
Taurasi 1999
Insomma, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Si sapeva, perchè si diceva, delle infinite possibilità di invecchiamento dell’Aglianico e, in particolare, del Taurasi, ma in realtà oltre il 1990 non esistono altre bottiglie in circolazione se non quelle di Mastroberardino. Del resto, a quella data, erano appena dieci le aziende irpine impegnate nell’imbottigliamento e solo Struzziero, oltre la storica azienda di Atripalda, produceva anche Taurasi. Dopo la rivoluzione iniziata negli anni ‘90, durante la quale il numero delle cantine ha superato quota 150, finalmente cominciamo a disporre di archivio, sia pure non sistematico e neppure lontanamente commerciale. Ma almeno qualcosa si inizia a bere con maggiore ponderazione anche grazie alla crescita di una nuova generazione di degustatori abituata al confronto con gli altri territori. Per questo abbiamo organizzato in amicizia la serata di Vinicola Taurasi-Gmg con il titolare Emilio Di Placido in collaborazione con Mauro Erro, patròn dell’enoteca DivinoInVigna, sempre alla ricerca di bottiglie fuori dalle piste più conosciute e capace di soddisfare la domanda di una nicchia più acculturata o comunque dal gusto più definito dall’esperienza. è stata una cavalcata negli anni molto piacevole fatta insieme a tanti amici nel bel locale Vino&Caffé di Taurasi: 2001, 2000, 1999, 1998, 1996 e 1995 con un passaggio dalla barrique al legno grande, portati maieuticamente per mano da Giovanni Ascione di Bibenda. Il vero segreto di Emilio è l’essere la rappresentazione plastica dell’ancestrale percezione del tempo irpina dove l’orologio è un ninnolo, non il dittatore della giornata. Il 2002? Non è pronto risponde il nostro amico: non male come chiosa al termine dell’Anteprima Taurasi 2005. Già, non è ancora pronto perché i sistemi tradizionali sono dei maratoneti, il bicchiere non è popputo e, peggio, sfrontato, come succede quando si opera molta concentrazione in cantina, ma è la frutta a percorrere il tragitto stabilito dal suo dna e dall’annata. Questa differente impostazione regala l’articolazione tra i millesimi e presenta meglio la fotografia della vita del territorio dentro il bicchiere. Non a caso, nonostante le grandi annate 2001 e 2000 attualmente in commercio, tutti i presenti hanno rivolto il loro pensiero quaresimale alla magnifica 1999, cioé all’ultimo grande millesimo vissuto dal vino in Campania e in Italia in cui l’eleganza si fonde alla potenza. Di cui per fortuna c’è disponibilità e che adesso Emilio farà bene a farsi pagare a caro prezzo perché il piacere profondo dell’animo non conosce il significato del termine «risparmio».



















