Strione 2007 Falanghina Campania igt |voto 82/100

Letture: 49
Gerardo Vernazzaro ed Emanuela Russo, team nella vita e nel lavoro

Uva: falanghina
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Vista: 5/5. Naso: 24 /30. Palato: 24 /30. Non omologazione: 29/35

Strione, vino – sogno dal nome esoterico, scaturisce dalla determinazione e dalla passione di Gerardo Vernazzaro, l’acuto enologo  e titolare di quarta generazione di Cantine Astroni,  al lavoro sul vulcano di Napoli, ora parco naturale ad Agnano. Il nome, l’abbiamo sentito più volte nei precedenti assaggi dell’annata 2006, si presta a doppia interpretazione: la prima si rifà al luogo degli Astroni in dialetto, la seconda, più esoterica e misteriosa, vuole il nome legato alle leggende popolari che narravano dei riti magici ad opera di stregoni, “E Striun”, che si riunivano intorno al cratere. Gerardo Vernazzaro è sensibile, istintivo, ironico, passionale, e, allo stesso tempo, molto preciso e profondo: queste sono le caratteristiche che ritrovo nei suoi vini.


Veduta del cratere degli Astroni

Dalla Vigna Astroni, dislocata sulle pendici del Cratere Astroni, nasce “Strione”, un vino speciale, con rese per ettaro inferiore ai 70 quintali. La vigna si estende a ridosso del cratere omonimo, a confine con il muro di cinta borbonico settecentesco,fatto realizzare da Carlo di Borbone a difesa della sua riserva di caccia, oggi riserva naturale. Il vigneto si dispiega per circa due ettari, a 200 mt. s.l.m. con esposizione est – sud- est rispetto al cratere. La vigna, come spesso accade nei Campi Flegrei, è terrazzata, per lo più da viti di falanghina di circa 12 anni e a piede franco. Il terreno è di certa origine vulcanica con marcata presenza di potassio, anidride fosforica, ossido di calcio e carbonati. Ci sono voluti cinque anni di studi e sperimentazioni, insieme al Prof. Zironi dell’Università di Udine, ci raccontò Gerardo alla presentazione dell’annata 2006 in una fredda domenica di gennaio di tre anni fa, per raggiungere l’obiettivo. Lo Strione è una Falanghina particolare e pioniera: l’uva è vinificata come si fa per i vini rossi, con la presenza delle bucce nel mosto per tutta la durata della fermentazione alcolica. Siamo su terreni difficili, che tendono a risparmiarsi, ma, proprio per questo, in grado  di offrire straordinari risultati, se le piante sono allevate con costanza e amore. I risultati ottenuti, ci raccontava nel 2006 l’enologo e titolare di Cantine Astroni, possono essere valutati solo in termini di qualità, poiché la massa critica è davvero scarsa, considerando che si è lavorato con rese ben al di sotto del disciplinare che consente di arrivare a 120 q/ha. Naturalmente, l’obiettivo di questo tipo di  lavorazione, che tratta un bianco come un rosso, mira alla concentrazione degli aromi e delle sensazioni gustative. Il “sogno” sta proprio nel desiderio di dare vita ad una falanghina che, con un breve passaggio in legno e un anno di evoluzione in bottiglia, potesse finalmente demolire il tabù che il bianco dei Campi Flegrei dovesse vivere inevitabilmente solo per l’annata corrente. Pregiudizio, peraltro, già scalfito da un altro produttore della zona, Raffaele Moccia di Agnanum, vignaiolo in una delle ultime vigne rimaste entro il perimetro della città.

La descrizione organolettica dell’annata 2006 non si distacca poi molto da quella del 2007,  che ho assaggiato in questi giorni, ad oltre tre anni dalla vendemmia. Una delle differenze, ahimè, sta nella diversa denominazione (ottusità e rigidità dei disciplinari), infatti, a partire dall’annata 2007 Strione non è più DOC Campi Flegrei, bensì IGT Campania, perché in seduta di commissione per l’attribuzione della denominazione, il vino (per il suo colore oro e il corpo più strutturato) non presentava i parametri caratteristici (a proposito di non omologazione:) per la denominazione a DOC.

Tornando al profilo sensoriale, il colore è un intrigante giallo decisamente dorato, intenso e luminoso, senza nessun indizio di ossidazione. Il primo naso è intenso, esplosione di note di frutta gialla, toni agrumati, fusi con il passare del tempo, in note, erbacee, minerali con una curva ascendente verso toni di idrocarburi  stile oltralpe. Si tratta tuttavia di note più dolci, più profumate e al tempo stesso foriere di freschezza e sapidità derivanti direttamente dalle caratteristiche del terreno vulcanico. Acidità e sensazione di salinità se la giocano alla grande con la struttura del vino, conferita dalla lavorazione e ulteriormente cresciuta in questi anni di evoluzione in bottiglia. Il bicchiere invita a sorsi successivi rivelando complessità e persino sensazioni di morbidezza ( 13°alcool), perfettamente bilanciate con la freschezza che resetta il palato.

Strione è ben definito, “neat”, direbbero gli americani.  Nel 2007 le bottiglie prodotte sono state circa 5000, tutte numerate a mano. L’annata è stata abbastanza calda, la vendemmia, con precedente diradamento dei grappoli, per spingere ulteriormente su aromi e sapori, si è fatta il 16 ottobre, a San Gerardo. Il profilo gusto – olfattivo e la persistenza aromatica lasciano spazio ad una notevole varietà di abbinamenti gastronomici, non necessariamente marini: penso alla pizza di scarole natalizia, al bollito di carne mista con salsa verde o paté di olive del giorno di Natale, a pasta e zucca con un tocco di gorgonzola, o la genovese di tonno di Pasquale Torrente a Cetara. Sul lato marinaro: stocco con le olive o, baccalà alla siciliana con passi e pinoli, gamberoni, aragosta, pesci saporiti come la cernia, il coccio, il rombo, un bel dentice, o, l’introvabile pesce castagna da fare con le patate,


Pesce Castagna

possibilmente in un forno a legna, esattamente come una volta, a fine ‘800, la data in cui tutto questo cominciò, grazie al nonno materno di Gerardo, Don Giovanni Varchetta.


Don Giovanni Varchetta, nonno materno di Gerardo, qui comincio' l'avventura

Nel 1891 Vincenzo Varchetta, bisnonno di Gerardo, decise che era giunto il momento di trasformare quello che era un solo un piacere, l’arte di produrre vino, in una redditizia attività. Giovanni Varchetta, nonno materno di Gerardo, rientrato dalla guerra, trasforma questo progetto in realtà. “Don Giovanni”, conoscitore di ogni angolo vitato della Campania, trasferisce la sua passione ed esperienza ai figli e nipoti, che nel 1999, raccolgono il testimone, dando vita a Cantine Astroni, un progetto ricco di ideali per la valorizzazione del patrimonio ampelografico campano, mettendo in campo una filosofia enologica fortemente legata alle tradizioni, ma, allo stesso tempo esaltata dalle moderne tecniche di coltivazione e vinificazione. Passione e competenza di una squadra di giovani ben assortiti, legati da ideali condivisi e comune visione del mondo. Anche qui, come in terra di Pallagrello, è nata una nuova coppia di giovani appassionati vignaioli: Gerardo Vernazzaro e sua moglie Emanuela Russo, uno in vigna e in cantina, l’altra in giro per il mondo a dare gambe e voce ai nostri  vitigni dalla storia millenaria e ” ‘I Striuni”, vi assicuro, non c’entrano nulla.

Questa scheda è di Giulia Cannada Bartoli

Sede a Napoli, via Sartania 48. Tel. 081.5884182. www.cantineastroni.com Enologo: Gerardo Vernazzaro. Ettari: 7 di proprietà. Bottiglie prodotte: 300.000. Vitigni: piedirosso, aglianico, falanghina, fiano e greco







8 commenti

  • Angelo Di Costanzo

    (29 dicembre 2010 - 13:17)

    Appena offerta ad un amico, la sua reazione non mi è parsa male… ;-)

  • Lello Tornatore

    (29 dicembre 2010 - 14:59)

    Giuliaaaaa, ma quale pesce castagna!!! Quella è la mia pezzogna… ;-)))))))))))))))))))))))))))))

  • giulia

    (29 dicembre 2010 - 20:47)

    Lellu’ ha detto Claudio … nun fa o’ scemo, la tua è una pezzogna in carrozza ah ah !:)

  • Miguelito Luparis de Vina de Pica

    (30 dicembre 2010 - 05:12)

    Un bel articolo, che spiega bene il vino e l’uomo dietro di esso. Fuggitivo vai!

  • giulia

    (30 dicembre 2010 - 14:33)

    gracias miguelito, chiunque tu sia…..

  • Giulio Cantatore

    (30 dicembre 2010 - 14:51)

    Strione 07,secondo mio modesto parere ,un bianco che assaggiato ad occhi chiusi alla temperatura di 14 gradi ,potresti scambiarlo per un vino rosso,provate con un Cacc’e mitte de la Marchesa.
    Con le carni bianche invece ,abbinatelo ad un cotoletta alla milanese,quella fatta come si deve,io ho ancora indelebile quella assaggiata almeno una decina d’anni fà alla trattoria Smeraldo a Dumenza,alto varesotto.

  • Salvatore LANDOLFO

    (31 dicembre 2010 - 09:15)

    IGT o DOC è proprio un gran bel vino………

  • parco metropolitano

    (31 dicembre 2010 - 15:39)

    per il mitico Gerardo: Il lavoro paga! continua così. ci vediamo per litigare sulla potatura…. ciao

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