dare mais e foraggi esclusivamente nostrani si può chiudere l’intero agroalimentare italiano, non solo la MBC. quindi basta essre chiari, se vogliamo andare in questa direzione mi piacerebbe sapere il come, il quando e le eventauli conseguenze. Altrrimenti si da fiato alla bocca (o alla tastiera in questo caso) ma si va poco lontani.
          saluti

  • Giuseppe

    (26 giugno 2013 - 00:38)

    Condivido pienamente Signor Pignataro.
    Se l’ente di certificazione della mozzarella di bufala, secondo il servizio, non controllava caseifici e allevatori, apriamo un inchiesta anche sul grana padano,aceto b. di modena,e gli altri 30/40 prodotti che , lo stesso ente controlla da sempre.
    Scopriremo tante novità!!!
    Per il resto, se i controlli non esistono, come è possibile che nello stesso servizio si parla di merce sequestrata di animali sequestrati di indagati, inchieste aperte ed arresti per frode.
    Troppo poco si parla , invece, del produttore onesto e di chi produce la vera DOP per rivendicare e difendere il proprio territorio combattendo con le tante difficoltà che,la terra della bufala dop, presenta ogni giorno.
    Inoltre volevo farle notare che tutto il servizio si riferisce solo ai primi 6 caseifici della lista del consorzio(mostrata nel servizio).E il resto?
    Cordiali saluti.

  • Stefano

    (26 giugno 2013 - 10:51)

    Non vi inquietate! Santoro & co. fanno giornalismo così . Si costruiscono una verità e la mandano in onda a prescindere dalla realtà ….

  • Carmine

    (26 giugno 2013 - 12:06)

    Riintervengo di nuovo su questa querelle che sta assumendo toni a tratti spiacevoli:un commentatore qualche giorno fa sembrava il socio di Di Pietro,oggi il sisg. R.Vanni sembra il prototipo perfetto del casaleggismo(essì la politica ispira).Insomma tra mezze parole dette a mezza bocca da mezzi casari,tra latti trasportati in modo equivoco fino a stressarsi,tra ispettori che non ispettificano per poi farlo a gogò il giorno dopo,e consorzi che forse bho dipende non lo si dice con chiarezza prendono mazzette e qualche romantico cammorista che ci vuole sempre,ed il consumatore ,questo si povero stupido che non capendo una mazza di cla di omega 6 di annuottoli(buonissimi cotti a fuoco vivo),sembrano la coperta di linus che ognuno tira a suo piacimento,lei egregio Signore non dice una mazza,è brutto ragionare nel solco del so ma non lo dico.Resta il fatto che Santoro ambisce alla direzione di “Cronaca vera” che il suo team sguazza nella melma che il suo share oramai è in picchiata e che l’unico ente che va sostenuto è il Consorzio.,che farebbe bene a questo punto a fargli “il culo a cappiello e preveto”.

  • Luca Mauri

    (26 giugno 2013 - 16:09)

    Al di là del servizio sensazionalistico che può essere eccessivamente lesivo per tutti i produttori (ribadisco solo quelli onesti perchè se un caseificio ha utilizzato anche solo un litro di latte congelato polacco si chiama FRODE), la domanda è una sola … le frodi tra i produttori di prodotti che devono sottostare ad un disciplinare ci sono o non ci sono ??????????? ora può essere giusto o sbagliato il servizio di Santoro … mettetela come volete ma la domanda è sempre la stessa … qualcuno ha commesso o no una frode ????? . Se si perchè non viene espulso dal consorzio ??????

    Io lo so che è un problema diffuso in tutti i consorzi (e non parliamo del vino dove la tracciabilità a volte la si fa sui registri )… ma nascondere la testa nella sabbia non serve a niente. Quando si parla della Campania purtroppo è così tutto viene amplificato , ma lo sappiamo che è così quindi di che ci meravigliamo ?.

    A mio avviso la linea che il consorzio deve seguire non è quella del “Santoro ha esagerato, vogliono distruggere la mozzarella, ecc ecc ma qualla del “Troveremo e cacceremo chi commette frodi” … così si difende il prodotto e la credibilità di chi deve tutelarlo …

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